Dropbox è la prima compagnia con l’intera forza lavoro virtuale

Il colosso tech californiano ha affermato di aver reso la propria intera forza lavoro “virtuale prima di tutto”: ecco cosa vuol dire

Dropbox è la prima compagnia con l'intera forza lavoro virtuale

Dropbox sostiene di essere la prima compagnia al mondo ad avere tutta la sua forza lavoro virtuale. Più precisamente, il colosso tech californiano afferma di aver rapidamente reso il suo intero parco dipendenti “virtuale prima di tutto”.

Ma cosa vuol dire esattamente?
I quasi 3.000 dipendenti dell’azienda continueranno a lavorare da remoto per la maggior parte del tempo, per percentuali che vanno oltre l’85%. Solo occasionalmente si recheranno in ufficio, per un lavoro più collaborativo e di team building.

Per facilitare questa tendenza, la società rinnoverà i suoi uffici, trasformandoli in quelli che chiama “Dropbox Studios”: niente più singole scrivanie ma solo “spazi di collaborazione” e tavole rotonde:

“Tutti svolgono il loro lavoro quotidiano individuale da casa o da spazi di co-working. Per questo i Dropbox Studios sono spazi davvero esplicitamente dedicati solo a impostazioni di strategie, team building, eventi della comunità e formazione per lo sviluppo della leadership”,

ha spiegato Melanie Collins, vice capo della divisione risorse umane.

Dropbox è la prima compagnia con forza lavoro virtuale

L’azienda è contro un approccio ibrido, ovvero quello che consentirebbe ai lavoratori di scegliere se e quando vogliono essere in ufficio, perché temeva potesse creare “diseguaglianze tra i lavoratori”.

Intervistata dalla CNN, la numero due delle risorse umane di Dropbox Melanie Collins ha spiegato cosa vuol dire davvero diventare la prima azienda con forza lavoro virtuale.

Per Collins significa innanzitutto che “il lavoro a distanza è l’esperienza primaria per tutti i nostri dipendenti a livello globale”; questo non esclude del tutto, però, la componente aziendale fisica, dell’incontro, che non sparirà mai:

“Sappiamo che la connessione umana è ancora fondamentale in termini di costruzione di team ad alte prestazioni; per questo investiremo nei Dropbox Studios, spazi collaborativi progettati per la raccolta di team e la creazione di comunità, invece di lasciare spazi di scrivanie da raggiungere quotidianamente.”

Interpellata sulle differenze tra questo e il cosiddetto approccio ibrido - quello che alterna smart working a ufficio ma di fatto non varia le modalità di lavoro in presenza - Collins replica che per Dropbox non c’è nessuna scelta relativa al lavorare o meno fuori dall’ufficio.

Quest’ultima modalità infatti - prosegue - “perpetua due esperienze dei dipendenti molto diverse che potrebbero portare a problemi di inclusione”:

“Il lavoro a distanza sarà l’esperienza primaria, che in realtà consente alle persone di avere più libertà nel modo in cui lavorano in termini di pianificazione, ma anche in relazione al dove lavorano. Per contro, i nostri uffici non avranno più nessuna scrivania individuale, costituendo un open space di collaborazione dedicato a strategie, team building, eventi e sviluppo della leadership.”

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