Il rischio di una Terza guerra mondiale c’è e anche se ancora controllato la Germania non vuole farsi trovare impreparata. Berlino prepara soldati e bunker.
L’invasione russa dell’Ucraina ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo nell’ordine mondiale, riaccendendo l’attenzione globale sulla difesa militare, da molti trascurata negli anni di pace. Tutta l’Europa è impegnata nel riarmo e nel potenziamento delle capacità belliche, al fine di aumentare la deterrenza ed essere pronti in caso di escalation. Tra i Paesi che hanno preso questo obiettivo con maggiore serietà c’è senza dubbio la Germania, che si sta preparando alla Terza guerra mondiale da mesi, dando l’esempio per tanti altri Stati, compresi gli USA.
Berlino non è certo intenzionata a prendere parte ad alcun conflitto, ma non vuole correre alcun rischio, anche perché l’Ucraina non esisterebbe più se si fosse comportata come la Germania, parole dell’esperto Dietmar Arnold. All’inizio dell’anno è entrata in vigore una nuova legge di modernizzazione del servizio militare che, per quanto priva di stravolgimenti, vuole assicurare prontezza in caso di emergenza.
Ora, il governo tedesco ha approvato un nuovo Piano di protezione civile basato sulla modernizzazione dei bunker, nuovi sistemi di allerta e un migliore coordinamento con le Forze armate tedesche. Non rifugi civili come quelli finanziati dal programma europeo, ma neanche una rete antiguerra ispirata a quella svizzera o finlandese, quanto piuttosto una forma di compromesso tra difesa e sostenibilità.
La Germania prepara i bunker per la Terza guerra mondiale
La Germania vuole accertarsi di essere pronta a reagire in caso di crisi, anche se non ci sono rischi immediati. Ciò è evidente nel nuovo Piano per la protezione civile varato dal governo tedesco, che offre sì nuovi e importanti strumenti per la salvaguardia della popolazione, ma non si spinge oltre. Per aumentare davvero i rifugi bellici Berlino dovrebbe ampliare le infrastrutture sotterranee, compiendo investimenti assai coraggiosi e affermando pubblicamente che considera possibile un nuovo conflitto globale.
Così, ha deciso di optare al momento per una strategia più dimessa, sebbene rafforzata rispetto ai progetti avviati in questi ultimi anni. Il governo ha quindi autorizzato una spesa di 10 milioni di euro fino al 2029 finalizzata alla mappatura digitale dei rifugi, comprensivi non soltanto dei bunker veri e propri ma anche di tutte quelle strutture che possono offrire riparo alla popolazione in caso di necessità, come sotterranei e garage, che sono comunque meglio di niente. In caso di emergenza i cittadini potranno essere tempestivamente indirizzati verso lo spazio protetto più vicino grazie a un nuovo sistema di allerta tramite i dispositivi mobili.
Nel frattempo, verrà rafforzata l’Agenzia federale per l’assistenza tecnica e la protezione civile (Twh) con sistemi di allarme, 110.000 posti letto da campo, 1.000 veicoli speciali e un comando di difesa civile coordinato con le Forze armate. È evidente a tutti che si tratta di una risposta emergenziale, con Berlino impegnata a farsi trovare pronta in caso di attacco, ma nient’affatto intenzionata a garantire sistemi di difesa bellica su pianta stabile.
Un approccio apprezzabile nella sua morigeratezza che però non impedisce di notare la permanenza del problema. I rifugi tedeschi sono pochi e hanno una capacità assai ridotta rispetto al numero dei cittadini esistente, una situazione condivisa a tanti Paesi europei. Ponderando tutte le circostanze, tuttavia, la risposta tedesca appare coerente e ben calibrata. Si punta a una protezione quanto più estesa possibile, senza compromettere eccessivamente il bilancio pubblico e la serenità collettiva in una fase in cui non appare necessario.
Il nuovo servizio militare di Berlino
All’inizio del 2026 è entrata in vigore in Germania una legge sulla modernizzazione del servizio militare. Di fatto, la novità principale apportata riguarda l’esame di coscrizione obbligatorio e le sue dirette conseguenze, come il permesso per viaggiare necessario ai cittadini in età di obbligo militare. Berlino non ha ancora reintrodotto la leva militare obbligatoria, ma ha preparato tutte le condizioni per attivarla rapidamente in caso di necessità. Tutti i cittadini di sesso maschile verranno contattati e schedati al compimento della maggiore età, poi anche sottoposti a un esame di idoneità (a partire dal 2027) finalizzato a individuare con certezza i potenziali interessati in caso di chiamata alle armi.
Contestualmente, la Germania ha previsto la necessità dell’autorizzazione da parte delle Forze Armate, quindi con richiesta preventiva, per soggiorni all’estero della durata di 3 mesi o più da parte dei cittadini di età compresa tra 17 e 45 anni. Per il momento, visto che l’adesione resta a tutti gli effetti volontaria, il permesso si intende automaticamente concesso, ma in seguito servirà l’approvazione del centro di reclutamento competente.
A tal proposito, il ministero della Difesa tedesco sta lavorando per snellire la procedura e semplificarla anche in caso di leva obbligatoria, così da non minare eccessivamente la libertà dei giovani cittadini ed evitare lungaggini burocratiche. In ogni caso, così il Paese ha a disposizione una lista precisa degli uomini adatti al servizio militare per età e superamento della visita medica, compresi quelli che si trovano all’estero.
Le modifiche vengono introdotte gradualmente, con l’esame di coscrizione obbligatorio per i giovani nati nel 2008 e, via via, negli anni successivi. Nel frattempo, la Germania cerca di reclutare più volontari con il nuovo servizio militare, puntando a passare da 180.000 a 260.000 soldati in servizio attivo.
In Europa mancano soldati, ma non è una carenza incolmabile
Attualmente la Bundeswehr (Forze armate tedesche) è composta per oltre il 13% da donne nelle forze attive, percentuale che tuttavia comprende anche le operatrici dei servizi medici. Il numero di volontarie, comunque, aumenta sempre di più ogni anno e non si può pertanto fare a meno di notare che anche l’impianto tedesco all’eventuale leva obbligatoria è ancora riferito esclusivamente alla cittadinanza maschile, come d’altronde accade in tutta l’Europa centrale. In ogni caso, la riforma tedesca sta già suscitando grosse polemiche e proteste già così, nonostante il servizio militare resti obbligatorio a tutti gli effetti.
Le controversie, tuttavia, non nascono certo da un’eccessiva sensibilità all’argomento, visto che pur preservando la volontarietà vengono gettate le basi per reintrodurre l’obbligo immediatamente. Una necessità spinta dall’instabilità internazionale, tant’è che ci sono molti altri Paesi che stanno rivoluzionando la pianificazione militare, tra cui il Regno Unito. Quest’ultimo sta valutando il ritorno al sistema vigente prima della Seconda guerra mondiale, con un sistema di coscrizione per tutti i cittadini dai 18 a 41 anni, in seguito aumentati ai 51.
L’Italia si muove invece in direzione opposta, partendo dal presupposto che la volontarietà del servizio militare garantisce la preparazione di professionisti a tutti gli effetti, dediti e altamente specializzati, quindi almeno per ora la leva resta sospesa.
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