Dopo gli shock per Silicon Valley Bank, Signature Bank e Credit Suisse, da qualche settimana è più sereno. Quest’ultima crisi finanziaria è stata una tempesta rapida, quasi come un temporale estivo, e ciò grazie alle Banche Centrali coordinate da un’ottima regia e rapide ad intervenire.
Come è nell’ordine delle cose, i settori più penalizzati nell’anno precedente sono quelli che da inizio anno beneficiano anche dei maggiori rialzi/recuperi, come i titoli growth con annessi tutti i tecnologici. È nell’ordine delle cose? Si, certo, ed è quella che viene definita come regression to the mean, difficile da guardare con freddezza nel cuore della tempesta ma che, se fossimo razionali, ci suggerirebbe di aumentare il rischio proprio nelle fasi negative e più acute.
Le scelte di investimento non sono però dettate dalla razionalità, lo sappiamo, ed è con l’emotività che dobbiamo fare i conti, che è la stessa che in buona percentuale una delle forze che muove anche i mercati mondiali.
In piena crisi dello scorso anno ho scritto un articolo per Wall Street Italia, ed il titolo era appositamente provocatorio: “Il 2022, un anno straordinario”. Ma in quel caso la straordinarietà descritta era l’anomalia nella correlazione positiva tra tutte le asset class, in particolare il calo di Treasury e S&P500 entrambi oltre il 20%, mai successo prima nella storia.
Le crisi però sono utili per vari motivi e sono soprattutto quando le trasformiamo in occasioni per acquisire maggiore consapevolezza, perché ci insegnano sempre qualcosa che ritroveremo in futuro, migliorando così i nostri comportamenti. Ed ecco che è proprio dal 2022 che ci arriva la più grande lezione dai mercati. Vediamo di cosa si tratta.
È scontato che a nessuno piace vedere i propri estratti conto scendere del 10%, 15%, 20%. Io, se avete notato, non le ho mai definite perdite, lo sapete bene, ma solo momentanee variazioni negative dei nostri portafogli di investimento. E non è un motivo per rendere meno cruda la realtà, ma solo un dato di fatto. Ogni portafoglio può subire infatti variazioni negative anche pesanti, stimabili ex ante, ed avere tempi di recupero – anche questi misurabili statisticamente - più o meno lunghi, ma ci restituirà sempre un risultato positivo nell’orizzonte misurato ad inizio investimento, se si rispettano regole e metodo condivisi.
Guardiamo con occhi diversi quindi al 2022, e a cosa ci ha insegnato.
La prima nota positiva del 2022 è che finalmente è venuta meno quella che già il 5 dicembre 1996 Alan Greenspan, Presidente del Federal Board a Washington, definì come esuberanza irrazionale per spiegare il comportamento degli investitori sul mercato azionario, e che causò subito dopo un crollo dei mercati in tutto il mondo. Possiamo dire che dal 2008, dalla Grande Crisi finanziaria sulla quale sono stati scritti tantissimi libri, il mondo intero, con pause “salutari”, ha vissuto una nuova esuberanza irrazionale, sino al 2021? Forse anche la pausa subita del 2020 con il Covid, pur di così breve durata sebbene molto profonda, non ha aumentato l’appetito al rischio degli investitori, inondandoli, più di quanto le banche centrali abbiano fatto nei mercati con il Quantitative Easing, di quella fiducia nelle proprie capacità previsionali e nella loro abilità nell’affrontare le fasi di forte volatilità, facendo aumentare esponenzialmente quella over confidence causa di tanti mali e, conseguentemente, a focalizzare le proprie scelte alla ricerca del miglior rendimento nel più breve tempo possibile?
Del resto, cosa c’è di meglio? È noto, dimostrato, ricavato da evidenze statistiche, che chi investe concentrandosi sulla ricerca del rendimento, soprattutto nel breve periodo e quindi senza alcuna pianificazione, è destinato ad avere delle amare sorprese in futuro. E poi ancora che le scelte sbagliate sono spesso dettate dalle nostre forti convinzioni, dalle nostre emozioni quali paura ed avidità, e invece dopo aver pianificato i nostri investimenti ci restano – ci dovrebbero restare - solo due cose da comprare: un budget di rischio ed il tempo necessario alla corretta remunerazione del rischio assunto.
Di buono il 2022 ha portato agli investitori una consapevolezza di cosa significa rischio sui mercati e tempo di recupero, di come si manifesta la volatilità e, mi auguro, di quanto sia sbagliato assecondare le proprie emozioni. La lezione è stata dura, il nostro professor Market molto severo, ma abbiamo acquisito maggiore consapevolezza. E questo lo portiamo a casa.
A cosa ci servirà questa lezione? A comprendere che anche il miglior portafoglio in alcune fasi di mercato può subire forti drawdown e tempi più o meno lunghi di recupero, ed è in quei momenti che anche la fiducia sarà anche in futuro messa a dura prova. Ma alzando lo sguardo, dovremmo ormai aver capito bene che a vincere, alla fine, sarà sempre e soltanto la strategia del portafoglio scelta, il metodo e la pazienza.
Guardando oggi alle nostre variazioni negative del 2022, è importante inserirle anche in un contesto di più lungo periodo, e ciò aiuta a comprendere che tutto quello che è successo rientra tra gli eventi possibili e, sapete, nessuno sano di mente può escludere che andamenti così negativi non potranno ripetersi in futuro: ma potete credermi quando dico che, definito un budget di rischio, un tempo dell’investimento, una corretta strategia, e se seguiamo un metodo e ci dotiamo della dote della pazienza, i risultati che otterremo sono molto meno incerti di quanto possiamo “vedere” nei periodi difficili, quando tutto sembra andar male. Vivere nell’incertezza non significa doverla subire, ma si si deve imparare a gestirla, e quanta è anche una lezione che viene dal 2022.