L’UE ha dato quasi €200 milioni per costruire bunker in 6 Paesi. E in Italia?

Ilena D’Errico

24 Marzo 2026 - 12:22

Gli aiuti dell’Ue hanno permesso a questi 6 Paesi di costruire rifugi per quasi 200 milioni di euro, ecco come funziona e perché gli altri Paesi sono rimasti esclusi.

L’UE ha dato quasi €200 milioni per costruire bunker in 6 Paesi. E in Italia?

Dall’Ucraina al Medio Oriente, l’Europa ha dovuto fare i conti con la guerra in un modo che da tempo aveva dimenticato. È scattata la rincorsa per adeguarsi, quantomeno a scopo difensivo, in caso di potenziali escalation. Chiaramente, alcuni Stati si trovano in posizioni più delicate di altri, sia a livello geografico che strategico. Così, soltanto 6 Paesi hanno ricevuto aiuto per la costruzione di rifugi d’emergenza da parte dell’Ue, che ha investito quasi 200 milioni di euro. Parliamo di Paesi particolarmente a rischio, anche solo per l’incapacità nazionale di offrire strumenti di protezione civile adeguati, che possono appoggiarsi alla rete di sicurezza RescEU per far fronte alle esigenze della popolazione.

200 milioni di euro dall’Ue per i rifugi, ma non sono bunker

RescEU è stato creato nell’ambito del Meccanismo di protezione civile dell’Ue, interamente finanziato da Bruxelles, come riserva strategica di capacità e scorte indispensabili in caso di disastri di vario genere. Le riserve di RescEU sono ospitate da 22 Stati membri e Stati partecipanti, ma comprendono svariati rifugi temporanei distribuiti sul territorio di 6 Paesi.

Proprio questi rifugi, costati 196 milioni di euro per il periodo 2021-2027, servono per offrire una concreta risposta alle emergenze (in questo caso belliche, ma non necessariamente) alla comunità internazionale. Bisogna sapere, infatti, che l’Unione europea non ha competenza sulla protezione civile, la quale spetta alla sovranità dei singoli Stati membri secondo l’articolo 196 del Trattato sul funzionamento dell’Ue. Bruxelles non può obbligare la costruzione di bunker, ma nemmeno stabilirne i requisiti tecnici o finanziarli.

D’altra parte, può fornire assistenza e coordinamento attraverso la predisposizione di riserve strategiche, le quali comprendono i rifugi temporanei da mobilitare all’occorrenza. Non si tratta di bunker resistenti a bombe o missili, bensì di infrastrutture utili a gestire le evacuazioni, il soccorso sanitario, la fornitura di pasti e coperte e così via. Sono rifugi civili a tutti gli effetti, mentre i bunker antiguerra continuano a essere competenza delle singole iniziative nazionali o, sempre di più, private dei cittadini.

Dove sono i rifugi civili (e i bunker)

I rifugi civili finanziati dall’Ue si trovano principalmente in Svezia, per un valore di 40,4 milioni di euro di scorte. Il complesso svedese può ospitare fino a 36.000 persone e comprende unità riparate dal freddo, servizi igienici e docce, gestite interamente dall’Agenzia svedese per le emergenze civili. Altri 35,5 milioni di euro di RescEU sono in Polonia, dove sono in costruzione 6 “città container” assemblabili in meno di 2 settimane. Seguono Croazia, Slovenia, Spagna e Romania. Gli altri membri europei attualmente non ospitano rifugi civili, ma la maggior parte ha comunque a disposizione altre scorte del progetto, che comprende anche:

  • aerei ed elicotteri antincendio;
  • un aereo di evacuazione medica;
  • squadre specialistiche per l’emergenza medica;
  • arsenali medici e strategici CBRN (ospedali da campo, energia, apparecchiature…).

Non è tutto, tutti gli Stati membri, inclusa l’Italia, possono fare richiesta a Bruxelles per ospitare le riserve del Meccanismo di protezione civile dell’Ue, che copre il 100% dei costi di trasporto e logistica e il rifornimento di unità modulari, tende e campi prefabbricati; il fondo di prevenzione è preparazione dispone di 1,26 miliardi di euro.

I bunker sono però un’altra cosa e l’Italia ne ospita svariati, come pure la Svezia, anche se il primato europeo resta del Regno Unito. Ad oggi nessuna Difesa nazionale non coinvolta nei conflitti ha ritenuto opportuno investire sui bunker antiatomici, che invece stanno affollando i sotterranei europei, italiani compresi, sotto forma di iniziative private.

La stragrande maggioranza di queste strutture, rifugi protettivi che spesso hanno ogni comfort immaginabile, sono destinate per l’appunto al proprietario. Non si tratta dunque di strutture messe a disposizione della popolazione, per quanto in casi emergenziali potrebbero servire, atteso che al momento non ci sono rischi in tal senso. Urgono maggiormente i rifugi civili per l’accoglienza, sui quali il divario in Europa è particolarmente elevato.

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