Eredità e investimenti: la scelta giusta può far risparmiare migliaia di euro

Guido Giaume

16 Giugno 2025 - 07:42

Gestire il passaggio generazionale del patrimonio con intelligenza fiscale: tra plusvalenze, BTP esenti e step-up, la pianificazione può ridurre le imposte da 56.000 a 44.000 €.

Eredità e investimenti: la scelta giusta può far risparmiare migliaia di euro

Adalberto ha sempre gestito da solo i suoi investimenti, ma l’avvicinarsi della fine della sua vita lo ha spinto a fare una scelta diversa: affidarsi a un consulente per pianificare il futuro del suo patrimonio. Il suo desiderio era duplice. Da un lato, voleva garantire continuità nella gestione delle sue risorse, permettendo alla sua compagna, più giovane e senza esperienza finanziaria, di subentrare in sicurezza. Dall’altro, intendeva ottimizzare la trasmissione dell’eredità dal punto di vista fiscale.

La situazione era piuttosto chiara: nessun erede legittimo e nessun familiare con diritto a una quota di legittima. L’intero patrimonio, del valore di un milione di euro, era destinato alla compagna. Esso era composto da 500.000 euro in azioni, 450.000 euro in Titoli di Stato italiani e 50.000 euro in liquidità. Le azioni, acquistate per 300.000 euro, avevano generato una plusvalenza latente di 200.000 euro.

Inizialmente Adalberto aveva pensato di vendere le azioni per reinvestire tutto in BTP, approfittando del fatto che, secondo l’art. 12 del D.lgs. 346/1990, i Titoli di Stato italiani sono esenti da imposta di successione. Ma prima di procedere, abbiamo valutato due scenari: vendere o non vendere.

Nel primo scenario, la vendita in vita avrebbe comportato la realizzazione della plusvalenza, con un’imposta del 26% sui 200.000 euro guadagnati, pari a 52.000 euro. Con il ricavato netto, Adalberto avrebbe potuto reinvestire 448.000 euro in BTP, che sommati ai 450.000 già presenti e ai 50.000 euro in liquidità, avrebbero composto un’eredità di un milione di euro. Ma poiché i BTP sono esenti da successione, l’8% di imposta sarebbe stato calcolato solo sulla liquidità, per un totale di 4.000 euro. In questo caso, l’imposizione fiscale complessiva sarebbe stata di 56.000 euro.

Il secondo scenario prevedeva di non vendere. In questo caso, alla morte di Adalberto, le azioni sarebbero passate alla compagna con il loro valore di mercato rivalutato, grazie al cosiddetto step-up fiscale. Questo meccanismo prevede che, al momento della successione, il valore fiscale delle azioni si aggiorni automaticamente al prezzo di mercato, azzerando di fatto le plusvalenze maturate. Di conseguenza, l’erede avrebbe potuto vendere in futuro le azioni senza dover pagare imposte sul guadagno accumulato dal de cuius.

Dal punto di vista della successione, l’imposta sarebbe stata calcolata solo sul patrimonio imponibile, cioè sul totale di un milione di euro meno i 450.000 euro di BTP, esenti. L’imposta dell’8% su 550.000 euro avrebbe generato un carico fiscale di 44.000 euro. Un risparmio di 12.000 euro rispetto all’ipotesi precedente.

Questa analisi dimostra quanto una corretta pianificazione successoria possa incidere sulle imposte da pagare. In particolare, nei casi in cui gli eredi non abbiano legami di parentela e quindi non beneficino di alcuna franchigia, conoscere i meccanismi di esenzione e di rivalutazione del patrimonio può fare la differenza.

Per molti investitori, la tentazione di vendere in vita è forte, ma bisogna considerare attentamente il peso fiscale delle plusvalenze e la potenzialità dello step-up. Una regola pratica utile: se il guadagno realizzato dalle azioni supera il 50% del valore iniziale, come in questo caso, è generalmente più conveniente lasciarle in eredità, piuttosto che venderle e reinvestire. Altrimenti, vendere in vita può essere più efficiente.

In definitiva, una strategia ben ponderata non solo risponde al desiderio di ordine e chiarezza del testatore, ma tutela concretamente gli interessi degli eredi, aiutandoli a ricevere quanto più possibile del patrimonio costruito con una vita di lavoro.