Quanto guadagna Pier Luigi Bersani? Stipendio e patrimonio dell’ex leader del centrosinistra

Emanuele Di Baldo

18 Settembre 2026 - 17:00

Per anni volto simbolo del centrosinistra, oggi è “uno dei tanti” del Partito Democratico, ma volto fisso di tanti programmi TV. Ecco quanto guadagna e cosa fa oggi

Quanto guadagna Pier Luigi Bersani? Stipendio e patrimonio dell’ex leader del centrosinistra

Ha lasciato il Parlamento nel 2022, ma non ha mai lasciato la scena. Pier Luigi Bersani, che il prossimo 29 settembre compie 75 anni, è oggi un militante semplice del Partito Democratico, rientrato nel 2023 dopo sei anni di scissione, e insieme uno degli ospiti più corteggiati dei talk show italiani. Solo nel 2026 lo si è visto a diMartedì su La7 accanto a Giuseppe Conte, a Realpolitik su Rete 4, dove ha liquidato la sfida del centrosinistra con una delle sue battute-marchio («Contro Meloni vince pure un candidato di legno»), e a Otto e mezzo, dove proprio in questi giorni ha difeso la segretaria dei Giovani Democratici Virginia Libero dalla polemica sulle sue parole. L’11 settembre era sul palco della Versiliana alla festa del Fatto Quotidiano, con un appello netto: fermare l’aumento della spesa militare al 5% del PIL perché «sono 20 miliardi che ci servono per la sanità».

Insomma, il ruolo mediatico nel centrosinistra non è da politico qualunque ma da voce autorevole di una leadership che, oramai, non lo riguarda più. Perlomeno nella carica. Per il resto nessuna carica, nessuna indennità parlamentare. Ecco cosa si sa davvero dei suoi conti.

Pier Luigi Bersani: la carriera politica, le legislature da ministro e il «ruolo da chioccia» del PD

Nato a Bettola, in Val Nure, da una famiglia di artigiani (il padre meccanico e benzinaio), laureato con lode in Filosofia a Bologna nel 1975 con una tesi su papa Gregorio Magno, Bersani entra nel Partito Comunista Italiano dopo un passaggio da Avanguardia Operaia. Nel 1980 è consigliere regionale in Emilia-Romagna con 2.991 preferenze; ci resterà per quattro legislature, diventando assessore e poi vicepresidente della giunta.

Il salto arriva il 6 luglio 1993, quando a 41 anni viene eletto presidente della Regione. Nel 1995 la riconferma per voto diretto è un plebiscito: 54% e 1.508.241 voti. Nello stesso anno presiede la Conferenza delle Regioni.

Poi i ministeri, quattro governi di fila. All’Industria dal 1996 al 1999 (governi Prodi I e D’Alema I) firma il decreto legislativo n. 79 del 1999 che liberalizza il mercato elettrico e il dlgs n. 114 del 1998, la Riforma Bersani sul commercio che abolisce le tabelle merceologiche. Ai Trasporti dal 1999 al 2001, allo Sviluppo economico dal 2006 al 2008, dove i due «decreti Bersani» introducono la portabilità dei mutui, la RC auto con la classe di merito familiare e l’addio ai costi di ricarica dei cellulari.

Deputato dal 2001, europarlamentare dal 2004 al 2006 con 342.404 preferenze, nel 2009 vince le primarie del PD con il 53,23% e 1.623.239 voti. Il 2 dicembre 2012 stravince il ballottaggio delle primarie di Italia. Bene Comune contro Matteo Renzi (60,9% contro 39,1%), ma le politiche del 2013 si chiudono con il celebre «non abbiamo vinto anche se siamo arrivati primi»: mandato esplorativo fallito, elezione del Quirinale naufragata sui 101 franchi tiratori contro Romano Prodi, dimissioni il 20 aprile.

Da lì la minoranza interna, il No al referendum del 2016, la scissione del febbraio 2017 in Articolo Uno con Speranza e D’Alema, il ritorno alla Camera con Liberi e Uguali nel 2018 e infine la rinuncia a ricandidarsi: «Il seggio sì, la politica non si lascia mai».

Quanto guadagna Pier Luigi Bersani? Il patrimonio conosciuto

Fuori dal Parlamento dal 2022, Bersani non percepisce più alcuna indennità da eletto e i suoi redditi non sono più soggetti all’obbligo di pubblicazione sul sito di Camera e Senato. L’ultima fotografia ufficiale resta quindi quella delle dichiarazioni patrimoniali dei parlamentari, che raccontano una curva sorprendentemente piatta nell’arco di un decennio: 163.551 euro di imponibile nel 2008, 150.450 euro nel 2009 (quarto tra i leader di partito, dietro Berlusconi, Di Pietro e Bossi, ma davanti a Casini), 150.211 euro nel 2016 e 148.096 euro nel 2017, cifra all’epoca superiore a quella dichiarata da Renzi (107.100 euro), Di Maio (98.471) e Meloni (98.421).

Il capitolo più sostanzioso, però, è quello previdenziale. Nel 2012 Il Giornale ricostruì la posizione di Bersani individuando tre assegni cumulabili: il vitalizio da deputato, stimato attorno ai 5.000 euro lordi al mese dopo tre legislature alla Camera; quello da ex consigliere regionale dell’Emilia-Romagna, quantificato dal gruppo M5S in Regione in 4.423,55 euro lordi mensili; e una terza pensione INPS maturata come insegnante e poi come funzionario di PCI e DS, di entità mai quantificata. La legge consente il cumulo. A questi si somma oggi la voce non documentabile dei cachet televisivi: Bersani è presenza fissa su La7, Rete 4 e Nove, ma nessuna emittente ha reso pubblici gli importi.

In tutto questo, va ricordato che Bersani è stato tra i sostenitori dell’imposta patrimoniale ordinaria sui patrimoni oltre 1,5 milioni di euro, con esenzione delle prime case di valore contenuto, sul modello dell’Impôt de Solidarité sur la Fortune francese, e che nel 2026 è tornato sul tema della concentrazione della ricchezza. Sul fronte privato, è sposato dal 1980 con la farmacista Daniela Ferrari, da cui ha avuto due figlie.