Geopolitica e investimenti: il legame c’è e sta assumendo un ruolo sempre più cruciale anche nell’orientamento delle scelte finanziarie.
Sottovalutare il fattore geopolitico nel momento in cui si decide come comporre il proprio portafoglio di opportunità è un errore grave, che può costare perdite e analisi sbagliate su possibili profitti.
È il mondo che sta velocemente cambiando e plasmando nuovi/vecchi legami e avversità che sta dettando questa imprescindibile regola per chi ama investire. Lo ha ricordato in una interessante analisi sul Financial Times Saker Nusseibeh, amministratore delegato di Federated Hermes Limited esperta in investimenti.
Se gli investitori sanno gestire i rischi geopolitici odierni si troveranno nella posizione migliore per generare rendimenti stabili a lungo termine: questo il consiglio dell’esperto. Che, però, ha lanciato un allarme: i trader di oggi stanno sottovalutando e non capiscono fino in fondo la geopolitica: perché e cosa fare per avere un portafoglio vincente.
Perché la geopolitica è un fattore chiave per investire
“C’è stato un tempo in cui gli investitori capivano che la geopolitica aveva un impatto reale sulla volatilità finanziaria e sulle economie. Durante la guerra fredda, le tensioni internazionali si sono sviluppate attraverso una miscela di guerre per procura e diplomazia ad alto rischio”: così Saker Nusseibeh ha lanciato un tema per lui molto caldo e attuale per chi vuole lanciarsi negli investimenti.
La guerra in Ucraina e l’escalation di tensione che sta esplodendo tra Cina e Usa sta plasmando un nuovo mondo, nel quale tutto, dalle relazioni diplomatiche agli accordi commerciali e alle alleanze di sicurezza fino - soprattutto - alle intese per la forniture di materie prime passa attraverso calcoli geopolitici.
L’Occidente con Usa ed Europa cercano nuovi partner per opporsi a Russia e Cina, mentre l’Asia e l’Africa sono in bilico tra i due mondi in uno scenario da guerra fredda, ma molto più frammentato e incerto.
In questo contesto devono necessariamente re-inserirsi le valutazioni geopolitiche degli investitori. Nella seconda metà del 1900, con la guerra fredda Usa-URSS, il muro di Berlino, le guerre israelo-palestinesi, il conflitto in Vietnam, la crisi di Cuba la geopolitica era ovunque, almeno fino alla dissoluzione dell’Urss, quando il politologo Francis Fukuyama dichiarò la “fine della storia”.
Da lì emerse l’illusione che la globalizzazione potesse prendere il sopravvento, costruendo una società nuova in cui conflitti e schieramenti geografici e politici avversi fossero superati.
Secondo Nusseibeh ci sono stati 3 motivi per i quali gli investitori hanno deciso di mettere in secondo piano la valutazione geopolitica nelle loro valutazioni di trading.
In primo luogo, l’euforia che seguì al crollo dell’Unione Sovietica convinse erroneamente molti che eravamo entrati in un’era di politica democratica in tutto il mondo. Molti pensavano anche che le potenze occidentali detenessero la maggior potenza militare, come dimostrato dalla guerra in Iraq all’inizio di questo secolo.
In secondo luogo, c’era la falsa convinzione che un’economia globale connessa fosse un fenomeno nuovo, quando, in realtà, il commercio internazionale risale a tempi antichissimi.
In terzo luogo, è cresciuta l’idea che questa interconnessione avrebbe portato alla fine del conflitto tra le nazioni e che le difficoltà geopolitiche non avrebbero più avuto un impatto sul panorama economico.
Oggi tutto è smentito dagli eventi, come sottolineato dall’esperto. Una guerra è in corso in Europa e la Cina è il nemico da abbattere per la potenza Usa, tanto da innescare un conflitto commerciale. Minerali critici, chip, innovazione tecnologica e militare sono le armi utilizzate a colpi di dazi e restrizioni, tanto da riformulare tutte le strategie di alleanze delle potenze e dei mercati emergenti.
Con la Russia messa al bando dall’Occidente soprattutto nelle forniture energetiche e la transizione energetica che obbliga a ripensare il mercato delle materie prime, la geopolitica domina tutto. E infatti il petrolio di Mosca va a Pechino e a Nuova Dehli.
Come spiegato nell’analisi, la recente mossa della Cina di limitare le esportazioni di due metalli chiave utilizzati per la produzione di chip, gallio e germanio, a causa della disputa commerciale con gli Stati Uniti, “ci ricorda che l’economia è un’estensione della politica con altri mezzi. Questo non vuol dire che non ci siano opportunità per investire e beneficiare dell’emergere di un nuovo panorama economico. Ma gli investitori hanno bisogno di un insieme specifico di competenze per farlo.”
In sintesi: coloro che non tengono conto di tali rischi potrebbero non semplicemente sperimentare una temporanea volatilità, ma potrebbero effettivamente perdere tutti i soldi dei loro clienti, come hanno imparato a loro spese coloro che hanno investito in attività russe, in seguito alla decisione del presidente Vladimir Putin di invadere l’Ucraina.
La sfida per i gestori di fondi oggi è avere un istinto per il rischio geopolitico quando, nella maggior parte dei casi, non l’hanno effettivamente sperimentato, allerta Nusseibeh.
Cosa devono fare gli investitori oggi
Sono diversi i suggerimenti a chi gestisce fondi e agli investitori di oggi in generale che lo stratega ha offerto.
Innanzitutto, le società di asset management devono assicurarsi di avere le competenze necessarie per il mondo di oggi. L’industria dovrebbe considerare da dove recluta le risorse, ad esempio, per dotarsi delle giuste prospettive e competenze. I laureati in scienze politiche e storiche sono importanti e rilevanti oggi quanto quelli che hanno studiato finanza ed economia.
Naturalmente, i fattori da considerare sono diversi: dalla politica monetaria ai rischi economici e naturali, ma sempre in combinazione con gli effetti della geopolitica. Molti di questi elementi sono interconnessi, come la possibilità di migrazioni di massa causate dai capricci ideologici dei singoli stati o dal cambiamento climatico.
In qualità di investitore, “prestare attenzione a questi rischi geopolitici potrebbe essere la differenza cruciale tra garantire i propri rendimenti o finire con il non avere più niente”, ha concluso l’esperto.