Negli ultimi trimestri il titolo Amazon (AMZN) ha attraversato una fase di sostanziale stagnazione, soprattutto se confrontato con l’andamento dello S&P 500 (SP500).
Mentre molti analisti di Wall Street hanno mantenuto una visione decisamente rialzista negli ultimi anni, la performance del titolo è risultata più contenuta rispetto all’indice di riferimento. Questo scollamento tra entusiasmo degli analisti e andamento effettivo del prezzo ha riportato al centro del dibattito la questione della valutazione.
Il 5 febbraio 2026 Amazon ha pubblicato i risultati del quarto trimestre dell’esercizio 2025. I ricavi hanno raggiunto 213,4 miliardi di dollari, in crescita del 13,6% su base annua, superando leggermente le attese. L’utile operativo è salito del 17,8% a 24,98 miliardi, mentre l’utile per azione diluito è aumentato del 4,8% a 1,95 dollari. Su base annua il quadro resta coerente: i ricavi sono cresciuti del 12,4% a 716,9 miliardi, l’utile operativo del 16,6% a 79,98 miliardi e l’EPS del 29,7% a 7,17 dollari. Si tratta di numeri solidi per un gruppo di queste dimensioni, ma la crescita si è ormai stabilizzata nella fascia bassa della doppia cifra, lontana dai ritmi più sostenuti del passato.
Il vero elemento critico non emerge però dal conto economico, bensì dal rendiconto finanziario. Negli ultimi quattro trimestri Amazon ha generato 139,5 miliardi di dollari di cash flow operativo, ma ha speso 128,3 miliardi in investimenti. In pratica, quasi l’intero flusso di cassa è stato reinvestito. Per il 2026, il CEO Andrew Jassy ha indicato investimenti per circa 200 miliardi di dollari, destinati in larga parte a Amazon Web Services. È quindi plausibile che il free cash flow torni in territorio negativo.
Questa dinamica non riguarda solo Amazon, ma l’intero comparto tecnologico impegnato nella corsa all’intelligenza artificiale. Anche Alphabet (GOOG), Meta Platforms (META) e Microsoft (MSFT) stanno aumentando in modo significativo la spesa per infrastrutture e data center. Finora il mercato ha accettato questa strategia, considerandola necessaria per costruire la nuova architettura digitale dell’era AI. Tuttavia, la storia economica insegna che non tutte le grandi ondate di investimento, dalle ferrovie fino alla bolla Internet, hanno generato ritorni proporzionati al capitale impiegato. Il rischio che una parte di questi investimenti produca rendimenti inferiori alle attese non può essere escluso.
Dal punto di vista patrimoniale, comunque, Amazon mantiene una posizione solida. Al 31 dicembre 2025 il debito a lungo termine ammontava a 65,6 miliardi di dollari, a fronte di un patrimonio netto di 411,1 miliardi, con un rapporto debt/equity pari a 0,16. La società dispone inoltre di 86,8 miliardi in cassa ed equivalenti e di 36,2 miliardi in titoli negoziabili, per un ammontare complessivo di attività liquide superiore al debito totale. Anche in presenza di investimenti elevati nel 2026, non emergono criticità immediate sul fronte della solidità finanziaria.
Il problema per gli investitori nasce piuttosto dalla combinazione di tre fattori: crescita in rallentamento, CapEx in esplosione e valutazioni ancora impegnative. Il titolo tratta a circa 29 volte gli utili, un multiplo che non appare eccessivo per un’azienda di alta qualità, ma che richiede comunque una crescita sostenuta e una futura normalizzazione del free cash flow per essere pienamente giustificato. Il rapporto prezzo/free cash flow risulta invece distorto dagli investimenti straordinari e offre indicazioni poco significative nell’attuale fase.
Nel lungo periodo, la capacità di Amazon di mantenere un vantaggio competitivo resta evidente. I margini lordi e operativi sono migliorati nel tempo e il ritorno sul capitale investito si è mantenuto su livelli interessanti, segno di un certo potere di determinazione dei prezzi e di una struttura efficiente. Le stime di consenso indicano una crescita media degli utili a doppia cifra anche nel prossimo decennio.
Un elemento centrale per il futuro è rappresentato da Amazon Web Services, che oggi opera su una base di ricavi annualizzati superiore ai 140 miliardi di dollari. La crescita di AWS, soprattutto nel segmento AI, potrebbe sostenere il gruppo nei prossimi anni. La società sta inoltre investendo nello sviluppo di chip proprietari come Trainium e Graviton, nel tentativo di ridurre i costi di inferenza e migliorare la competitività rispetto ai fornitori tradizionali di GPU. In un contesto in cui il costo dell’intelligenza artificiale rappresenta un fattore chiave di adozione, il controllo della filiera tecnologica potrebbe tradursi in un vantaggio strategico.
Alla luce di questi elementi, Amazon non appare oggi un titolo fortemente sottovalutato, ma nemmeno sopravvalutato in modo evidente. Dopo anni di performance inferiori alle attese, la quotazione sembra avvicinarsi progressivamente al valore intrinseco stimato, ipotizzando una normalizzazione degli investimenti nel medio periodo.
La vera variabile da monitorare resta l’evoluzione del free cash flow una volta completata la fase più intensa di spesa in infrastrutture. Se gli investimenti genereranno rendimenti adeguati, l’attuale fase potrebbe essere ricordata come un periodo di costruzione strategica. In caso contrario, le valutazioni attuali potrebbero rivelarsi ancora troppo generose.
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