Il mito della crescita infinita si incrina: chi pagherà il conto? Non tutte le azioni tech sopravviveranno. La selezione è iniziata.
Il recente scossone ai titoli tecnologici sta assumendo i contorni di un vero e proprio cambio di regime nei mercati finanziari globali. Dopo anni in cui la liquidità abbondante e l’entusiasmo per l’innovazione digitale hanno sostenuto quasi ogni asset rischioso, oggi gli investitori iniziano a distinguere con più severità tra vincitori e vinti. In questo contesto, anche il mondo delle criptovalute — spesso beneficiario indiretto dell’euforia tech — mostra crepe profonde.
Il segnale più visibile di questo riassetto è arrivato da Bitcoin, che ha registrato un calo marcato: circa -30% dall’inizio dell’anno e fino a -50% rispetto ai massimi storici toccati nell’ottobre scorso. La discesa ha riportato la principale criptovaluta sotto i livelli che aveva al momento della rielezione di Donald Trump, evento che molti nel settore avevano salutato come potenzialmente favorevole.
Al di là delle spiegazioni cicliche — inflazione, beni rifugio, sfiducia nelle valute tradizionali — il motore principale resta lo stesso di sempre: il grado di appetito per il rischio nei mercati, in particolare verso la tecnologia. Quando l’euforia si ritira, Bitcoin e affini tendono a soffrire più di altri.
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