Dal voto ai comizi, tutte le forme di partecipazione che in Italia stanno scomparendo

Alberto De Pasquale

14/12/2025

Meno di un cittadino su due si informa regolarmente sui temi del momento e crolla l’interesse per dibattiti e comizi. Cosa sta accadendo agli italiani?

Dal voto ai comizi, tutte le forme di partecipazione che in Italia stanno scomparendo

Non c’è solo l’astensionismo: la disaffezione per la politica parte da lontano e ha varie forme, meno rumorose ma comunque indicative.

Mentre aumenta la percentuale di chi non si presenta alle urne, con il cosiddetto “partito del non voto” che monopolizza regolarmente il dibattito in occasione degli appuntamenti elettorali, in realtà in Italia il crescente disinteresse per la vita democratica è molto più sfaccettato e diffuso. Partecipiamo sempre meno ai cortei, ascoltiamo pochi dibattiti, la politica non è tra i nostri argomenti di conversazione preferiti e anche tenerci informati non è più una priorità. Lo scollamento tra cittadinanza e politica, che chiaramente non è solo italiano, riguarda anche i più giovani.

Le indicazioni arrivano dal 59° Rapporto del Censis, un’indagine piuttosto corposa e variegata che, tra i vari temi toccati, sottolinea il «calo costante e prolungato della partecipazione politica in tutte le sue forme da parte dei cittadini e una decisa perdita di interesse nei confronti delle questioni pubbliche».

Cosa dicono i dati

Partiamo dalla forma più elementare di partecipazione indiretta: tenersi informati. Nel 2003 il 57,1% della popolazione italiana affermava di informarsi regolarmente sulle novità della politica; nel 2024 lo ha fatto meno di un cittadino su due, il 48,2%. Quelli che invece ammettono di non informarsi mai di politica sono passati dal 26% al 29,4%.

Un conto è informarsi, un altro è discutere con parenti, amici e colleghi delle notizie e dei temi politici principali. Di positivo c’è che la quota di cittadinanza del tutto esclusa dal dibattito è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi vent’anni: nel 2003 era il 35,5% della popolazione ad ammettere di non parlare mai di politica, passato al 36,9% nel 2024. In compenso, sono diminuiti gli appassionati: nel 2003 il 33,7% dichiarava di parlare regolarmente di politica, mentre nel 2024 solo il 28,9%.

La disaffezione, comunque, passa soprattutto dalla perdita di appeal dei talk televisivi, dei cortei e dei comizi. Nel 2003 oltre un italiano su cinque (21,1%) ascoltava i dibattiti politici, nel 2024 poco più di uno su dieci (10,8%). Vent’anni fa il 6,8% della popolazione partecipava ai cortei e il 5,7% ai comizi, mentre lo scorso anno solo, rispettivamente, il 3,3% e il 2,5%.

Una crisi di interesse anche verso l’UE

Tra i giovani, nella fascia tra i 20 e i 24 anni, i regolarmente informati sui temi della politica sono passati in vent’anni dal 47,7% al 36,2% e quelli che ne parlano con regolarità dal 29,4% al 25,1%. Nel caso dei giovani, il disinteresse per i dibattiti politici risulta ancora più marcato: il 19,5% li seguiva nel 2003, mentre appena l’8,2% lo ha fatto nel 2024. Ancora più evidente la disaffezione per i comizi: la partecipazione era al 6,3% vent’anni fa e a meno del 2% oggi. L’unica forma di partecipazione che continua a essere in linea con le sensibilità dei più giovani è quella nei cortei: oggi è il 6,2% dei 20-24enni a partecipare alle mobilitazioni di piazza, quasi il doppio rispetto alla popolazione nel suo complesso, ma comunque in misura minore rispetto a quanto facevano i giovani oltre vent’anni fa (10,4%).

La mancanza di slancio verso la politica interna va in parallelo con una più generale sfiducia anche per le istituzioni europee. Il 61,9% degli italiani ritiene che l’Unione Europea abbia un ruolo poco o per niente incisivo nelle grandi partite globali e il 52,8% pensa che sia destinata alla marginalità. Il 38,7% considera le democrazie inadeguate a sopravvivere in un contesto in cui sembrano contare più la forza e l’aggressività, invece che la legge e il diritto. Il 29,7% pensa che i regimi autocratici siano più adatti all’attuale assetto geopolitico.