Evasometro: cos’è, come funziona e chi rischia i controlli delle Entrate

Cos’è e come funziona l’evasometro? Si tratta di un algoritmo che incrocia i dati dei movimenti bancari con quelli della dichiarazione dei redditi. Un altro strumento nelle mani dell’Agenzia delle Entrate per la lotta all’evasione fiscale.

Evasometro: cos'è, come funziona e chi rischia i controlli delle Entrate

Cos’è e come funziona l’evasometro? Nonostante la crisi di Governo, il Fisco continua imperterrito la sua lotta all’evasione fiscale avvalendosi di strumenti come l’evasometro e la Superanagrafe.

L’evasometro altro non è che un algoritmo con cui l’Agenzia delle Entrate incrocia i movimenti bancari (cioè le spese) con i redditi dichiarati.

In caso di una discrepanza superiore al 20%, scattano ulteriori controlli da parte della Guardia di Finanza.

Se il concetto suona familiare è perché l’evasometro, fino a qualche tempo fa, veniva chiamato Redditometro: è lo stesso concetto di base con un nome nuovo.

Risparmiometro, invece, è come l’aveva chiamato il Governo Monti col decreto Salva-Italia.

Cos’è e come funziona l’evasometro

L’evasometro, come anticipato, è un algoritmo capace di incrociare due tipi di dati: quelli dei conti bancari, controllando così le uscite, cioè le spese effettuate dai contribuenti, e i redditi dichiarati tramite Modello 730.

Si tratta di un’enorme mole di dati da incrociare, che si trovano nella cosiddetta Superanagrafe, un database costituito dai dati sia dell’Agenzia delle Entrate che dalla Guardia di Finanza.

In questo modo è possibile incrociare i dati dei conto correnti con le risultanze sui redditi, dichiarati o meno.

Il Fisco ha iniziato questi controlli già all’inizio di agosto 2019; è bene ricordare che l’iter di introduzione dell’evasometro (o Risparmiometro) era iniziato già col decreto Salva-Italia del 2011, risalente al Governo Monti, ma ci sono voluti 7 anni per renderlo operativo (dal 2018 è entrata in vigore la sperimentazione sulle società).

I controlli scattano nel momento in cui si verifica una discrepanza del 20% tra quanto speso e quanto dichiarato. L’evasometro, inoltre, prende in considerazione non solo l’anno fiscale corrente, ma anche gli anni precedenti.

Evasometro, chi rischia i controlli dell’Agenzia delle Entrate

A finire sotto la lente d’ingrandimento del Fisco nella lotta all’evasione tramite l’uso dell’evasometro non saranno solo le società, a cui viene applicato in via sperimentale già dal 2018.

Da quest’anno e precisamente a partite da agosto 2019 così come riportato dal quotidiano Il Messaggero, sono anche le persone fisiche ad essere sottoposte ai controlli incrociati da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Tramite la Superanagrafe è possibile fare controlli su dati come il saldo a inizio e fine anno, i movimenti in entrata e in uscita, la giacenza media sul conto.

Qualora venissero trovate divergenze superiori al 20% tra entrate e uscite, spetterà al contribuente dover spiegare le presunte anomalie, fornendo la documentazione necessaria.

Si tratta, senza ombra di dubbio, di strumenti molto utili per la lotta all’evasione, che però allo stesso tempo aprono una grande controversia sul rispetto della riservatezza.

In ogni caso il Garante della Privacy ha dato il proprio ok, sia sulla sicurezza dei mezzi con cui i dati saranno trasmessi tra banche e intermediari finanziari, sia sull’uso di questi stessi dati.

Lo scopo di strumenti come l’Evasometro è di far riaffiorare il contante sommerso, cioè non dichiarato, come quello presente nelle cassette di sicurezza.

Il Grande Fratello fiscale è iniziato, con buona pace (fiscale o no) di tutti.

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