Google potrebbe ricevere dall’UE la multa più alta di sempre. Ecco perché

P. F.

28 Maggio 2026 - 09:21

L’UE si prepara a multare Google con centinaia di milioni di euro per violazione del Digital Markets Act: sarebbe la sanzione più alta mai applicata dal nuovo regolamento. I dettagli dell’accusa.

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L’Unione europea si prepara a infliggere ad Alphabet, società madre di Google, una sanzione che potrebbe raggiungere diverse centinaia di milioni di euro. Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Handelsblatt, citando fonti vicine alla Commissione, la decisione sarebbe ormai in fase conclusiva e l’annuncio ufficiale è atteso prima della pausa estiva.

Se confermata, si tratterebbe della più alta penale mai comminata dall’UE per una violazione del Digital Markets Act (DMA), il regolamento entrato in vigore per limitare lo strapotere delle grandi aziende tecnologiche sul mercato digitale europeo.

Perché l’UE vuole multare Google

L’indagine, avviata ufficialmente nel marzo 2025, riguarda il sospetto che Google favorisca i propri servizi nei risultati di ricerca, penalizzando i concorrenti che operano sulla stessa piattaforma. La Commissione europea vuole assicurarsi che il motore di ricerca più utilizzato al mondo rispetti la normativa locale e operi in condizioni di parità rispetto agli altri operatori del settore.

La cifra esatta della sanzione non è ancora stata resa nota, ma le indiscrezioni parlano di un importo elevato nell’ordine di diverse centinaia di milioni di euro. La decisione finale arriverebbe dopo mesi di confronto tra il colosso di Mountain View e Bruxelles. La Commissione europea ha già concesso a Google tempi supplementari per presentare proposte adeguate a rispondere alle criticità sollevate dall’esecutivo europeo: lo scorso maggio, infatti, l’UE aveva accordato alla società un’ulteriore proroga, dopo che la precedente proposta era stata giudicata insufficiente.

La posizione della Commissione: priorità alla conformità

Thomas Regnier, portavoce della Commissione, ha chiarito che l’obiettivo principale dell’autorità europea non è la sanzione in sé, quanto piuttosto l’effettiva conformità di Google alle regole del DMA. In una dichiarazione ufficiale, Regnier ha sottolineato l’intenzione di Bruxelles di trovare soluzioni condivise con l’azienda, pur senza esitare ad applicare la sanzione prevista qualora il dialogo non producesse risultati concreti: “Anche durante i negoziati sulle soluzioni future, non esiteremo a passare alle fasi successive il prima possibile”, ha affermato il portavoce.

Il tempo a disposizione del colosso di Mountain View per adeguarsi, dunque, starebbe per scadere. L’approccio dell’esecutivo europeo resta fermo: la priorità è ottenere il rispetto delle regole, mentre la multa rimane sul tavolo come strumento di pressione.

La reazione di Google: “Esperienza peggiorata per gli utenti europei”

Da parte sua, Google ha espresso forti perplessità sull’impatto che la regolamentazione europea sta avendo sul proprio prodotto di ricerca. La società ha più volte ribadito la volontà di chiudere rapidamente il contenzioso, ma ha anche denunciato pubblicamente le conseguenze negative delle modifiche imposte dal DMA. Un portavoce di Google ha così commentato la situazione:

“Le modifiche che abbiamo già apportato alla Ricerca in base al DMA rappresentano il più grande downgrade nella storia del prodotto, creando un’esperienza di seconda categoria per gli europei a beneficio di pochi soggetti interessati che si lamentano per il proprio tornaconto”.

L’azienda californiana sostiene quindi che le richieste della Commissione europea finiscano per danneggiare gli utenti finali europei rispetto a quanto disponibile in altre aree geografiche.

I precedenti: miliardi di euro in sanzioni

Non sarebbe la prima sanzione di peso inflitta dall’UE alla società guidata da Sundar Pichai. Nel 2017 Bruxelles aveva già multato Google per 2,7 miliardi di euro per aver favorito illecitamente il proprio servizio di comparazione prezzi nei risultati di ricerca. Nel più recente capitolo della vicenda, una multa da 3,5 miliardi di euro ha colpito la società per la posizione dominante nel mercato dell’“ad tech”, il sistema di tecnologie pubblicitarie online.

La nuova sanzione, tuttavia, segnerebbe una svolta: si tratterebbe della prima penale di rilievo applicata sulla base del Digital Markets Act, regolamento concepito per intervenire in modo preventivo sui comportamenti anticoncorrenziali delle grandi piattaforme digitali, individuati come controllori d’accesso del mercato europeo.

Cosa prevede il Digital Markets Act

Il Digital Markets Act è entrato pienamente in applicazione con l’obiettivo di garantire mercati digitali equi e contendibili all’interno dell’UE. La normativa impone una serie di obblighi alle grandi piattaforme tecnologiche, tra cui il divieto di autopreferenza, ovvero la pratica di posizionare i propri servizi in modo privilegiato rispetto a quelli dei concorrenti all’interno della stessa piattaforma.

Le sanzioni previste dal DMA possono arrivare fino al 10% del fatturato globale annuo dell’azienda, percentuale che può salire al 20% in caso di violazioni ripetute. Considerando le dimensioni di Alphabet, la cifra di diverse centinaia di milioni di euro ipotizzata dalle fonti tedesche resta dunque molto al di sotto del tetto massimo teorico, ma rappresenterebbe comunque un segnale forte sulla determinazione di Bruxelles ad applicare il nuovo quadro normativo. L’annuncio ufficiale, atteso entro l’estate, potrebbe segnare un punto di svolta nei rapporti tra l’Unione europea e le Big Tech statunitensi, con possibili ripercussioni anche su altre aziende del settore già sotto osservazione da parte della Commissione.