Goldman Sachs prevede un crollo del 20% dei mercati. Ecco dove gli ultra ricchi hanno già spostato i soldi

Claudia Cervi

17 Maggio 2026 - 07:54

Gli ultra ricchi si preparano al prossimo crollo? Ecco dove stanno mettendo i soldi.

Goldman Sachs prevede un crollo del 20% dei mercati. Ecco dove gli ultra ricchi hanno già spostato i soldi

Chi negli ultimi 10 anni ha investito 10.000 euro sull’S&P 500 oggi avrebbe un capitale quasi quadruplicato. Wall Street ha corso molto più di obbligazioni, immobili e perfino dell’oro, trainato soprattutto da big tech e intelligenza artificiale. Ogni correzione è stata riassorbita rapidamente e milioni di investitori si sono convinti che bastasse comprare ETF americani per continuare a guadagnare.

Non tutti però la pensano così. Anzi, spesso è proprio quando i mercati sembrano invincibili che i grandi patrimoni iniziano a proteggersi. Per questo pesano ancora di più le parole di David Solomon, CEO di Goldman Sachs, secondo cui nei prossimi 12-24 mesi potrebbe arrivare una correzione del 10-20% dei mercati azionari. Anche perché il CAPE Ratio di Shiller ha ormai superato quota 40 volte gli utili, raggiungendo livelli che non si vedevano dai tempi della bolla dot-com del 1999.

Dove gli ultra ricchi hanno già spostato i soldi

Negli ultimi anni gran parte della crescita dei mercati è dipesa da poche società tecnologiche americane. Nvidia, Microsoft, Amazon, Meta e le altre Big Tech hanno trascinato gli indici verso valutazioni sempre più elevate.

Il problema è che oggi Wall Street dipende sempre di più da poche società. Anche un piccolo rallentamento della crescita AI, un aumento dei tassi o una delusione sugli utili potrebbe rendere il mercato estremamente volatile e scatenare un sell-off.

Per proteggere i grandi capitali, hedge fund e family office stanno quindi aumentando l’esposizione verso asset meno correlati all’S&P 500.

Uno di questi è l’oro. Negli ultimi 10 anni le banche centrali hanno continuato ad accumulare metallo prezioso nel tentativo di ridurre la dipendenza dal dollaro e proteggersi dall’instabilità geopolitica. E il suo valore è cresciuto di oltre il 300%, sebbene non produca dividendi. Da sempre piace anche ai piccoli investitori per la sua capacità di reggere meglio durante le fasi di forte stress finanziario.

Un’alternativa che si è fatta spazio negli ultimi anni è Bitcoin. Fino a pochi anni fa veniva considerato soprattutto un asset speculativo. Oggi invece molti investitori iniziano a trattarlo come una sorta di “oro digitale”, soprattutto dopo l’arrivo degli ETF spot negli Stati Uniti che attirano capitali istituzionali. Dal 2015 a oggi la criptovaluta ha registrato una crescita superiore al 10.000%, diventando uno degli asset più performanti della storia recente, pur restando estremamente volatile.

Ma c’è soprattutto un altro mercato che negli ultimi anni è tornato sotto i riflettori dei family office: l’arte contemporanea.

Il mercato dell’arte non riguarda più solo i miliardari

Per decenni investire in arte è stato un privilegio riservato ai super ricchi. Secondo diverse analisi, tra il 1995 e il 2025 il mercato dell’arte contemporanea avrebbe registrato performance superiori all’S&P 500, mantenendo allo stesso tempo una correlazione molto bassa con i mercati finanziari tradizionali.

Collezionare opere d’arte permette di avere una parte del capitale investita in asset che non dipendono dalle trimestrali delle Big Tech o dalle decisioni della Fed.

È un mercato che muove cifre enormi. Nel 2025 un Basquiat è stato venduto per oltre 23 milioni di dollari, mentre la celebre banana di Maurizio Cattelan attaccata al muro con il nastro adesivo ha superato i 6,2 milioni.

Ora però in questo mercato stanno entrando anche altri capitali.

Secondo il Contemporary Art Market Report 2025 di Artprice, le opere vendute sotto i 5.000 dollari sono cresciute del 49,5% rispetto al periodo post-Covid. Quelle sotto i 1.000 dollari addirittura del 71%. Christie’s ha dichiarato che oltre l’80% delle offerte nel 2024 è passato dalle piattaforme online e che circa un terzo dei compratori appartiene ormai alle generazioni Y e Z.

Questo non significa che comprare arte sia semplice o privo di rischi. Resta un mercato poco liquido, difficile da valutare e altamente speculativo. Però si muove con logiche molto diverse rispetto ai mercati finanziari tradizionali e proprio questa minore correlazione attira capitali nei momenti di maggiore incertezza.

Poco importa se domani arriverà davvero il crollo del 20%. Questi dati mostrano come alcuni investitori stiano già cercando asset che possano reggere meglio quando il mercato smetterà di salire così facilmente.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.