Euro scritturali, Bankitalia smonta la bufala ma spunta un pagamento accettato da Facebook

Gli euro scritturali, ovvero la valuta fai da te prodotta dai cittadini, sono stati bollati come bufala da Bankitalia. Facebook però avrebbe accettato un pagamento del genere.

Euro scritturali, Bankitalia smonta la bufala ma spunta un pagamento accettato da Facebook

Bankitalia stoppa sul nascere ogni forma di diffusione degli euro scritturali. Non è durato molto il sogno di milioni di italiani di potersi creare da soli i soldi necessari per effettuare i pagamenti di debiti.

Quella che a prima vista poteva sembrare soltanto una provocazione o una delle tante bufale che girano su Facebook, è diventata invece con il passare delle settimane un problema serio, tanto che è dovuta intervenire niente di meno che Bankitalia per chiarire lo stato delle cose.

Gli euro scritturali sono euro che vengono emessi dai cittadini, seguendo il principio di una sorta di libertà nella creazione di una moneta individuale. Una teoria questa portata avanti da diversi siti web e da pagine social.

Il problema però è che dalla teoria con ogni probabilità si è passati alla pratica, con Bankitalia che è dovuta intervenire per smontare la bufala soprattutto dopo la pubblicazione, con tanto di corrispondenza, di un pagamento in euro scritturali che sarebbe stato accettato da Facebook.

Bankitalia contro gli euro scritturali

Se si è dovuta scomodare niente di meno che Bankitalia per fare chiarezza riguardo gli euro scritturali, visto che con ogni probabilità il fenomeno non era più frutto di teorie di nicchia ma stava prendendo sempre più piede.

Dall’ottobre del 2016 infatti esiste una pagina Facebook, tale “Moneta Nostra”, che ipotizza come ogni cittadino, al pari delle banche centrali, possa produrre per conto proprio una valuta per estinguere i propri debiti e effettuare pagamenti.

A tal proposito, tramite il sito dell’avvocato Marco Della Luna è possibile anche scaricare un apposito modulo da allegare in una Pec per effettuare pagamenti utilizzando gli euro scritturali.

Il caso di questa forma di pagamento fai da te è scoppiato quando è stata fatta una denuncia contro la Banca delle Alpi Marittime, rea secondo i promotori dell’esposto di non aver accettato come pagamento una Pec con oggetto “scrittura contabile di euro strutturali”.

Alla fine il Tribunale di Savona ha rigettato la denuncia, condannando anche i promotori al pagamento delle spese processuali, in quanto il tentativo di pagare un debito attraverso euro strutturali sarebbe un’argomentazione palesemente infondata.

Nonostante l’esito negativo della denuncia presentata, i pagamenti in euro strutturali attraverso l’invio di Pec non devono essersi arrestati. Ecco perché è intervenuta anche Bankitalia con una lunga nota per smontare in maniera definitiva la bufala a riguardo.

Si ricorda che la prestazione dei servizi di pagamento, attraverso moneta scritturale, è un’attività consentita per legge esclusivamente ai soggetti abilitati, quali banche, istituti di moneta elettronica, istituti di pagamento. Tali intermediari sono sottoposti dalla legge alla vigilanza della Banca d’Italia, finalizzata ad assicurarne la sana e prudente gestione, la stabilità complessiva nonché l’osservanza delle norme (art. 5 Testo unico bancario, d. lgs. n. 385 del 1993). Secondo il Testo unico bancario (art. 131-bis e 131-ter) l’abusiva emissione di moneta elettronica e l’abusiva prestazione di servizi di pagamento costituiscono un reato. Il Testo unico bancario (art. 146) affida altresì alla Banca d’Italia la funzione di sorvegliare il sistema dei pagamenti avendo riguardo al suo regolare funzionamento, alla sua affidabilità ed efficienza, nonché alla tutela degli utenti dei servizi di pagamento. La Banca d’Italia avverte pertanto che le iniziative di creazione autonoma di moneta scritturale non hanno alcun fondamento giuridico e invita i cittadini a non utilizzare tali forme di “moneta”, prive di valore legale e del potere di estinguere le obbligazioni in denaro. I soggetti creditori non possono accettare queste forme di “pagamento”, e sono autorizzati ad attivare le tutele previste dall’ordinamento per il caso di inadempimento (avvio di azioni di recupero, applicazione di sanzioni o interessi di mora, ecc.).

Per Bankitalia quindi la creazione da parte dei cittadini di euro scritturali non solo non ha alcuna validità nei pagamenti, ma costituisce anche un reato. Un intervento questo che comunque non sembrerebbe aver scoraggiato il battagliero gruppo dei fautori di questa teoria della valuta auto prodotta.

Il caso di Facebook

Quella degli euro scritturali sembrerebbe quindi essere una delle tante bufale che da tempo girano nel web. C’è però un avvenimento che ha destato più di un clamore e che potrebbe legittimare la battaglia degli euro scritturali.

Lo scorso 7 aprile Marco Saba, uno dei maggiori fautori di questa teoria, a seguito di un sollecito da parte di Facebook per il pagamento di 25 dollari per della pubblicità effettuata, ha risposto all’azienda dicendo di aver saldato tale cifra in forma elettronica utilizzando euro scritturali.

Il giorno 20 aprile ecco arrivare la risposta da parte di una operatrice Facebook, che informa Saba di come il pagamento sia stato accettato, in via eccezionale però, non garantendo quindi che questo possa avvenire anche in seguito.

Naturalmente poi questa corrispondenza è stata condivisa attraverso i social a dimostrazione di come sia veramente possibile saldare i propri debiti in questa maniera. Inoltre lo stesso Saba ha poi scritto su Twitter come dall’ottobre 2016 gli italiani avrebbero creato più di 1 miliardo di euro scritturali.

Oltre alla netta presa di posizione di Bankitalia quindi non rimane che aspettare anche quella in merito da parte di Facebook, per capire se si tratta di una montatura oppure se effettivamente l’azienda di Zuckerberg ha accettato un pagamento attraverso gli euro scritturali.

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