Bufale su Facebook: le più condivise nel 2016 e come riconoscerle

Concetta Maria Suriana

03/01/2017

Facebook: ecco le bufale migliori e più condivise nel 2016. Ecco come riconoscere le notizie false

Bufale su Facebook: le più condivise nel 2016 e come riconoscerle

Di bufale su Facebook ne girano tante e BuzzFeed, lo sa.

Secondo il sito d’informazione americano, i numerosi eventi importanti del 2016 hanno generato flusso enorme di bufale, che sono riuscite a raccogliere ben 21,5 milioni di interazioni (“mi piace,” commenti e condivisioni) negli Stati Uniti, contribuendo a fomentare le folle su argomenti che in realtà non avevano motivo di esistere, oltre a lanciare la discussione sulla responsabilità delle delle notizie false.

Visto l’aumento delle interazioni sui social media, primo fra tutti Facebook, come facciamo a difenderci da queste notizie ed avere una corretta informazione senza correre rischi? Quali sono le bufale che hanno attirato l’attenzione del pubblico nel 2016?

Se volete trovare delle risposte a questa domanda e scoprire anche quali sono le bufale più condivise su Facebook del 2016 (facendovi anche due risate) non vi resta che testare la vostra capacità e continuare a leggere.

Barack Obama ed il giuramento
La bufala per eccellenza nel 2016 è stata quella relativa a Barack Obama ed all’abolizione del giuramento di fedeltà nelle scuole del Paese, durante il quale gli scolari americani giurano la loro fedeltà agli Stati Uniti d’America al cospetto della bandiera.

La fake news su Papa Francesco
Altra bufala è stata la notizia sull’endorsement di Papa Francesco nei confronti della candidatura di Donald Trump. Niente di vero dunque sul sostegno di Papa Francesco durante le elezioni di quello che è poi diventato il neo-presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump.

Trump e la bufala del biglietto aereo
Altra bufala su Donald Trump, è stata quella secondo la quale il presidente avrebbe offerto biglietti di sola andata con destinazione Africa e Messico agli immigrati che volessero partire e lasciare l’America.

La bufala del terremoto in Italia
Un’altra bufala ha riguardato l’Italia da vicino in un evento tragico come quello del terremoto. Ricordate la polemica sul ritocco della magnitudo del terremoto per evitare allo Stato di pagare i danni? Appunto.

Bufale su Facebook: come riconoscerle

Secondo il magazine statunitense BuzzFeed, per bufala si intende una notizia che è stata verificata come totalmente falsa.

A produrre queste notizie spesso sono siti che pubblicano falsità a fini di lucro, cioè per portare gli utenti sui propri indirizzi, e che BuzzFeed ha raccolto in una blacklist contenente 96 indirizzi.

A far parte di questa cerchia di siti però sono migliaia di indirizzi a livello internazionale e che non sono sempre facili da trovare. Come facciamo dunque a riconoscerli e a smascherare le bufale che corrono su Facebook?

Per riconoscere una bufala bisogna fare attenzione a tre fattori principali:

  • fonti
  • titoli
  • inviti alla condivisione del post

Per capire se quella che abbiamo davanti è una bufala dobbiamo fare particolare attenzione alle fonti: se la fonte che riporta la notizia non è autorevole o riconosciuta c’è il rischio che siate davanti ad una bufala.

Se la notizia viene da una pagina Facebook attenti al suo nome: se ricorda il nome di una testata giornalistica nota ma non lo è probabilmente non la dovreste prendere per vera.

Un altro elemento che dovrebbe farvi diffidare è il titolo dei post: se sono urlati e poco chiari, se parlano di notizie sconvolgenti una volta aperto il link, non cliccate. Risparmiatevi la fatica.

Bufale: gli strumenti di Facebook e Google

Per aiutare il riconoscimento delle bufale sembra che tra poco Facebook introdurrà un’etichetta (almeno negli Stati Uniti) che segnalerà le notizie non verificate, impedendo così ai siti che di bufale di sfruttare la piattaforma del social network ed i servizi di pubblicità.

Un primo passo, come l’altra etichetta, è quella che segnala gli articoli di fact-checking su Google News. Si tratta però di servizi attivi nel solo mercato statunitense ed ancora non disponibili in Italia ed in altre zone.