Busta paga, cambiano le regole per le auto aziendali. Più tasse da pagare dopo il quinto anno, lavoratori svantaggiati.
Brutte notizie per i lavoratori che utilizzano da diversi anni la stessa auto aziendale.
Con il decreto Omnibus 2026, che ha ottenuto il via libera della Ragioneria generale dello Stato e si prepara ora all’esame parlamentare, la tassazione dei veicoli concessi come fringe benefit potrebbe aumentare, con effetti diretti - ma negativi - sul netto in busta paga.
La novità riguarda in particolare le auto che hanno superato il quinto anno dalla prima immatricolazione. In questi casi, infatti, il valore imponibile del fringe benefit verrebbe maggiorato del 50%, facendo crescere le tasse e i contributi dovuti dal lavoratore.
La stretta potrebbe comunque essere evitata qualora l’azienda decidesse di sostituire il veicolo con uno più recente: d’altronde, l’obiettivo della misura è proprio quello di incentivare il rinnovo delle flotte aziendali riducendo l’utilizzo delle auto più datate, indipendentemente dal tipo di alimentazione.
Fringe benefit auto aziendali, come cambia la tassazione
Ma nel dettaglio, come cambia e per quali veicoli la tassazione delle auto aziendali con l’entrata in vigore del nuovo decreto Omnibus, al netto ovviamente delle possibili modifiche al testo durante l’iter parlamentare?
La novità riguarda i veicoli concessi al lavoratore in uso promiscuo, quindi utilizzati sia per esigenze lavorative come pure nel tempo libero, per i quali valore del fringe benefit continuerà a essere calcolato su una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri annui, prendendo come riferimento il costo chilometrico indicato nelle tabelle Aci.
Su questo importo si applica una percentuale pari al 50% per le auto a benzina, diesel e per le altre vetture non agevolate, mentre scende al 20% per le ibride plug-in e al 10% per i veicoli esclusivamente elettrici. Dal valore così determinato vengono poi sottratte le eventuali somme trattenute al dipendente per l’utilizzo dell’auto.
Il decreto introduce però una penalizzazione legata all’età del veicolo. Dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della prima immatricolazione, infatti, il valore imponibile così calcolato viene aumentato del 50%, una maggiorazione che si applica indipendentemente dal tipo di alimentazione: riguarda quindi sia le auto a benzina e diesel che quelle ibride ed elettriche.
Un’ulteriore novità riguarda gli optional e gli allestimenti che non risultano già valorizzati nelle tabelle Aci e che non sono stati acquistati direttamente dal lavoratore, per i quali il valore imponibile del fringe benefit viene aumentato forfettariamente di un ulteriore 5%.
Attenzione, indipendentemente dalla data di entrata in vigore del decreto Omnibus, le nuove regole si applicano dal periodo d’imposta 2026 e coinvolgono anche alcuni veicoli concessi in uso promiscuo nel corso del 2025. Per quanto riguarda le auto assegnate tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2024, così come per quelle ordinate dall’azienda entro la fine del 2024 e concesse al lavoratore nel 2025, resta invece in vigore il precedente sistema di calcolo fino al quinto anno dalla prima immatricolazione. Superata questa soglia, tuttavia, anche per queste vetture scatterà la maggiorazione del 50%.
Cosa cambia per i lavoratori con auto aziendale?
Novità che non è facile comprendere per chi non ha dimestichezza con questi temi, pertanto è bene fare alcuni esempi per capire come di fatto le nuove regole si traducono in busta paga.
Nel dettaglio, per il lavoratore queste novità corrispondono a un aumento del reddito imponibile e, di conseguenza, in una possibile riduzione del netto in busta paga.
Consideriamo, ad esempio, un lavoratore al quale viene attribuito un fringe benefit auto di 2.000 euro l’anno. Una volta superato il quinto anno dalla prima immatricolazione del veicolo, il valore imponibile salirebbe del 50%, arrivando a 3.000 euro. Il dipendente dovrebbe quindi pagare tasse e contributi su 1.000 euro in più.
Supponendo, a titolo puramente esemplificativo, un prelievo complessivo del 35%, l’aumento dell’imponibile comporterebbe circa 350 euro di trattenute aggiuntive l’anno, pari a poco meno di 30 euro al mese. Con un prelievo complessivo del 43%, invece, la riduzione del netto sarebbe di circa 430 euro annui, poco meno di 36 euro al mese.
L’effetto sarebbe più contenuto per un’auto elettrica. Se, grazie alla percentuale agevolata del 10%, il fringe benefit iniziale fosse pari a 800 euro annui, dopo il quinto anno salirebbe a 1.200 euro. L’aumento della base imponibile sarebbe quindi di 400 euro, con un costo aggiuntivo ipotetico compreso tra 140 e 172 euro l’anno, a seconda della tassazione applicata al lavoratore.
Per un’ibrida plug-in con un fringe benefit iniziale di 1.500 euro, invece, la maggiorazione porterebbe il valore imponibile a 2.250 euro. La differenza di 750 euro potrebbe tradursi, sempre prendendo come riferimento un prelievo compreso tra il 35% e il 43%, in una riduzione del netto annuale tra circa 263 e 323 euro.
L’importo effettivamente perso in busta paga varia comunque in base al reddito del dipendente, all’aliquota Irpef marginale, alle addizionali locali e ai contributi dovuti. A parità di automobile, quindi, un lavoratore con un reddito più elevato potrebbe subire una riduzione del netto maggiore rispetto a un collega soggetto a un’aliquota più bassa.