Alphabet (Google) prepara una rara obbligazione a 100 anni per raccogliere $20 miliardi e finanziare l’AI

P. F.

10 Febbraio 2026 - 17:00

La casa madre di Google prepara un’emissione obbligazionaria da 20 miliardi di dollari per finanziare l’AI, con una tranche a 100 anni: una mossa storica che il settore tech non vedeva dal 1997.

Alphabet (Google) prepara una rara obbligazione a 100 anni per raccogliere $20 miliardi e finanziare l’AI

Alphabet si appresta a tornare sul mercato obbligazionario con un’operazione storica per l’intero settore tecnologico. La holding che controlla Google punta a raccogliere 20 miliardi di dollari attraverso un’emissione articolata in più tranche, tra cui un’obbligazione con scadenza a 100 anni.

È un evento eccezionale: l’ultima emissione di un bond centenario da parte di una società tech risale infatti al 1997, quando Motorola ricorse a uno strumento simile in una fase in cui Internet muoveva ancora i primi passi e il peso del comparto tecnologico sui mercati finanziari era decisamente inferiore a quello attuale.

Oggi il contesto è radicalmente cambiato. Alphabet si presenta agli investitori con un profilo di credito solido, ma anche con un fabbisogno di capitale senza precedenti legato allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato da Reuters, la domanda per l’operazione sarebbe stata molto sostenuta, in particolare per la tranche centenaria in sterline, che avrebbe registrato una richiesta pari a cinque volte l’offerta disponibile.

Gli investimenti record di Alphabet nell’AI

La decisione di rafforzare il ricorso al debito è strettamente connessa all’esplosione degli investimenti richiesti dall’intelligenza artificiale. Nel suo ultimo rapporto annuale depositato presso la Securities and Exchange Commission (SEC), Alphabet ha riconosciuto apertamente che l’accelerazione sull’AI comporta anche nuovi rischi operativi e finanziari. Il gruppo ha evidenziato la possibilità di ritrovarsi con capacità produttiva in eccesso, alla luce degli impegni molto onerosi assunti per infrastrutture e data center:

“Per soddisfare la domanda di capacità di calcolo necessaria all’addestramento e all’inferenza dell’intelligenza artificiale, così come ai tradizionali servizi di cloud computing, stiamo stipulando importanti contratti di leasing con operatori terzi, che potrebbero aumentare i costi e la complessità operativa”.

Alphabet ha inoltre avvertito che accordi commerciali di grandi dimensioni possono incrementare “passività e obbligazioni nel caso di inadempimento da parte nostra, delle controparti o dei fornitori”. A rendere evidente la portata della sfida sono soprattutto i numeri sugli investimenti: il gruppo ha indicato fino a 185 miliardi di dollari di spese in conto capitale come livello massimo potenziale per l’anno in corso, oltre il doppio rispetto al CapEx del 2025.

Debito in aumento e attenzione alla sostenibilità finanziaria

L’operazione da 20 miliardi di dollari si inserisce in una strategia di finanziamento già avviata nei mesi precedenti. A novembre Alphabet aveva collocato obbligazioni per 25 miliardi di dollari e, nel corso del 2025, il debito a lungo termine del gruppo è salito fino a 46,5 miliardi di dollari, quadruplicandosi rispetto all’anno precedente.

I vertici del colosso tecnologico hanno tuttavia ribadito l’intenzione di mantenere un approccio prudente. Durante l’ultima conference call sui risultati, la CFO Anat Ashkenazi ha spiegato che, nel valutare l’ammontare complessivo degli investimenti, Alphabet vuole essere certa “di agire in modo fiscalmente responsabile, investendo in maniera appropriata e preservando al tempo stesso una posizione finanziaria molto solida per l’organizzazione”.

Anche il CEO Sundar Pichai ha fornito indicazioni sulle principali preoccupazioni operative del gruppo, indicando nella capacità di calcolo uno dei nodi centrali:

“capacità computazionale, energia, terreni, vincoli della catena di fornitura e la velocità con cui è possibile aumentare la capacità per rispondere a una domanda straordinaria come quella attuale”.

Il bond centenario risponde anche a una logica di allineamento tra la durata del debito e quella degli investimenti infrastrutturali, consentendo di fissare il costo del capitale su un orizzonte molto lungo e di ridurre l’esposizione alle future oscillazioni dei tassi di interesse.

L’evoluzione del modello di business di Google

La strategia industriale di Alphabet ruota sempre più attorno a Gemini, assistente di intelligenza artificiale che compete direttamente con le soluzioni sviluppate da OpenAI e Anthropic. Sundar Pichai ha indicato che l’app Gemini ha superato i 750 milioni di utenti attivi mensili, in crescita rispetto ai 650 milioni del trimestre precedente, confermando una diffusione molto rapida dell’AI generativa.

Questa evoluzione pone però interrogativi rilevanti sul futuro della ricerca online e, di conseguenza, sul business pubblicitario che continua a rappresentare la principale fonte di ricavi del gruppo. Per la prima volta, Alphabet ha incluso nei propri fattori di rischio ufficiali la possibilità che una maggiore adozione dell’intelligenza artificiale riduca l’utilizzo del motore di ricerca tradizionale.

Nel documento si legge che “noi e i nostri concorrenti stiamo costantemente adattando le nostre strategie per rispondere a questo cambiamento e offrire nuovi formati pubblicitari in continua evoluzione”, accompagnato dall’avvertimento che “non vi è alcuna garanzia che saremo in grado di adattarci in modo efficace e competitivo, né che tali formati, strategie e offerte pubblicitarie avranno successo”.

Finora i risultati hanno contenuto le preoccupazioni: nel quarto trimestre i ricavi pubblicitari sono cresciuti del 13,5% su base annua, raggiungendo 82,28 miliardi di dollari. La pressione sugli investimenti resta comunque elevata e condivisa dall’intero settore. Alphabet, insieme a Microsoft, Meta e Amazon, è attesa aumentare il CapEx complessivo di oltre il 60% rispetto ai livelli record del 2025. In questo contesto, l’emissione di un’obbligazione a 100 anni appare come una scommessa di lunghissimo periodo sulla centralità dell’intelligenza artificiale e sulla capacità del gigante di Mountain View di sostenerne i costi senza compromettere l’equilibrio finanziario.

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