La strategia europea di Matteo Renzi rischia di fallire su tutta la linea. Ecco perché

Dopo il mezzo passo falso sul fiscal compact, la nomina di Federica Mogherini diventa fondamentale nell’ottica della politica europea italiana: se non dovesse arrivare sarebbe un fallimento su tutta la linea.

Solo due settimane fa l’Italia sembrava la regina d’Europa. Il nostro paese era divenuto il presidente di turno dell’Unione e il premier Matteo Renzi, girando tra le capitali del continente, incassava fiducia e plausi tra i diversi leader europei. Finalmente, si leggeva nei giornali italiani, l’Europa ci ascolterà e farà quello che vogliamo noi: si allenterà il Fiscal compact e si parlerà di crescita.

Una settimana fa però le cose hanno cominciato a cambiare. La linea Renzi su un interpretazione molto lasca del Fiscal Compact è stata praticamente smentita prima dal governatore della Bce Mario Draghi:

"le regole attuali del patto Ue già contengono flessibilità, nondimeno serve un processo di riforme strutturali perché la crescita non passa attraverso la creazione nuovi debiti”

e poi dal neo presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker:

«Serve la crescita, non finanziata da debiti che sono solo un fuoco di paglia. Abbiamo bisogno di investimenti, di un pacchetto di investimenti e un programma con un obiettivo: mettere le persone al centro della società».

Il Fiscal compact, in sostanza, non si tocca. Il patto rimane lì dove è perché prevede già investimenti – si è parlato ieri di 300 miliardi – e interventi per la crescita. Ma di rilanciare l’economia attraverso il debito e manovre – come sostengono alcuni – più keynesiane, non se ne parla.

Prima si fanno le riforme – per l’Italia del lavoro, del fisco, della giustizia, della PA, della politica, della scuola e di chissà cos’altro – e poi, se si è stati bravi, se si sono fatti “i compiti a casa”, l’Ue concede un po’ di elasticità del patto.

Insomma, la linea è chiara da anni: la flessibilità la hai se sei credibile ( la Francia di qualche anno fa era così credibile?) e sei credibile se fai le riforme (interne). Non c’è Renzi che tenga.

Ma in fondo questa è, ed è sempre stata, la linea del PPE di Angela Merkel.

L’Affaire Mogherini
Alla fine, in sostanza, Renzi ha incassato dall’Europa l’ok per gli investimenti – ma vista la situazione economica del continente chi ne sarebbe contro? – ma sempre all’interno di un patto molto stringente, specialmente per l’Italia visto l’alto debito, come il Fiscal compact.

Una vittoria di Pirro che di fatto non cambia di molto la situazione precedente: per adesso ci sono solo bei discorsi e vaghe promesse.

Tuttavia, la strategia europea del governo italiano per l’Europa prevede anche un altro tassello: la nomina dell’attuale ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini come successore della britannica Catherine Ashton nel ruolo di Alto rappresentante della politica estera dell’Ue (Pesc).

Una posizione importante, che darebbe all’Italia il ruolo di leader diplomatico europeo, permettendo al nostro paese di aumentare la credibilità internazionale. La stessa Mogherini ha affermato in audizione alla Camera:

“La politica estera è un investimento strategico per il nostro paese”

In breve, dove non arriviamo con le riforme e il denaro, arriviamo con la diplomazia. La carta da giocare dall’Italia, in questo caso, è il suo essere un paese amico più o meno di tutti: degli israeliani e dei palestinesi, degli ucraini ma anche dei russi.

Un camaleontico trasformismo diplomatico che se ben usato può fruttare ma che se utilizzato male, al contrario, ti può rendere ridicolo.

Ma non solo, perché il ruolo di Pesc è veramente molto delicato, visto i diversi indirizzi di politica internazionale dei maggiori stati europei, basti citare, a titolo d’esempio, la questione libica del 2011.

Ed inoltre, proprio a causa delle divergenze diplomatiche, c’è il rischio che il Pesc sia più che altro un ruolo di facciata, che interviene in caso di crisi con le solite rassicuranti parole distensive che però nei fatti non portano a niente.

In ogni modo, dopo l’arretramento sul Fiscal Compact, la nomina della Mogherini sembrava essere, in una sorta di compensazione, tra le più quotate.

Negli ultimi giorni però, a mettere i bastoni tra le ruote di Renzi, ci sono messi prima i paesi baltici – spaventanti dalla posizione italiana troppo soft nei confronti di Mosca – e poi la stessa Angela Merkel, per la quale la Mogherini sarebbe troppo “giovane ed inesperta”.

A questo punto sembra che Renzi abbia rilanciato proponendo addirittura Massimo d’Alema nel ruolo di Pesc: un nome più “esperto”, ma che certo fa strabuzzare gli occhi a molti.

Ci si è messa anche la stampa internazionale, che ha attaccato piuttosto duramente la Mogherini e, tra le righe, la posizione italiana.

Oggi il Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale proprio sul ministro degli Esteri, che secondo il quotidiano newyorkese incarna tutti i difetti del centro-sinistra della sua generazione: ammiratrice di Arafat, ma amica di Israele; passato da sinistra radicale, adesso regina del mainstream.

Ma non solo, perché anche l’amicizia con la Russia preoccupa, e il WSJ fa sue le riserve dei paesi baltici circa la vicinanza dell’Italia alla Russia:

“Sarebbe facile liquidare queste preoccupazioni come paranoia baltica, se non fosse per il fatto che Mogherini ha visitato la Russia non appena l’Italia ha assunto la presidenza dell’Ue, all’inizio del mese, né ha aiutato il fatto che la sua visita abbia indotto l’agenzia di stampa russa Itar-Tass a scrivere un commento ottimista”.

Il Wsj va giù duro anche sul South Stream, il gasdotto italorusso costruito da Eni e Gazprom, per la quale la Mogherini aveva parlato di “opera strategica”:

«gli ucraini, e i baltici, ritengono che Roma stia usando la presidenza Ue per favorire i propri interessi piuttosto che gli obblighi di sicurezza collettiva. Ci sono molti motivi per accogliere con favore la premiership di Renzi a Roma, ma la prospettiva di avere Mogherini alla guida della politica estera europea non è uno di questi».

Duro anche il quotidiano tedesco Der Spiegel, per cui la scelta della Mogherini sarebbe “sconsiderata” a causa della scarsa esperienza internazionale.

Se la nomina della Mogherini, o a questo punto di Massimo d’Alema, non dovesse arrivare, la strategia europea di Renzi rischierebbe di fallire su tutta la linea sancendo la definitiva eclissi dell’Italia sul palcoscenico continentale.

E tutto questo al netto della Presidenza di turno dell’Unione che, nonostante gli sbandieramenti del Premier e della stampa italiana, ha di fatto un ruolo prettamente onorifico e organizzativo.

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