Dopo la Germania, anche gli Usa si preparano alla Terza guerra mondiale

Simone Micocci

11 Aprile 2026 - 13:04

Stati Uniti, iscrizione automatica e obbligatoria alle liste di leva. Un nuovo passo verso un conflitto mondiale?

Dopo la Germania, anche gli Usa si preparano alla Terza guerra mondiale

Il clima internazionale è preoccupante: lo scenario di un’escalation dei conflitti in corso, con il coinvolgimento di più Paesi, si fa sempre più probabile. La sensazione è che basti una miccia per far scoppiare la Terza guerra mondiale, tanto che già la scorsa settimana, dopo le minacce di Trump, abbiamo trascorso una notte di paura.

A dimostrazione di quanto lo scenario sia delicato ci sono anche le decisioni prese da alcuni Paesi in materia di leva obbligatoria e non solo: basti pensare alle novità che arrivano dalla Germania, dove ai cittadini arruolabili viene richiesta l’autorizzazione per i viaggi all’estero di durata superiore ai tre mesi, così come alle più recenti misure adottate dagli Stati Uniti, dove si sta ripristinando una sorta di “modello Vietnam”.

Nel dettaglio, negli USA viene imposta la registrazione automatica - e non più su richiesta dell’interessato - alle apposite liste di leva, adottando di fatto un meccanismo simile a quello italiano.

Siamo ancora lontani da un possibile richiamo alle armi generalizzato, anche perché oggi gli Stati Uniti possono contare su una buona riserva di militari da cui attingere in caso di necessità, seppur inferiore rispetto ad altri Paesi. Si tratta comunque di un elemento da considerare con attenzione, perché dimostra la direzione che si sta intraprendendo a livello globale, ben lontana da quella auspicata da chi spera - inevitabilmente - nella pace.

Iscrizione automatica nelle liste di leva, cosa cambia negli Usa

In questo contesto di crescente tensione internazionale si inserisce la novità più rilevante che arriva dagli Stati Uniti: il passaggio alla registrazione automatica nelle liste del Selective Service System, il sistema federale che raccoglie i nominativi dei cittadini arruolabili in caso di emergenza nazionale.

La misura, prevista dalla legge di bilancio della Difesa per il 2026, cambia profondamente il meccanismo finora in vigore. Fino ad oggi, infatti, erano i singoli cittadini - uomini tra i 18 e i 25 anni - a doversi registrare volontariamente entro determinati termini. Un obbligo che, però, negli anni è stato rispettato solo in parte. Con la nuova impostazione, invece, sarà lo Stato a procedere in automatico, incrociando i dati già presenti nei database federali.

Non si tratta, almeno per ora, di un ritorno alla leva obbligatoria in senso stretto. Negli Stati Uniti il servizio militare resta volontario dal 1973, dopo la fine della guerra del Vietnam, e per riattivare un vero e proprio arruolamento forzato sarebbe necessario un passaggio formale del Congresso. Tuttavia, il rafforzamento del sistema di registrazione rappresenta un passaggio tutt’altro che secondario: significa rendere immediatamente disponibile una platea molto più ampia di potenziali arruolabili in caso di crisi.

È proprio questo l’elemento che si lega allo scenario delineato in apertura. In un mondo in cui le tensioni internazionali aumentano e i fronti di conflitto si moltiplicano, gli Stati Uniti scelgono di rendere più efficiente e capillare il proprio sistema di mobilitazione. Non una chiamata alle armi imminente, quindi, ma un segnale chiaro della direzione intrapresa: prepararsi, anche solo a livello organizzativo, a eventualità che fino a pochi anni fa sembravano lontane.

Come funziona in Italia

Se negli Stati Uniti si rafforza il sistema di registrazione preventiva, in Italia un meccanismo simile esiste già da tempo, anche se spesso viene frainteso, soprattutto in fasi di tensione internazionale come quella attuale.

Proprio nelle ultime settimane, infatti, molti Comuni hanno completato l’aggiornamento annuale delle liste di leva, una procedura che ha riacceso timori e dubbi tra i cittadini. In realtà si tratta di un passaggio puramente amministrativo, previsto dal D.lgs. n. 66 del 2010, che nulla ha a che vedere - almeno allo stato attuale - con un ritorno imminente alla leva obbligatoria.

Le liste di leva in Italia includono tutti i cittadini maschi tra i 17 e i 45 anni. Ogni anno i Comuni provvedono ad aggiornarle inserendo i nuovi nominativi - nel 2026, ad esempio, entrano i nati nel 2009 - ed eliminando chi supera il limite di età. L’intero procedimento si sviluppa secondo scadenze precise: dalla pubblicazione del manifesto all’Albo Pretorio entro gennaio, alla fase di verifica pubblica a febbraio, fino alla definizione dell’elenco definitivo entro il 31 marzo e alla trasmissione al Ministero della Difesa entro il 10 aprile.

A tal proposito, è importante chiarire un punto centrale: l’inserimento nelle liste non comporta alcun obbligo di servizio militare. La leva, infatti, è stata sospesa - non abolita - con la legge n. 226 del 2004, e resta quindi riattivabile solo in circostanze eccezionali.

Ed è qui che emerge la differenza sostanziale con lo scenario evocato nell’introduzione, almeno per quanto riguarda il nostro Paese. In Italia, il ritorno alla leva richiederebbe condizioni molto stringenti: una situazione di guerra o grave crisi internazionale e, allo stesso tempo, l’insufficienza del personale volontario disponibile. Solo in presenza di questi presupposti il governo potrebbe intervenire, con un decreto del Presidente della Repubblica su decisione del Consiglio dei ministri, per riattivare il servizio obbligatorio.

Da noi, quindi le liste non sono altro che uno strumento “di riserva”, necessario per garantire una base organizzativa in caso di emergenza. Un archivio che oggi non produce effetti concreti per i cittadini, ma che resta attivo proprio perché, come dimostra anche quanto sta accadendo a livello globale, alcuni scenari non possono essere esclusi a priori.

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