Le ferie possono essere pagate? Quando si ha diritto all’indennità sostitutiva

Le ferie sono un diritto al quale il dipendente non può rinunciare. In alcuni casi, però, le ferie non godute possono essere pagate tramite il riconoscimento di un’indennità sostitutiva.

Le ferie possono essere pagate? Quando si ha diritto all'indennità sostitutiva

Quando spetta l’indennità sostitutiva per le ferie?

Come noto le ferie sono un diritto al quale il lavoratore non può assolutamente rinunciare, neanche dietro pagamento.

Il dipendente quindi non può rinunciare a prendersi dei giorni di ferie con la promessa che riceverà una retribuzione aggiuntiva alla fine dell’anno. Tuttavia può accadere che il dipendente non riesca a fruire di tutti i giorni di ferie maturati nel corso dell’anno; cosa succede il tal caso? Le ferie non godute possono essere fruite entro i 18 mesi successivi dall’anno di maturazione, dopodiché queste vengono accantonate e non possono essere più richieste dal dipendente.

Accantonate, però, non significa perse dal momento che per la parte residua non goduta la legge riconosce il diritto all’indennità sostitutiva per le ferie, ma solo in determinati casi, ovvero quando il dipendente matura annualmente più di 4 settimane.

L’importante è che per ogni anno il lavoratore goda di un numero di giorni di ferie sufficiente per riposarsi e recuperare energie, mentre la parte residua (indicata in busta paga) può essere richiesta nei 18 mesi successivi oppure - scaduto questo termine - monetizzata.

In questo articolo faremo chiarezza su come e quando vengono pagate le ferie maturate e non godute e quali sono le regole che il datore di lavoro deve rispettare.

Le ferie non godute vanno pagate (ma non sempre)

Le ferie sono un diritto inviolabile del lavoratore, tant’è che è tutelato dalla stessa Costituzione (nell’articolo 36).

Per questo motivo, come recentemente confermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza 2496/2018, il mancato godimento delle ferie dà diritto al pagamento dell’indennità sostitutiva - di natura retributiva - al lavoratore.

Questo però avviene solamente quando per l’impresa diviene impossibile consentire la loro fruizione, ovvero una volta scaduti i 18 mesi dall’anno di maturazione.

La Cassazione ha poi ribadito che il diritto all’indennità sostitutiva per le ferie deve essere riconosciuto anche in assenza di una norma specifica del contratto.

Tuttavia c’è un caso che libera il datore di lavoro dall’obbligo di corrispondere l’indennità sostitutiva.

Nel dettaglio ciò avviene quando quest’ultimo dimostra di aver dato al lavoratore la possibilità di godere di tutti i giorni di ferie maturati e che è stato il dipendente a rifiutarsi di usufruirne. In tal caso quindi il dipendente incorre nella “mora del creditore” e di conseguenza non ha diritto a monetizzare le ferie non godute.

Quali ferie possono essere monetizzate

Come anticipato però non si possono monetizzare tutte le ferie maturate, poiché il dipendente ha il dovere di beneficiare di un minimo di giorni di riposo durante l’anno.

Da parte sua l’azienda è obbligata a non impedire che ciò avvenga; ciò significa che pur potendosi rifiutare di concedere le ferie in determinati periodi (per particolari esigenze organizzative) ha comunque il dovere di presentare un’alternativa al dipendente.

Ma qual è il minimo di ferie da fruire nel corso dell’anno? Secondo quanto stabilito dall’attuale normativa - ovvero dalla legge 66/2003 - il lavoratore ha diritto ad almeno 4 settimane di ferie durante l’anno. Questo minimo non può essere derogato dai contratti collettivi, i quali però possono concedere più giorni di ferie.

Di queste 4 almeno 2 settimane devono essere fruite nel corso dell’anno di maturazione in modo ininterrotto, mentre il resto dei giorni può essere fruito anche in modo frazionato ma entro i 18 mesi dal termine dell’anno di maturazione.

Se non fruiti questi giorni vanno accantonati e retribuiti tramite l’indennità sostitutiva suddetta. Tuttavia è bene sottolineare che possono essere pagate solamente le ferie che eccedono il minimo legale di 4 settimane, qualora queste siano previste dalla contrattazione collettiva.

Ricapitolando:

  • se il dipendente matura 4 settimane di ferie ogni anno questo deve fruire in maniera continuativa di almeno 2 settimane nel corso del periodo di maturazione, mentre le altre 2 si possono godere in maniera frazionata entro i 18 mesi dall’anno di maturazione. Scaduto questo termine le ferie non godute non possono essere fruite né monetizzate.
  • se il dipendente annualmente matura più di 4 settimane di ferie (perché previsto dalla contrattazione collettiva) il periodo che eccede le 4 settimane può essere pagato tramite l’indennità sostitutiva suddetta.

Quando le ferie non godute nel corso dell’anno vengono pagate

Può accadere però che l’azienda paghi le ferie non godute anche nell’anno di maturazione.

Ciò però avviene solo per quei giorni di ferie maturati nell’anno di cessazione del rapporto di lavoro.

Ad esempio, al lavoratore licenziato prima della scadenza dell’anno va riconosciuta l’indennità sostitutiva anche per le ferie non godute maturate nello stesso anno e nei 18 mesi precedenti; lo stesso vale per quei contratti a tempo determinato con durata inferiore ad un anno.

Come viene tassata l’indennità sostitutiva?

Come anticipato l’indennità sostitutiva per le ferie ha natura retributiva - e non risarcitoria come qualcuno crede - e per questo motivo su tali somme il datore di lavoro deve versare i contributi previdenziali al dipendente.

Per lo stesso motivo sull’indennità per ferie si pagano le tasse ed è rilevante ai fini Irpef.

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