Elezioni anticipate? Ecco quanto ci costerebbe tornare a votare

Dopo il naufragio del governo Lega-5 Stelle sembrano inevitabili delle elezioni anticipate: quanto costerà agli italiani tornare tra breve alle urne?

Elezioni anticipate? Ecco quanto ci costerebbe tornare a votare

Quanto costeranno agli italiani le elezioni anticipate? Visti i risultati del 4 marzo e la fine prima ancora di inziare del governo Lega-Movimento 5 Stelle, questa domanda appare più che lecita.

Al momento il ritorno alle urne è un’ipotesi certa tanto che già si parla della possibile data: vediamo allora nel dettaglio i costi che lo Stato si deve sobbarcare ogni volta che ci sono delle elezioni politiche.

I costi delle elezioni

La macchina organizzativa delle elezioni politiche è molto complessa e, di conseguenza, ha dei costi che non sono trascurabili. Tante infatti sono le voci di spesa che riguardano ben quattro ministeri.

Al momento ancora non sono stati forniti nel dettaglio i costi del voto del 4 marzo, ma possiamo farci un’idea su quanto siano costate le politiche che ci siamo appena messi alle spalle guardando quanto è stato speso per le elezioni nel 2013.

Cinque anni fa il costo totale è stato stimato in 389 milioni. Le uscite hanno interessato il Ministero dell’Economia, quello di Giustizia, degli Esteri e dell’Interno, con il Viminale che logicamente è stato il dicastero che ha necessitato di maggiori fondi.

  • Ministero dell’Economia - 38 milioni
  • Ministero Giustizia - 14 milioni
  • Ministero degli Esteri - 33 milioni
  • Ministero dell’Interno - 315 milioni

Viste le grandi spese sostenute, vediamo nel dettaglio come il Viminale nel 2013 ha suddiviso le sue uscite per permettere il regolare svolgimento delle elezioni politiche.

  • Dipartimento Affari Interni e Territoriali - 237 milioni
  • Dipartimento Politiche Personali - 5 milioni
  • Dipartimento Pubblica Sicurezza - 73 milioni

In sostanza oltre ai costi sostenuti per il personale e le Forze dell’Ordine (21.154 poliziotti, 21.154 carabinieri, 11.526 finanzieri, 3.268 forestali, 300 poliziotti penitenziari, 3.638 vigili urbani e 585 poliziotti provinciali), il grosso è stato spesso nei territori e allora vediamo anche come sono stati ripartiti questi soldi.

  • Seggi elettorali - 223 milioni
  • Facilitazioni di viaggio - 9,8 milioni
  • Informatica e telecomunicazione - 2,1 milioni
  • Personale e logistica - 1,9 milioni

Per ogni sezione si è stimato in pratica un costo nel suo complesso di 6.135 euro. Nel 2013 la legge elettorale prevedeva 61.597 sezioni mentre nel 2018, con il Rosatellum, il numero è sceso leggermente a 61.552.

I costi quindi del voto del 4 marzo dovrebbero essere rimasti sostanzialmente identici, visto che come cinque anni fa c’è stato anche il doppio voto in Lombardia e nel Lazio per le regionali.

Con un voto bis a settembre la spesa quindi dovrebbe essere di poco inferiore, visto che non ci saranno in contemporanea delle elezioni regionali a meno che non si vogliano accorpare quelle previste in Basilicata e Trentino Alto Adige.

Ipotizzando però alcuni rincari per i rimborsi di viaggio, per i trasporti e per il personale, possiamo dire che un’elezione politica in Italia abbia dei costi stimabili in 400 milioni. Se quindi nel 2018 si dovesse andare due volte alle urne, la cifra raddoppierebbe a circa 800 milioni.

Contando poi le regionali che si sono svolte e quelle amministrative che ci saranno il prossimo 10 giugno, con un ritorno alle urne in questo 2018 la somma totale per le elezioni in Italia in quest’anno potrebbe avvicinarsi ai due miliardi di euro.

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