Effetto COVID sul petrolio: 9.000 licenziamenti da un colosso energetico

Terremoto epidemia nel settore oil: i prezzi bassi e l’arresto della produzione scatenati dal lockdown spingono verso 9.000 licenziamenti un colosso del petrolio.

Effetto COVID sul petrolio: 9.000 licenziamenti da un colosso energetico

Transizione in corso il colosso Royal Dutch Shell. L’epidemia ha impattato pesantemente sul settore petrolio e il big olandese si sta adeguando alla crisi.

L’annuncio della società non è indolore, seppure richiama ad una ristrutturazione produttiva verso la sostenibilità. In previsione ci sono migliaia di licenziamenti.

I tagli al personale si aggiungono alla diminuzione del dividendo per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Shell ha rivelato una perdita netta di 18,3 miliardi di dollari (14,1 miliardi di sterline) per il secondo trimestre del 2020, quando i prezzi globali del petrolio sono crollati a minimi record in risposta all’epidemia di coronavirus.

Il piano Shell per licenziare 9.000 persone

La Royal Dutch Shell ha annunciato mercoledì l’intenzione di tagliare fino a 9.000 posti di lavoro,oltre il 10% della sua forza lavoro, come parte di un’importante revisione per spostare il gigante del petrolio e del gas verso l’energia a basse emissioni di carbonio.

La società, che aveva 83.000 dipendenti alla fine del 2019, ha affermato che la riorganizzazione porterà a ulteriori risparmi annuali da circa $ 2 miliardi a $ 2,5 miliardi entro il 2022 oltre i tagli di costo da $ 3 a $ 4 miliardi annunciati all’inizio di quest’anno.

In un aggiornamento delle operazioni, Shell ha anche affermato che la sua produzione di petrolio e gas è destinata a diminuire bruscamente nel terzo trimestre a circa 3,05 milioni di barili di petrolio.

Le previsioni rispecchiano la minore produzione a causa della pandemia di coronavirus e degli uragani che hanno costretto le piattaforme offshore allo spegnimento.

Shell, il più grande rivenditore di carburante al mondo, ha visto una ripresa delle vendite nel terzo trimestre dai minimi toccati in quello precedente, poiché alcuni Paesi sono gradualmente usciti dalle misure di lockdown.

Tuttavia, ha annunciato quasi 16,8 miliardi di dollari di svalutazione dopo aver drasticamente ridotto le sue stime per i prezzi del petrolio e del gas a seguito della pandemia.

“È molto doloroso sapere che finirai per dire addio a un bel po’ di brave persone. Ma lo stiamo facendo perché dobbiamo, perché è la cosa giusta da fare per il futuro dell’azienda

queste le parole di Ben van Beurden, amministratore delegato di Shell.

Non solo virus: obiettivi green per Shell

La riduzione dei costi è vitale anche per i piani Shell che mirano al passaggio verso il settore energetico e delle energie rinnovabili.

La riorganizzazione aziendale, infatti, è progettata per promuovere le ambizioni ecologiche di Shell. La società ha dichiarato ad aprile di aver pianificato di eliminare tutte le emissioni nette dalle proprie attività e la maggior parte dei gas a effetto serra dal carburante che vende ai suoi clienti entro il 2050.

Il settore, quello della sostenibilità, è sempre più in ascesa e su di esso stanno puntando le grandi aziende energetiche.

Come spiegato dall’amministratore delegato Shell:

“Se vogliamo avere successo come parte integrante di una società che punta verso le emissioni nette zero (carbonio), ora è il momento di accelerare.”

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