Elezioni anticipate? Ecco quanto ci costerebbe tornare a votare

Dopo le dimissioni di Giuseppe Conte e l’apertura della crisi di governo quello delle elezioni anticipate appare essere come uno scenario molto probabile: ecco quanto costerebbe agli italiani tornare a breve alle urne.

Elezioni anticipate? Ecco quanto ci costerebbe tornare a votare

Quanto potrebbero costare agli italiani le elezioni anticipate? Dopo le dimissioni di Giuseppe Conte a seguito dello strappo della Lega, adesso è il momento delle consultazioni per il Presidente Sergio Mattarella.

Due giorni dove al Colle sfileranno i rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari, con il Presidente che in caso di una mancata rapida intesa tra i vari partiti per dare vita a una maggioranza di governo, non potrà fare altro che sciogliere le Camere e mandare il paese al voto.

Qui per rispondere al Sondaggio: meglio le elezioni o un nuovo governo?

Al momento il ritorno alle urne è un’ipotesi comunque concreta: vediamo allora nel dettaglio i costi che lo Stato si deve sobbarcare ogni volta che ci sono delle elezioni politiche.

I costi delle elezioni politiche in Italia

La macchina organizzativa delle elezioni politiche è molto complessa e, di conseguenza, ha dei costi che non sono trascurabili. Tante infatti sono le voci di spesa che riguardano ben quattro ministeri.

Al momento ancora non sono stati forniti nel dettaglio i costi del voto del 4 marzo 2018, ma possiamo farci un’idea su quanto siano costate le scorse politiche guardando quanto è stato speso per le elezioni nel 2013.

Sei anni fa il costo totale è stato stimato in 389 milioni. Le uscite hanno interessato il Ministero dell’Economia, quello di Giustizia, degli Esteri e dell’Interno, con il Viminale che logicamente è stato il dicastero che ha necessitato di maggiori fondi.

  • Ministero dell’Economia - 38 milioni
  • Ministero Giustizia - 14 milioni
  • Ministero degli Esteri - 33 milioni
  • Ministero dell’Interno - 315 milioni

Viste le grandi spese sostenute, vediamo nel dettaglio come il Viminale nel 2013 ha suddiviso le sue uscite per permettere il regolare svolgimento delle elezioni politiche.

  • Dipartimento Affari Interni e Territoriali - 237 milioni
  • Dipartimento Politiche Personali - 5 milioni
  • Dipartimento Pubblica Sicurezza - 73 milioni

In sostanza oltre ai costi sostenuti per il personale e le Forze dell’Ordine (21.154 poliziotti, 21.154 carabinieri, 11.526 finanzieri, 3.268 forestali, 300 poliziotti penitenziari, 3.638 vigili urbani e 585 poliziotti provinciali), il grosso è stato spesso nei territori e allora vediamo anche come sono stati ripartiti questi soldi.

  • Seggi elettorali - 223 milioni
  • Facilitazioni di viaggio - 9,8 milioni
  • Informatica e telecomunicazione - 2,1 milioni
  • Personale e logistica - 1,9 milioni

Per ogni sezione si è stimato in pratica un costo nel suo complesso di 6.135 euro. Nel 2013 la legge elettorale prevedeva 61.597 sezioni mentre nel 2018, con il Rosatellum, il numero è sceso leggermente a 61.552.

I costi quindi del voto del 2018 dovrebbero essere rimasti sostanzialmente identici, visto che come cinque anni fa c’è stato anche il doppio voto in Lombardia e nel Lazio per le regionali.

Con un voto a fine ottobre la spesa quindi dovrebbe essere di poco inferiore, visto che ci sarebbero in contemporanea soltanto le elezioni regionali in Umbria nel caso si votasse domenica 27.

Ipotizzando però alcuni rincari per i rimborsi di viaggio, per i trasporti e per il personale, possiamo dire che un’elezione politica in Italia adesso che siamo nel 2019
abbia dei costi stimabili in 400 milioni.

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