Flat tax vs Irpef: ecco quanto si risparmia e chi ci guadagna

Flat tax e Irpef, le differenze tra l’attuale sistema di tassazione e la tassa piatta sono molte. Con tre esempi pratici vediamo chi ci guadagna di più attraverso il calcolo di quanto si potrà risparmiare.

Flat tax vs Irpef: ecco quanto si risparmia e chi ci guadagna

Flat tax al 15% vs aliquote e scaglioni Irpef: quanto si risparmia e chi ci guadagna di più?

In questo articolo proviamo a calcolare gli effetti reali della flat tax: è fondata la critica per cui la cosiddetta tassa piatta avvantaggia solo i ricchi?

Attraverso tre esempi pratici vedremo che a risparmiare sulle tasse sono i contribuenti che guadagnano tanto, mentre alle persone con reddito fino a 30.000 euro non spettano grandi benefici.

A non essere interessata da portentosi caambiamenti fiscali, dunque, la maggior parte degli italiani.

Di seguito, la proposta di alcuni esempi di calcolo per stimare le differenze tra Irpef e flat tax e capire vantaggi e svantaggi di entrambi i sistemi di imposizione fiscale.

In merito all’Irpef, nel calcolo sono state considerate le due principali detrazioni previste, ovvero quelle per lavoro dipendente e per i familiari a carico. Per quanto riguarda la flat tax, invece, è stata presa in considerazione la deduzione fissa di 3.000 euro per ciascun componente del nucleo familiare, da calcolare sulla base del reddito complessivo:

  • i nuclei familiari con reddito compreso tra 0 e 35.000 euro hanno diritto alla deduzione fissa di 3.000 euro per tutti i componenti;
  • per redditi da 35.000 euro a 50.000 euro la deduzione è ammessa soltanto per i carichi familiari;
  • i redditi superiori ai 50.000 euro non hanno diritto ad alcuna deduzione.

Sono tre i casi presi in esame: quello di un contribuente single, di una famiglia e di un single con redditi di importo superiore ai due esempi precedenti. Per semplicità di calcolo non sono state prese in considerazione le addizionali Irpef comunali e regionali.

Flat tax vs Irpef: calcolo e differenza per un lavoratore dipendente single

Per capire la differenza tra flat tax e Irpef si prende, come primo esempio, il caso di un lavoratore dipendente single con reddito annuo pari a 21.379,37 euro e senza familiari a carico.

Sistema di tassazione Irpef

Per calcolare l’imposta dovuta dal contribuente sarà necessario, in primo luogo, applicare le aliquote Irpef al reddito dichiarato:

  • la prima, pari al 23%, si applica da 0 a 15.000 euro;
  • per la parte di reddito che eccede tale importo sarà necessario applicare l’aliquota successiva, pari al 27%.

L’Irpef lorda dovuta sarà pari a 5.172 euro.

Dall’Irpef lorda bisogna sottrarre le detrazioni per lavoro dipendente spettanti che, nel nostro caso, sono pari a 1.276 euro.

Tale valore è stato ricavato utilizzando la seguente formula:

978 + [902 x (28.000 – reddito complessivo) / 20.000

Sottratte le detrazioni per lavoro dipendente bisognerà, inoltre, considerare eventuali altre detrazioni riconosciute, come ad esempio quelle per spese sanitarie. Per semplicità poniamo che tale valore sia pari a zero.

A questo punto, l’Irpef netta dovuta dal contribuente sarà quindi pari ad euro 3.895,00 (Irpef lora di euro 5.172 meno detrazioni euro 1276).

Da tale importo, inoltre, sottraiamo l’importo del cosiddetto bonus Renzi, il credito Irpef di 960 erogato in busta paga. A questo proposito, in effetti, il credito di 80 euro mensili non è una detrazione ma di fatto riduce l’Irpef da versare.

L’Irpef netta, di fatto, sarà pari a 2.935 euro.

Rapportando l’Irpef netta al reddito complessivo (2.935/21.379,37 x 100) l’aliquota finale Irpef sarà, in questo caso, pari al 13,72%.

Cosa cambia con la flat tax

Per una simulazione della differenza tra flat tax e Irpef su un reddito di 21.379 euro, sarà necessario innanzitutto applicare la deduzione fissa di 3.000 euro riconosciuta al lavoratore dipendente.

Il reddito fiscale imponibile sarà pari a 18.379 euro. Su tale importo sarà necessario applicare le eventuali detrazioni spettanti che anche in questo caso sono state considerate come pari a 0.

Con la flat tax ad aliquota fissa del 15% il contribuente dovrà pagare un’imposta pari a 2.756,85 euro e, rapportando imposta a reddito lordo dichiarato, il peso complessivo del fisco nell’esempio in oggetto sarà pari al 12,86%

Quanto si risparmia con la flat tax? In questo caso circa 179 euro, con una riduzione dell’aliquota pari a 0,86 punti percentuali.

Quanto risparmia con la flat tax una famiglia monoreddito

Quali potrebbero essere i vantaggi con la flat tax per le famiglie? Prendiamo il caso di un nucleo familiare monoreddito composto da due coniugi e da un figlio. Al lordo, il reddito dichiarato è pari a 23.827 mila euro.

Proviamo ad ipotizzare tale situazione immaginando che la moglie sia titolare di partita IVA in regime forfettario e che pertanto non goda del diritto a detrazioni e non possa fare dichiarazione congiunta.

Sul reddito di 23.827 euro, l’Irpef dovuta al lordo è pari a 5.203 euro, applicando lo stesso calcolo precedentemente riportato in merito alle aliquote applicate (23% e 27%) ai rispettivi scaglioni di reddito.

All’Irpef lorda in questo caso si dovranno sottrarre le detrazioni per lavoro dipendente, pari a 1.194,70 euro e le detrazioni per carichi di famiglia, pari 550,62 euro (moglie a carico più bambino fino a tre anni).

Sottraendo anche i 960 euro di bonus Renzi, l’Irpef netta dovuta è pari a 2.498 euro e l’aliquota effettiva di tassazione è pari al 10,48% circa.

Cosa cambia con la flat tax

In questo caso, per il calcolo della flat tax sarà innanzitutto necessario sottrarre i 9.000 euro di deduzioni complessive riconosciute (per il dichiarante, per la moglie e per il figlio).

Il reddito imponibile è pari a 14.827 euro e anche in questo caso sono state considerate pari a zero le ulteriori detrazioni spettanti. Applicando l’aliquota della flat tax del 15% l’imposta dovuta è pari a 2.224 euro.

Il rapporto tra reddito complessivo dichiarato e imposta dovuta porta l’aliquota effettiva applicata al 9,33% circa.

Il risparmio conseguito dalla famiglia è pari, in questo caso, a 274 euro, con una riduzione dell’aliquota finale effettiva dell’1,15%.

Flat tax: chi ci guadagna davvero?

È quasi ovvio che un sistema come la flat tax, seppur introducendo un sistema di deduzioni fisse rapportate al reddito dichiarato e alla composizione del nucleo familiare, finirà con l’avvantaggiare chi ha redditi alti.

Proviamo a fare un esempio considerando un single con reddito di 70.000 euro annui.

In questo caso l’Irpef dovuta dovrà essere calcolata in questo modo:

  • aliquota Irpef del 23% fino a 15.000 = 3.450 euro;
  • aliquota Irpef del 27% da 15.001 a 28.000 euro = 3.510 euro;
  • aliquota Irpef del 38% da 28.001 a 55.000 euro = 10.260 euro;
  • aliquota Irpef del 41% da 55.001 a 70.000 euro = 6.150 euro.

Sommando i valori ottenuti dalle diverse aliquote di tassazione applicate al reddito imponibile del contribuente l’Irpef sarà di a 23.370 euro, con un’aliquota effettiva di tassazione pari al 33,38%.

Cosa cambia con la flat tax?

In questo caso il calcolo è facile e veloce: il contribuente non avrà diritto ad alcuna deduzione, riconosciuta per redditi non superiori a 50.000 euro.

Basterà applicare l’aliquota del 15% al reddito complessivo dichiarato: l’imposta complessiva dovuta sarà pari a 10.500 euro e il risparmio è in questo caso maggiore del 50%!

L’effetto redistributivo dell’IRPEF

L’effetto redistributivo dell’IRPEF è aumentato rispetto al 1974, anno in cui è stata realizzata la grande riforma del sistema tributario italiano: oggi i redditi bassi pagano meno IRPEF, a differenza dei redditi medio-alti che ne pagano molto di più.

Un maggiore effetto redistributivo dell’IRPEF si traduce in una riduzione delle diseguaglianze, di conseguenza il principio di equità viene rispettato con più attenzione.

Come scrivono Massimo Baldini e Leonzio Rizzo nel loro lavoro “Flat tax, parti uguali tra disuguali?”, l’incremento dell’effetto redistributivo dell’IRPEF è dovuto alla maggiore incidenza, cioè alla maggiore peso che l’imposta sul reddito delle persone fisiche ha sui bilanci familiari.

L’IRPEF di oggi, quindi, è migliorata nella progressività globale, ovvero nella differenza tra il grado di concentrazione dell’imposta e quello dell’imponibile.

Secondo i dati analizzati da Baldini e Rizzo, che hanno preso in considerazione l’incidenza sul reddito lordo equivalente delle famiglie di:

  • imposte dirette (incluse IRES, imposta sostitutiva degli interessi e IRPEF);
  • imposte indirette (IVA e accise);
  • contributi sociali obbligatori;

la somma delle varie incidenze risulta essere progressiva. A dare un contributo essenziale per la compensazione dell’effetto regressivo delle imposte indirette è proprio l’IRPEF.

Grazie all’intrevento dell’IRPEF il sistema tributario risulta essere quasi sempre progressivo, nel rispetto dell’articolo 53 della Costituzione e del principio di equità.

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