Effetto COVID sui negozi: già 3.000 chiusi a Roma, l’allarme

Tra le attività economiche penalizzate da lockdown ed epidemia ci sono i negozi al dettaglio. Il quadro che emerge da Roma è sconfortante: sono già 3.000 gli esercizi chiusi. E le prospettive non sono buone. I dati

Effetto COVID sui negozi: già 3.000 chiusi a Roma, l'allarme

Continua la conta dei danni economici del coronavirus in Italia. Nel mirino delle ultime analisi, i negozi di Roma.

Dalla Confesercenti della capitale arriva un grido di allarme importante: sono già 3.000 gli esercizi commerciali della città chiusi e che, per il momento, non riapriranno.

E le prospettive non sono buone per i prossimi mesi, considerando anche il drastico calo di entrate dell’estate, senza turismo straniero, con gli uffici chiusi in centro e con il boom dello shopping online.

Qual è l’effetto COVID sui negozi romani?

Negozi ai tempi del COVID: 3.000 chiusi a Roma

È crisi nera per gli esercizi commerciali delle grandi e piccole città I numeri che arrivano dagli ultimi aggiornamenti su Roma sono eloquenti al riguardo.

L’impatto coronavirus sulle vendite al dettaglio è stato dirompente e rischia di lasciare ancora segni di declino nei prossimi mesi.

Confesercenti ha fatto un bilancio nella capitale: da quando è terminato il più rigoroso lockdown, sono 3.000 gli esercizi commerciali che hanno deciso di non riaprire. Si tratta del 4% dei circa 80.000 negozi, escludendo bar e ristoranti.

Resteranno chiusi per sempre? Il dubbio resta. Il motivo sono i segnali del presente e del prossimo futuro piuttosto scoraggianti: svendite da subito e saldi prorogati non stanno avendo l’effetto sperato.

Di conseguenza, come sottolineato da Confesercenti:

“Se continua così, il rischio è che a ottobre possa esserci un’ecatombe. Prevediamo 26.000 negozi chiusi. Uno su tre. Per l’economia di Roma, un disastro”

Previsioni amare, quindi, per Roma, solitamente presa d’assalto soprattutto dai turisti amanti dello shopping italiano. Non a caso, le vie del centro famose per le vetrine di lusso sono quasi deserte. In via Frattina si segnalano diversi cartelli con avviso vendesi o affittasi attaccati sulle saracinesche.

E lo scenario cambia poco anche nelle zone più popolari, ma solitamente fulcro di acquisti, come via Tuscolana.

Nella capitale finora si stima una perdita di incassi mensili di circa 130 milioni di euro.

Crisi negozi: perché?

Non è difficile inquadrare il problema dei negozi in affanno a Roma e dei così tanti esercizi commerciali che non riusciranno a riaprire.

Innanzitutto c’è la carenza dei turisti. Fino a quando non ci sarà una situazione globale più sicura a livello epidemiologico, con casi in netto calo e l’avvio della vaccinazione, l’afflusso dall’estero resterà pari a zero.

E con esso gli acquisti di russi, americani, tedeschi, cinesi, giapponesi.

Poi ci sono motivi interni, come, per esempio, il boom dello shopping online da parte degli stessi italiani. La modalità di comprare cose ed oggetti anche meno essenziali è cambiata con il lockdown. La rivincita del web si è affermata sui negozi tradizionali e, probabilmente, il trend continuerà anche senza i blocchi forzati o il rischio epidemia.

E, infine, nel bilancio occorre considerare lo smart working. Uffici chiusi o con personale dimezzato stanno avendo un forte impatto sulle attività commerciali romane. Si contano almeno 400.000 dipendenti di meno nella capitale. Un numero non così esiguo.

La soluzione? Confesercenti, lanciando l’allarme per i negozi di Roma, ha suggerito di creare una sorta di zona franca al centro innanzitutto. Meno tasse e contributi per chi ha un negozio: basterà a risollevare il commercio nella capitale?

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