Incubo legale da $1.400 miliardi in arrivo per Meta di Mark Zuckerberg?

Alessandro Nuzzo

9 Luglio 2026 - 18:08

Il prossimo agosto si aprirà il processo intentato da 4 Stati americani che accusano Meta di aver creato i suoi social con lo scopo di creare dipendenza nei giovani utenti.

Incubo legale da $1.400 miliardi in arrivo per Meta di Mark Zuckerberg?

Meta si prepara a quella che potrebbe diventare la battaglia legale più costosa della sua storia. Quattro Stati americani, California, Colorado, Connecticut e New Jersey, chiedono al colosso dei social network sanzioni fino a 1.400 miliardi di dollari, sostenendo che l’azienda abbia progettato deliberatamente Facebook e Instagram per creare dipendenza nei giovani utenti, minimizzando al tempo stesso i rischi per la loro sicurezza.

La cifra richiesta è emersa lunedì 6 luglio in un documento depositato dalla stessa Meta in tribunale, in risposta alla proposta di calcolo delle sanzioni presentata dai procuratori generali statali. Il dato colpisce per un motivo semplice: è quasi identico all’attuale capitalizzazione di mercato di Meta, che si aggira intorno ai 1.500 miliardi di dollari. Se confermata, sarebbe una delle sanzioni più ingenti mai imposte nella storia della tutela dei consumatori negli Stati Uniti.

Meta ha definito la richiesta priva di qualsiasi precedente. Un portavoce ha aggiunto che i calcoli effettuati dagli Stati sono «stravaganti» e privi di fondamento nei fatti e nel diritto. Durante un’udienza dello scorso giugno, i procuratori generali hanno illustrato la formula utilizzata per arrivare alla richiesta di risarcimento. L’importo della sanzione è stato moltiplicato per il numero di giovani utenti coinvolti. Secondo le leggi a tutela dei consumatori dei quattro Stati, ogni adolescente conteggiato come utente della piattaforma rappresenterebbe una violazione separata e indipendente. È proprio questo meccanismo di moltiplicazione ad aver generato una cifra così elevata.

Il prossimo 18 agosto si aprirà il processo

Il prossimo 18 agosto si aprirà, presso il tribunale di Oakland, in California, il processo. Nello stesso procedimento saranno affrontate anche le accuse mosse da altri 29 Stati, secondo cui Meta avrebbe violato il Children’s Online Privacy Protection Act, la legge federale sulla protezione della privacy dei minori, raccogliendo dati di bambini senza il consenso dei genitori.

Meta aveva chiesto l’archiviazione, ma il mese scorso un giudice ha respinto la richiesta, stabilendo che restano aperte questioni di fatto rilevanti: se le piattaforme siano state effettivamente progettate per creare dipendenza e se Meta abbia mentito nel negare questa intenzione.

Dal canto suo, l’azienda continua a respingere ogni accusa, sostenendo che la dipendenza dai social media non sia una diagnosi psichiatrica riconosciuta ufficialmente e non compaia in alcun manuale diagnostico di riferimento in psichiatria. Partendo da questa base, Meta sostiene che le proprie precedenti dichiarazioni pubbliche, nelle quali negava che Facebook e Instagram creassero dipendenza, non possano essere considerate ingannevoli. L’azienda afferma inoltre che le sue piattaforme sono state progettate per un pubblico generale, non per i bambini al di sotto dei 13 anni.

Conseguenze più strutturali che economiche

Resta ora da capire cosa potrà accadere davvero. Meta rischia, almeno sulla carta, una sanzione elevatissima da 1.400 miliardi di dollari, pari quasi al suo intero valore di capitalizzazione. Secondo diversi esperti legali, tuttavia, è probabile che l’importo finale delle sanzioni sarà molto più contenuto, perché la cifra rappresenta più un tetto teorico massimo che un’aspettativa realistica.

Il vero rischio per Meta, però, potrebbe non essere soltanto economico, ma strutturale. Una sconfitta potrebbe tradursi in un accordo capace di obbligare l’azienda a ridisegnare le funzionalità delle proprie piattaforme per gli utenti minorenni. Meta potrebbe essere costretta a eliminare lo scrolling infinito, limitare il sistema di notifiche push e rivedere gli algoritmi di profilazione e raccomandazione dei contenuti, con conseguenze dirette sul suo modello di business, basato proprio sulla vendita di pubblicità profilata.