Negli ultimi anni, il mercato azionario statunitense ha vissuto un periodo di straordinaria crescita, spinto in gran parte dalle performance eccezionali di alcune aziende, in particolare nel settore tecnologico.
Tuttavia, David Kostin, strategist delle azioni USA di Goldman Sachs, mette in guardia sui potenziali pericoli di questa concentrazione di mercato, tracciando paralleli preoccupanti con la bolla delle dot-com degli anni ’90.
In un contesto di valutazioni elevate e aspettative di crescita che potrebbero rivelarsi irrealistiche, Kostin avverte che l’attuale situazione potrebbe portare a un decennio di rendimenti deludenti per l’indice S&P 500.
Con oltre 35 anni di esperienza a Wall Street, Kostin ha vissuto vari cicli economici e ritiene che l’attuale concentrazione di mercato possa portare a un decennio di rendimenti deludenti, simile a quanto avvenuto dopo il 2000.
Uno dei punti chiave della sua analisi è che la concentrazione del mercato è ai massimi storici. Attualmente, le dieci aziende più grandi dell’S&P 500 rappresentano il 36% dell’intero indice in termini di capitalizzazione di mercato. Questa concentrazione estrema, secondo Kostin, non si vedeva da oltre 100 anni e ha implicazioni significative per la diversificazione dei rischi e la volatilità del mercato.
In un mercato così concentrato, i rischi diventano meno diversificati, il che può aumentare la volatilità e rendere più difficile per le aziende più grandi mantenere le loro valutazioni premium.
Un altro aspetto cruciale è il divario di valutazione tra le principali aziende e il resto dell’indice. Le dieci aziende leader dell’S&P 500 hanno un rapporto prezzo/utili (P/E) mediano di 31, mentre le altre 490 aziende hanno un P/E mediano di solo 19. Questo significa che, mentre le prime aziende sono valutate a livelli estremamente alti, il resto del mercato offre rendimenti potenzialmente più interessanti per gli investitori.
Kostin ha aggiunto che le valutazioni delle aziende più grandi presentano una «premio di rischio negativo» rispetto ai titoli di Stato a 10 anni, un fenomeno che non si vedeva da due decenni. Con un rendimento nominale del Treasury a 10 anni pari al 4,28%, le prime dieci aziende, con un rendimento del 3,22%, mostrano un potenziale di ritorno inferiore rispetto a investimenti più sicuri.
Kostin prevede che l’S&P 500 genererà un rendimento totale nominale annualizzato del 3% fino al 2034, ben al di sotto della media storica dell’11%. La probabilità che l’S&P 500 non riesca a superare i rendimenti dei titoli di Stato è del 72%, mentre c’è una probabilità del 33% che non riesca nemmeno a superare l’inflazione. Questa previsione è basata sull’analisi della crescita attesa delle entrate delle aziende leader, fissata al 20%, e sul rischio che queste aziende non riescano a raggiungere tali aspettative.
Kostin cita esempi come Intel, Microsoft e Cisco, che avevano visto un’impennata delle valutazioni durante la bolla dot-com, ma che poi hanno subito forti compressioni delle valutazioni quando non sono riuscite a soddisfare le aspettative degli investitori.
Nonostante le sue previsioni prudenti per l’S&P 500 nel complesso, Kostin rimane ottimista riguardo ad alcune opportunità nel mercato. In particolare, prevede che l’indice S&P 500 equal-weighted e le azioni a media capitalizzazione trarranno vantaggio da un mercato più ampio e diversificato. Queste azioni, a suo avviso, sono valutate in modo più ragionevole e storicamente si sono comportate bene in un contesto di riduzione dei tassi d’interesse.