Non si arrestano le rivelazioni sui cosiddetti Facebook Files, che stanno gettando ulteriore luce sulle pressioni che le Big Tech hanno subito da parte dalla Casa Bianca e dall’intelligence per censurare sui social network contenuti veri ma scomodi, etichettandoli come «disinformazione».
I documenti pubblicati da Jim Jordan
Dopo il caso dei Twitter Files, infatti, che attestano come il social ora di proprietà di Musk abbia influenzato il dibattito sul Covid, manipolandolo secondo le direttive della Casa Bianca e dell’FBI e censurando i contenuti divergenti rispetto alla narrazione pandemica, l’attenzione è tornata a spostarsi su Facebook, il social più utilizzato al mondo, con la pubblicazione dei documenti da parte del deputato repubblicano Jim Jordan su Twitter.
Già lo scorso gennaio, il Wall Street Journal aveva pubblicato un’inchiesta sui Facebook Files. Si tratta di documenti che erano appena stati rilasciati che mostravano come la Casa Bianca avesse, ancora una volta, svolto un ruolo chiave nella censura sui social media.
L’esecutivo democratico aveva fatto pressioni sui social di Mark Zuckerberg, per oscurare post relativi a contenuti «spesso veri», che potevano però essere percepiti come materiale «sensazionalistico, allarmistico o scioccante». In parole povere, per censurare quelle notizie “vere” ma scomode al governo democratico, che potevano generare incertezza, paure ed esitazioni sull’efficacia e la sicurezza dei vaccini anti-Covid.
L’ammissione di Zuckerberg
Lo stesso Zuckerberg aveva ammesso ai microfoni di Lex Fridman, tali pressioni con un «mea culpa» pubblico: «Sul Covid-19 penso che l’establishment scientifico si sia confuso su un mucchio di fatti e abbia chiesto di censurare un sacco di cose che, in retrospettiva, sono finite per essere discutibili o vere», aveva dichiarato
Incalzato sulla disinformazione, Zuckerberg aveva spiegato senza troppi giri di parole che «ci sono alcuni argomenti che sono considerati pericolosi dalla comunità, come la pedofilia, il terrorismo o la violenza. Poi ci sono altri temi sui quali la società dibatte, come il Covid: a inizio pandemia c’erano reali implicazioni per la salute».
La conferma dell’inchiesta del WSJ
Ora, secondo quanto emerso, si conferma quanto divulgato a gennaio dal WSJ: Facebook avrebbe censurato o ridotto la visibilità di contenuti veri e di interesse pubblico riguardanti il COVID-19 e i vaccini, su richiesta esplicita del governo degli Stati Uniti.
Questo solleva una serie di interrogativi sulla relazione tra le grandi aziende tecnologiche e le autorità governative, e sulla possibilità che queste aziende siano influenzate dalla politica e dalle pressioni esterne quando si tratta di decidere quali contenuti devono essere visibili al pubblico.
La pubblicazione di documenti interni da parte di Jordan ha mostrato al pubblico che Facebook ha subito pressioni da parte di diverse parti interessate, compresa la Casa Bianca, per rimuovere contenuti che scoraggiavano l’uso dei vaccini. Ciò significa che la piattaforma avrebbe eliminato o ridotto la visibilità di contenuti che potrebbero aver sollevato legittime preoccupazioni o dubbi sulle vaccinazioni.
Monopolizzare la verità
Anche il Surgeon General, il responsabile della sanità pubblica nominato dal governo degli Stati Uniti, è stato coinvolto nel chiedere la rimozione di informazioni vere sugli eventi avversi legati ai vaccini, a meno che non fossero specificati come rari e curabili.
Questo elemento solleva interrogativi sulla trasparenza e sulla libera diffusione delle informazioni, poiché sembra che alcune verità scomode possano essere nascoste o ridotte al silenzio su richiesta delle autorità.
Le implicazioni di queste rivelazioni sono allarmanti. Mentre è importante combattere la disinformazione e promuovere informazioni accurate sulla salute pubblica, è altrettanto essenziale garantire che ciò avvenga in modo equilibrato e non invasivo.
La censura indiscriminata di contenuti senza un’adeguata verifica e senza il coinvolgimento delle parti interessate può portare a conseguenze negative per la società e minare la fiducia nelle piattaforme di social media.
Questi eventi hanno sollevato il dibattito sulla necessità di una maggiore regolamentazione e trasparenza per le grandi aziende tecnologiche. Mentre i social media giocano un ruolo significativo nella diffusione delle informazioni, è essenziale che siano guidati da principi di libertà di espressione e di accesso alle informazioni, senza subire pressioni da parte dei governi o di altre entità politiche.
I Facebook Files confermano per l’ennesima volta come i Padroni delle idee stiano sfruttando la battaglia contro le fake news per silenziare le voci divergenti rispetto alla narrazione dominante.
L’intento non è tutelare la collettività, quanto semmai monopolizzare la verità e imporre la propria visione alla popolazione, attraverso la censura.