A fine febbraio 2026 i mercati finanziari si muovono in un contesto complesso: Wall Street resta vicina ai massimi storici, l’intelligenza artificiale continua ad attirare capitali e gli investitori sono tornati a cercare esposizione verso società non ancora quotate ma considerate strategiche per il prossimo ciclo tecnologico.
In questo scenario si inserisce il caso del SpaceX ETF, che sta mettendo alla prova i limiti strutturali degli ETF ibridi tra pubblico e privato e riaccende il ricordo del ARKK trade.
Il protagonista è l’ERShares Private-Public Crossover ETF (ticker XOVR), gestito da ERShares. Il fondo nasce con l’obiettivo dichiarato di offrire agli investitori retail accesso a società private ad alta crescita attraverso una struttura quotata e liquida. La maggior parte del portafoglio è composta da grandi titoli tecnologici guidati dai fondatori, come Meta, Nvidia e Palantir Technologies. Tuttavia, fino al 15% del patrimonio può essere investito in società non quotate, il massimo consentito per i fondi aperti secondo la normativa statunitense.
Il vero elemento distintivo è l’esposizione a SpaceX, la società spaziale fondata da Elon Musk. Nel 2024 l’ingresso di SpaceX nel portafoglio è stato presentato come un evento chiave. Nel 2025 la partecipazione è stata ulteriormente incrementata, trasformando di fatto l’ETF in una sorta di proxy quotato della società privata più ambita al mondo. La valutazione di SpaceX è salita fino a 800 miliardi di dollari in un round di finanziamento e ha poi toccato i 1.000 miliardi nella combinazione con xAI.
La dinamica dei flussi ha però creato un forte squilibrio. A dicembre si è assistito a un’impennata degli afflussi nel fondo, concentrati in pochi giorni e per importi molto rilevanti. Subito dopo, oltre 600 milioni di dollari sono usciti rapidamente, riportando le masse su livelli molto più contenuti. Secondo Joel Shulman, CEO di ERShares, si è trattato di capitali speculativi entrati per sfruttare la rivalutazione attesa della quota SpaceX e usciti dopo aver tentato di catturare il rialzo.
Lo schema ricorda quanto accaduto con gli ETF di ARK Invest prima delle IPO di Figma, Bullish e Klarna: creazione di quote in anticipo rispetto a un evento potenzialmente profittevole, tentativo di beneficiare dell’effetto annuncio e successiva uscita rapida.
Il problema attuale è che, dopo i deflussi, la partecipazione in SpaceX è arrivata a rappresentare oltre il 40% del patrimonio dell’ETF, ben al di sopra del limite del 15% previsto per asset considerati illiquidi nei fondi aperti dalla U.S. Securities and Exchange Commission. La regola stabilisce che un fondo non possa detenere più del 15% in strumenti che non siano ragionevolmente liquidabili entro sette giorni a prezzi coerenti con le valutazioni correnti. In caso di superamento, è necessario notificare il consiglio di amministrazione e predisporre un piano di rientro.
Alcuni operatori hanno sostenuto che le partecipazioni in grandi società private come SpaceX siano “meno liquide” ma non propriamente “illiquide”, cercando di aggirare l’applicazione rigorosa del limite. In passato la SEC ha mostrato poca tolleranza verso interpretazioni di questo tipo, ma il clima regolamentare recente appare più flessibile rispetto agli anni precedenti.
Il rischio per l’ETF è strutturale. Se si verificassero ulteriori deflussi, il peso relativo di SpaceX aumenterebbe ancora, perché le vendite colpirebbero principalmente le componenti quotate del portafoglio. Questo complicherebbe il lavoro dei market maker nella creazione e nel rimborso delle quote e, in uno scenario estremo, potrebbe portare a restrizioni temporanee sulle nuove sottoscrizioni o sui riscatti.
Secondo Morningstar, la situazione rappresenta un potenziale punto di svolta nella gestione del rischio degli ETF che includono asset privati in misura significativa. L’idea di inserire strumenti illiquidi in un veicolo a liquidità giornaliera funziona finché i flussi restano stabili; quando diventano volatili, la tensione emerge in modo evidente.
Il futuro del SpaceX ETF dipende ora da due variabili: la capacità del gestore di ridurre progressivamente la quota privata e l’andamento dei flussi. Nuovi afflussi o una forte performance dei titoli quotati in portafoglio potrebbero riequilibrare il peso di SpaceX nel tempo. Un’eventuale IPO della società, ipotizzata dal mercato per il 2026, risolverebbe gran parte delle criticità.
Nel frattempo, il caso rappresenta un banco di prova per l’intero settore: la combinazione tra liquidità giornaliera e asset privati ad altissima valutazione può attrarre investitori in cerca di opportunità esclusive, ma espone anche a rischi di concentrazione e a tensioni regolamentari che, in fasi di mercato meno favorevoli, potrebbero diventare esplosive.