Ecco la strategia di Putin per lasciare l’Europa senza Gas

Alessandro Iacopini

25/08/2014

Mentre l’Occidente inasprisce le sanzioni e mette a rischio i Mondiali di Calcio del 2018, Putin attende l’inverno, quando avrà di nuovo il coltello dalla parte del manico.

Ecco la strategia di Putin per lasciare l’Europa senza Gas

Il cerchio intorno al Presidente russo Vladimir Putin diventa sempre più stretto: gli Stati Uniti e i 4 grandi paesi europei - Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia – hanno deciso di inasprire le sanzioni contro la Russia allo scopo di fiaccarne l’economia e di isolare diplomaticamente il paese.

A pesare sulla decisione è la condotta di Putin nella questione ucraina, aggravata inoltre dalle responsabilità e dalle prese di posizione russe sull’abbattimento del volo malese MH17.

Per il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama però:

“Non è una nuova guerra fredda, il nostro obiettivo è indebolire la già debole economia russa e portarla a una crescita prossima allo zero”.

Per scuotere politicamente Putin, l’occidente ha deciso di colpire le tre maggiori banche russe, VTB Bank, Bank of Moscow e Russian Agricultural Bank e porre limitazioni su settori chiave del sistema produttivo russo come gli armamenti e l’energia.

Ma non solo, perché rispetto alle sanzioni precedente, quelle decise nei giorni scorsi vanno a colpire oligarchi e politici russi molto vicini al Presidente Putin, “l’inner circle”, come ripetono in America.

C’è da scommettere quindi che, se anche questo pacchetto di sanzioni dovesse risultare inefficace, le prossime misure andranno a colpire direttamente gli interessi personali del presidente russo.

Il generale inverno
Secondo diversi osservatori internazionali però, Vladimir Putin non ha nessuna intenzione di cedere, anzi, la sua tattica è soprattutto attendista.

Putin, in sostanza, da un lato incassa le sanzioni, mentre dall’altro aspetta l’inverno, quando avrà lui il coltello dalla parte del manico per gestire le forniture di gas.

Insomma, una guerra diplomatica a caratura stagionale, dove, e sembra assurdo dirlo, saranno anche le condizioni meteorologiche a determinare le mosse dei protagonisti.

La speranza di Putin è che anche questa volta – come è stato per Napoleone e per Hitler – sarà il generale inverno a determinare la vittoria russa.

Lasciare l’Europa senza gas per tutto l’inverno potrebbe essere un ottimo deterrente per Putin, anche se a quel punto la rottura sarebbe insanabile.

Certo, è vero che la Russia ha da poco siglato un importantissimo patto energetico con la Cina, ma rimane il fatto che per adesso sono gli europei i maggiori acquirenti del gas russo: se l’Europa non compra più il gas, la Russia si potrebbe ritrovare senza clienti e, soprattutto, senza valuta forte nel paese, necessaria per sorreggere un’economia in difficoltà e una moneta, il rublo, fortemente esposta alle oscillazioni del mercato.

La partita a scacchi
Si tratta insomma di una sorta di partita a scacchi, dove le parti in gioco possono anche sacrificare una pedina pur di vincere la partita.

Anche perché, nonostante le sanzioni politiche, gli scambi economici tra UE e Russia sono fortissimi e interessano entrambe le parti.

Anche qui si cammina sul filo del rasoio, da un lato ci sono le sanzioni e la “punizione” a Putin, mentre dall’altro si cerca di non tirare troppo la corda per non rompere il filo sul quale viaggiano i 440 miliardi di euro di interscambio tra Mosca e l’Unione.

Basti pensare, oltre agli interessi dell’italiana Eni in Gazprom e nel progetto South Stream, gli affari che la britannica BP ha nella maggiore azienda petrolifera russa, Rosneft, della quale possiede il 20%.

Ma anche Exxon Mobil e Shell hanno importanti partnership con le società petrolifere russe: si tratta di contratti da miliardi di euro che non è così semplice ignorare.

Per non parlare dell’americana Boeing, che oltre ad acquistare in Russia un terzo del fabbisogno annuo di titanio, necessario per la fusoliera degli aerei, rischia, a causa delle sanzioni, di perdere la possibilità di rinnovare la flotta delle compagnie russe.

Tuttavia la posizione dell’Occidente è chiara e può essere riassunta dalla parole del ministro dell’economia e vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel:

«Sappiamo che potremmo subire conseguenze economiche, sappiamo che il commercio con la Russia non è enorme ma è abbastanza significativo. Tuttavia in un momento di guerra e di pace, la politica economica non è la considerazione principale»

Dalla geopolitica allo sport
Proprio quest’anno la Russia ha ospitato le criticatissime Olimpiadi invernali di Sochi e si prepara a ospitare - a ottobre, sempre nella città sul Mar Nero – il primo Gran Premio di Formula 1 della sua storia.

Dopo i fatti dell’MH17 alcuni piloti e giornalisti del settore hanno fatto capire di non essere molto contenti di correre in Russia, ma per adesso la gara rimane confermata.

Così come rimangono confermati i mondiali di calcio del 2018, che saranno organizzati proprio da Mosca.

Tuttavia nei giorni scorsi il vice premier britannico, Nick Clegg ha dichiarato provocatoriamente:

“La Russia non dovrebbe ospitare i mondiali di calcio del 2018. Si tratterebbe di una sanzione politica e simbolica molto potente per far cambiare a Putin la sua linea d’azione”.

Chissà se dove non riesce la politica, potrebbe farcela lo sport.