L’intelligenza artificiale non sta solo trasformando l’economia reale: sta anche riscrivendo le narrazioni che guidano i mercati finanziari.
Oggi gli investitori sembrano oscillare tra entusiasmo e timore: da un lato c’è la promessa di una rivoluzione produttiva senza precedenti; dall’altro, lo spettro di una disoccupazione di massa e della distruzione di interi modelli di business. Questa tensione tra visioni opposte sta generando una crescente volatilità di mercato.
Nel 2023 e nel 2024 il cuore del dibattito era concentrato su una domanda: l’AI è una bolla oppure una tecnologia capace di generare utili tali da giustificare valutazioni record? Il simbolo di questa fase è stata Nvidia. Nell’ultimo trimestre dell’anno fiscale 2024 l’azienda ha registrato ricavi superiori ai 22 miliardi di dollari, in crescita di oltre il 250% su base annua, mentre per il trimestre successivo le attese hanno superato i 24 miliardi. Su base annuale, i ricavi hanno oltrepassato i 60 miliardi di dollari. Numeri che hanno spinto la capitalizzazione oltre i 2.000 miliardi di dollari in alcuni momenti, rendendola una delle società più grandi al mondo.
Non sorprende che l’andamento del titolo abbia inciso in modo determinante sull’S&P 500, dove le prime 7 società tecnologiche arrivano a rappresentare circa il 30% della capitalizzazione totale. Nel 2023 l’indice ha chiuso con un rialzo superiore al 20%, ma gran parte della performance è stata trainata proprio dai colossi legati all’AI. Se si osserva la versione equiponderata dell’indice, il divario di rendimento rispetto alla versione tradizionale è stato in alcuni periodi superiore ai 10 punti percentuali, segnale di una concentrazione estrema del rischio.
Nel frattempo, i mercati europei e asiatici hanno mostrato dinamiche differenti. In alcuni mesi del 2025 gli indici azionari dell’area euro hanno registrato performance superiori di 5-8 punti percentuali rispetto ai listini statunitensi, anche grazie a valutazioni più contenute: il rapporto prezzo/utili medio negli Stati Uniti ha superato quota 20, contro valori intorno a 14-16 in Europa. Questo differenziale riflette anche la crescente esigenza di diversificazione da parte degli investitori globali.
Le preoccupazioni non riguardano solo le valutazioni. Secondo diverse stime, fino al 30-40% delle mansioni amministrative e ripetitive potrebbe essere automatizzato nei prossimi dieci anni grazie all’AI generativa. Allo stesso tempo, analisi su oltre 10.000 conference call aziendali mostrano che quasi un terzo delle imprese che hanno adottato strumenti di AI dichiara almeno un beneficio quantificabile in termini di riduzione dei costi o aumento della produttività, in crescita rispetto a circa il 24% registrato pochi trimestri prima. Questo indica che la trasformazione è già in corso, ma con effetti ancora disomogenei.
La storia delle grandi rivoluzioni tecnologiche suggerisce che le fasi iniziali sono spesso caratterizzate da forti oscillazioni. Quando Apple lanciò l’iPhone nel 2007, interi settori – dalle fotocamere compatte ai navigatori satellitari – subirono crolli di fatturato superiori al 50% nell’arco di pochi anni, mentre nuove industrie nacquero quasi dal nulla. Oggi il mercato si interroga su quali comparti subiranno uno shock analogo.
In un contesto dominato dall’economia dell’attenzione, le previsioni più estreme – che parlano di crescita esponenziale o di collasso occupazionale – attirano capitali e titoli di giornale. Ma i numeri mostrano una realtà più sfumata: utili in forte espansione per alcune aziende, concentrazione elevata negli indici, differenze significative tra aree geografiche e un impatto sull’occupazione ancora tutto da misurare.
La vera sfida per gli investitori non è scegliere tra entusiasmo e catastrofismo, bensì costruire strategie resilienti in uno scenario in cui la traiettoria dell’AI potrebbe cambiare radicalmente equilibri economici e finanziari. In altre parole, meno certezze assolute e più gestione del rischio: perché se l’AI non è un’allucinazione, lo sono spesso le aspettative che i mercati proiettano su di essa.