Flat tax addio, regime dei minimi 2020: cosa cambia per le piccole partite IVA

Flat tax addio, torna il regime dei minimi per le partite IVA dal 2020: ecco cosa cambia e quali sono le novità in arrivo con la Legge di Bilancio.

Flat tax addio, regime dei minimi 2020: cosa cambia per le piccole partite IVA

Addio alla flat tax per le partite IVA, torna il regime dei minimi: sono tante le novità per imprese e professionisti in arrivo con la Legge di Bilancio 2020.

Nel mirino c’è sempre il regime forfettario, antipasto della flat tax che il Governo Conte aveva offerto alle partite IVA. È inoltre chiaro che sarà eliminata sul nascere la flat tax del 20%, imposta che sarebbe dovuta partire proprio dal 2020 per le partite IVA dai 65.001 euro e 100.000 euro.

Il Documento Programmatico di Bilancio 2020, approvato il 16 ottobre dal Consiglio dei Ministri e inviato all’Unione Europea, ha tra i suoi punti anche l’introduzione nuovi obblighi e limiti

È stato inserito l’obbligo di fatturazione elettronica anche per i forfettari, ma solo dai 30.000 euro in su, e sarà introdotto un regime premiale.
Saranno introdotti, infine, nuovi limiti su spese per il personale dipendente e beni strumentali, fissati in ambedue i casi a 20.000 euro.

Ma vediamo quali sono le novità, gli obblighi e i limiti che il DpB inviato a Bruxelles ha fissato, almeno nella sua attuale versione, e cosa cambia per le piccole Partite IVA.

Flat tax addio, regime dei minimi 2020: cosa cambia per le piccole partite IVA

La novità particolarmente importante legata al ritorno al regime dei minimi è l’introduzione del regime analitico per la determinazione del reddito in base ai costi e ai ricavi effettivi.

La misura è stata presa per “limitare gli abusi della cosiddetta flat tax per le partite IVA”, come si può leggere nel Documento Programmatico di Bilancio 2020.

Questo vuol dire che i contribuenti forfettari dovranno tenere una contabilità più precisa della propria attività lavorativa, conservando i documenti relativi alle proprie spese, visto che la determinazione del loro reddito non verrà più prestabilita in modo forfettario in base all’attività svolta.

In pratica viene meno la caratteristica fondamentale del regime forfettario, visto che anche le piccole Partite IVA dovranno tenere la propria contabilità e calcolare l’imposta del 15% sul proprio reddito prodotto. Non si farà più riferimento, dunque, ai coefficienti in base al tipo di attività svolta.

Almeno per ora, comunque, i contribuenti forfettari sono esonerati dall’obbligo di conservazione delle fatture e di tenuta dei registri contabili.

Flat tax addio: novità, obblighi e limiti della Legge di Bilancio 2020

Il Documento Programmatico di Bilancio 2020, che il 16 ottobre è stato inviato a Bruxelles, ha portato con sé parecchie novità sul regime forfettario, a cui in pratica dal 2020 si dovrà dire addio.

Dal nuovo anno si ritorna, salvo intese, formula con cui il Governo ha varato il dl Fisco collegato alla Legge di Bilancio 2020, al regime dei minimi.

Non c’è pace per chi aveva aderito alla flat tax, tante le novità, i limiti e gli obblighi a cui bisognerà adeguarsi dal 2020.

La ratio alla base del Documento Programmatico di Bilancio 2020 è riequilibrare il regime di tassazione.

Innanzitutto, viene abolito il superforfait fino a 100.000 euro, che fino a qualche tempo fa sembrava potesse essere salvato: il motivo alla base di questa decisione è il tentativo di evitare fenomeni evasivi ed elusivi e riequilibrare l’imposizione fiscale tra i titolari di Partite IVA.

La Legge di Bilancio 2020 prevederà anche una revisione dei parametri del regime dei minimi e, riepilogando, le novità in arrivo sono le seguenti:

  • regime analitico (e non più forfettario) per la determinazione del reddito in base ai costi e ai ricavi effettivi;
  • limiti di spese personale 20.000 euro;
  • limite beni strumentali 20.000 euro,
  • obbligo di fattura elettronica solo con redditi superiori a 30.000 euro.

Tra le novità in arrivo, verrà verosimilmente stabilita la possibile reintroduzione del limite di 30.000 euro da lavoro dipendente come causa ostativa al regime forfettario.

Dl Fisco, dal 2020 conto corrente dedicato anche per le piccole Partite IVA

Un’altra novità introdotta dal Decreto Fiscale è l’obbligo per le piccole imprese e i professionisti di aprire un conto corrente dedicato alla propria attività.

La disposizione della bozza del dl Fisco prevede che, a prescindere dal regime adottato, quindi anche il forfettario, professionisti e piccole imprese aprano uno o più conti correnti bancari o postali dedicati esclusivamente all’attività lavorativa.

Attualmente, l’obbligo di conto corrente vale solo per le società di capitali, le società tra professionisti, le società di persone e le ditte individuali in contabilità ordinaria, che abbiano un fatturato superiore ai 400.000 euro annui.

Dunque questa non è una novità assoluta per i professionisti, ma il cambiamento riguarda i “piccoli” che finora sul proprio conto corrente (che è comunque indispensabile per gestire un’attività) amministravano sia la parte lavorativa che quella familiare, spesso con un conto cointestato.

Imprenditori e piccole imprese dovranno quindi adeguarsi e dividere “Stato e Chiesa”, in modo che sul conto corrente dedicato all’attività professionale risultino solo le somme e i prelievi inerenti al lavoro.

Sono davvero molti i cambiamenti che si prospettano per il nuovo anno fiscale, ma tra indiscrezioni e versioni di bozza, è meglio attendere la versione definitiva della Legge di Bilancio 2020 in cui tutte le misure e i provvedimenti saranno messi nero su bianco.

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