Europa senza industria? Il rischio è la grande fuga delle aziende, per 2 motivi

Violetta Silvestri

25 Novembre 2022 - 12:02

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L’Europa rischia di restare senza industrie? Il pericolo di fuga delle imprese c’è ed è figlio delle crisi in atto: dal caro-energia alla corsa verso la transizione green, l’Ue è indietro sugli Usa.

Europa senza industria? Il rischio è la grande fuga delle aziende, per 2 motivi

Un’Europa senza produzione industriale? Uno scenario cupo è quello che si sta delineando per il comparto produttivo del vecchio continente, con l’Ue che trema per una possibile grande fuga delle aziende all’estero.

Questa prospettiva così critica emerge da una serie di fattori, che si stanno intrecciando nella nuova tela economica globale in costruzione da quando è scoppiata la guerra in Ucraina: la crisi energetica sta asfissiando le grandi aziende europee, per le quali sta diventando conveniente chiudere gli impianti e, nello stesso tempo, si sta esacerbando una corsa tutta “nazionalistica” alla transizione green e all’ammodernamento del comparto industriale.

In questa cornice di eventi e cambiamenti, la rivalità tra Usa e Ue nel settore produttivo appare sempre più accentuata. E l’Europa è in svantaggio, con il serio pericolo di una de-industrializzazione a tutto beneficio della potenza americana. La grande fuga delle imprese europee non è impossibile: per 2 motivi.

Europa contro Usa: c’è un rischio fuga delle imprese dall’Ue

Già tempo aleggia a Bruxelles un clima bellicoso contro gli Usa, tanto da far tornare a ipotizzare una guerra commerciale con gli Stati Uniti.

Il motivo è l’Inflation Reduction Act (IRA), ovvero l’ambizioso pacchetto approvato a Washington che mira anche a sostenere la corsa Usa verso la transizione energetica, a colpi di ingenti sussidi alle imprese che operano nella sua nazione.

Le novità di sostegni e agevolazioni fiscali saranno in vigore dal 2023, ma hanno già suscitato perplessità e critiche in Europa, poiché si metterebbe a rischio la concorrenza leale tra le industrie.

In sostanza, la misura prevede ben 369 miliardi di dollari di aiuti alle aziende Usa. Tradotto in numeri secondo un esempio elaborato dagli esperti Ispi: “la costruzione di una nuova fabbrica di batterie elettriche negli States viene sussidiata con fino a 800 milioni di dollari. La stessa fabbrica in Europa riceverebbe “solo” 155 milioni di dollari.”

La disparità non è trascurabile, nemmeno nel settore tanto promettente dell’idrogeno: qui i sostegni americano sono cinque volte maggiori di quelli che l’Ue destina alle sue imprese del comparto.

Il Commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton, non ha esitato a etichettare l’Inflation Reduction Act (IRA) come “una sfida esistenziale all’economia europea.”

Si attendono sviluppi. L’Ue potrebbe proporre un fondo da incanalare verso determinate industrie europee e smorzare così valutazioni pericolose, quale quella di investire all’estero piuttosto che in Europa.

I prezzi energetici affondano le imprese Ue, non quelle Usa

L’altro motivo di preoccupazione per il settore industriale europeo è la questione del caro-energia. Anche su questo punto, la differenza tra i costi energetici per le imprese in Ue e per quelle Usa è enorme. E, quindi, non competitiva.

Innanzitutto, il prezzo del gas naturale è sei volte più alto in Europa che negli Usa. Di conseguenza, nell’anno, i prezzi alla produzione aumentano del 42% per le aziende Ue e dell’8,5% per le imprese statunitensi.

Non solo, da gennaio a ottobre, le industrie nell’Unione Europea sono state costrette a perseguire una razionalizzazione sia dell’uso del gas (scivolato a -13% nell’Ue rispetto alla media dei tre anni precedenti) sia della stessa produzione. Negli Usa, invece, l’impiego del gas nelle imprese ha addirittura registrato un aumento del 5%.

Il grafico Ispi è eloquente nel mostrare cosa è successo finora al comparto industriale dei principali Paesi europei sul fronte dell’energia:

Uso del gas nelle industrie dei Paesi Ue Uso del gas nelle industrie dei Paesi Ue Crollo nel 2022 rispetto alla media del periodo 2019-2021

Il crollo dell’uso di gas come energia per gli impianti ha significato una produzione rallentata e in affanno, a volte con chiusure per i costi troppo elevati e non convenienti.

Questo è il preludio di una fuga delle aziende Ue negli Usa o in altre aree del mondo? Il rischio c’è. La Camera di Commercio tedesca ha affermato in una indagine che l’8% delle imprese nazionali sta valutando la possibilità di portare la produzione fuori dai confini europei. Anche BASF, il colosso del settore chimico.

Tutto questo lascia presagire se non proprio una de-industrializzazione in Europa, almeno un periodo di crisi della produzione ancora lungo e in itinere.

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