FMI e Banca Mondiale, dove e come nascono gli attuali padroni del mondo?

Lorenza Morello

4 Luglio 2023 - 07:31

Il FMI ha iniziato dagli anni Ottanta a dettare condizioni sempre più invasive soprattutto mediante la definizione di condizioni strutturali.

FMI e Banca Mondiale, dove e come nascono gli attuali padroni del mondo?

Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale sono due istituzioni di cui sentiamo parlare quasi ogni giorno, ma siamo così sicuri di sapere come nascono e quali sono davvero le loro caratteristiche? Per scoprirlo, si propone di andare all’origine di entrambe.

All’indomani del Secondo conflitto mondiale l’intera comunità internazionale auspicava un ritorno alla pace ed alla cooperazione internazionali, essenziali per lo sviluppo economico e finanziario globale.
Occorreva per questo impedire che gli stati tornassero ad agire egoisticamente adottando politiche protezionistiche e gettare le basi per una integrazione economica sempre più intensa, basata sull’azione sinergica di nuove organizzazioni internazionali, da crearsi ad hoc.
Al centro del nuovo sistema si ponevano le Nazioni Unite, organismo a vocazione universale, attorno al quale dovevano gravitare le grandi istituzioni finanziarie e commerciali.
Fu questo in estrema sintesi il disegno di base dell’International Monetary Conference of the United and Associated Nations, riunitasi a Bretton Woods nel luglio 1944 e che portò alla nascita del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.
Soltanto nel 1947, anno in cui il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale assumevano lo status di Istituto Specializzato delle Nazioni Unite, fu siglato dopo varie vicissitudini il primo accordo in materia commerciale, noto come Gatt 1947.

La struttura del Fondo Monetario fu questione molto dibattuta nei lavori di Bretton Woods; nonostante le posizioni della Gran Bretagna e degli Stati Uniti apparissero in un primo tempo inconciliabili, gli eccelsi economisti Lord John Maynard Keynes e Harry Dexter White, che rappresentavano le due potenze, seppero individuare un nucleo di interessi condivisi confluiti nel Join Statement by Experts on the Establishment of an International Monetary Found of the United and Associated Nations.
I lavori della Conferenza si conclusero con la creazione di una nuova organizzazione internazionale, il cui statuto entrò in vigore il 27 dicembre 1945, dotata di ampi poteri in campo monetario.

Fondamentale per comprendere le funzioni è l’articolo I dello Statuto, che indica la cooperazione monetaria, la stabilità dei cambi e la crescita del commercio globale tra le finalità dell’ente. Si tratta di obiettivi importanti ma che rischiavano di rimanere mera declamazione senza l’attribuzione al fondo di un potere di surveillance sulle politiche degli stati membri.
Tale mandato viene espletato dal Fondo mediante consultazioni annuali con ciascun paese membro circa le politiche economiche adottate e le problematiche macroeconiche incontrate. Non si tratta soltanto di una verifica gerarchica ma anche, e sempre più, di dialogo e confronto sull’andamento economico globale.
Si è assistito dunque ad un ampliamento delle competenze del Fondo non attraverso una modifica statutaria ma semplicemente per estensione analogica della competenza in materia di sorveglianza sulle politiche di cambio.
Di fatto, il Fondo opera tale controllo ulteriore anche attraverso la definizione di key standards, delle condizioni negoziate negli stand-by arrangement e mediante il meccanismo della suddivisione del prestito in tranches.
Si tratta ancora una volta di funzioni che hanno subito profondi mutamenti in via di prassi: nonostante le condizioni generali imposte dal Fondo in caso di aiuto, ormai risalenti al 1979 ma ancora vigenti, sanciscano il principio di non ingerenza del fondo nella politica interna se non per gli aspetti strettamente inerenti al finanziamento e di natura esclusivamente macroeconomica, il Fondo ha iniziato dagli anni Ottanta a dettare condizioni sempre più invasive nella politica interna soprattutto mediante la definizione di condizioni strutturali ma si è al tempo stesso aperto alla definizione di piani concertati e maggiormente flessibili, che non prevedano immediatamente la sospensione dell’erogazione del credito in caso di inadempimenti giustificabili.
Nonostante i mutamenti intervenuti sia in tema di surveillance che di conditionality abbiano un’influenza diretta sulle dinamiche della politica interna degli stati, la funzione del Fondo rimane sempre quella di garantire l’efficienza del sistema monetario internazionale, per cui l’attenzione rivolta alle situazioni domestiche è giustificata dalle ricadute di questa sul piano internazionale.
Considerato che il Fondo Monetario Internazionale è retto dal meccanismo del voto ponderato, le delibere adottate non potranno che ricalcare gli indirizzi macroeconomici dei maggiori paesi investitori, avvicinando così nei fatti l’attività dell’organizzazione a quella dei forum delle maggiori potenze mondiali, salva la possibilità di ricorrere alla pratica del consensus per l’adozione delle delibere.

L’altro frutto della Conferenza di Bretton Woods è la Banca Mondiale, il cui embrione è costituito dalla BIRS, presto affiancata dall’IDA e dagli altri soggetti con cui forma oggi il Gruppo della Banca Mondiale.
Numerose le analogie con il Fondo Monetario Internazionale: dalla struttura interna, allo status di membro, agli obiettivi, tra loro complementari.
Alla BIRS spetta infatti il compito di erogare prestiti a medio e lungo termine, per lo sviluppo e la realizzazione di progetti produttivi. Al tempo stesso il Fondo interviene per garantire la stabilità monetaria e l’equilibrio della bilancia dei pagamenti.
Vi sono però due aspetti peculiari della Banca Mondiale, che meritano in questa sede le debita attenzione.
Il primo è costituito dal tipo di condizionalità esercitata dalla Banca.
Mentre il Fondo negozia condizioni di prestito di carattere essenzialmente economico, la Banca persegue il c.d. Comprehensive Development Framework, che da rilievo ad aspetti diversi come la lotta alla povertà, lo sviluppo delle risorse umane, la tutela di valori non commerciali come diritti umani, ambiente, salute e democrazia.
L’iter di concessione del credito è simile a quello del Fondo e richiede due atti distinti provenienti l’uno dalla Banca e l’altro dallo stato richiedente, sotto forma di Poverty Reduction Strategy Paper o altro atto equivalente. La particolarità sta nel fatto che nella formazione di questo sono, o dovrebbero essere, coinvolte le organizzazioni non governative e la società civile, per un ampliamento del processo partecipativo democratico e la definizione di programmi di sviluppo sostenibile ed attento anche ai valori non commerciali.

Per supplire alle critiche circa la mancanza di accountability nelle attività della Banca, è operativo dal 1994 un Inspection Panel, deputato a raccogliere le doglianze di quanti si dichiarano lesi da un progetto finanziato dalla Banca.
Pur senza dar vita a veri meccanismi giudiziali sanzionatori, l’organo valuta attentamente l’impatto dei progetti sulle popolazioni civili e sui territori interessati, come forma di autovalutazione rivolta alla good governance del sistema.
L’altro dato caratterizzante riguarda le modalità di reperimento dei fondi necessari all’erogazione del credito.

A riguardo il Fondo Monetario Internazionale può contare soltanto sull’importo versato delle quote paese, sugli interessi derivanti dai crediti erogati, ovvero sul ricorso a prestiti bilaterali.
La Banca Mondiale, invece ha dovuto far fronte fin da subito all’estrema esiguità dei fondi derivanti dal versamento delle quote azionarie, pari soltanto al 2% della quota azionaria di ciascun membro. Con una lodevole capacità d’innovazione, BIRS e IDA hanno fatto fronte a questa difficoltà mediante l’emissione di strumenti finanziari innovativi.
Spetta alla Banca Mondiale, infatti, il primato di aver emesso sul mercato i primi swap e global bonds. Si tratta di titoli che godono della classe di rating AAA, la cui emissione sul mercato viene attentamente valutata dalla Banca attraverso un Borrowing Programme annuale.
Inoltre può ricoprire il ruolo di tesoriere di trust fund, costituiti dai contributi di donatori esterni (in primis stati, ma anche grandi istituti finanziari).

La Banca dunque, nella veste di trustee, riunisce ed amministra congiuntamente i fondi dei diversi donatori nell’interesse del paese beneficiario, evitando così sprechi e dispersioni nell’utilizzo delle risorse finalizzate allo sviluppo. Questo almeno negli intenti dichiarati. Scendendo però nell’analisi di chi sono i donatori (specie quelli di maggioranza) e a quali altri organi presiedono, si può capire ancora di più la linea della politica mondiale, sempre più univoca. Ma questo, per ora, lo lasciamo alla riflessione del lettore riservandoci, semmai, una compiuta riflessione in una successiva analisi, vista l’ampiezza del tema.