Divorzio in Comune, come funziona, a chi è rivolto e quanto costa

Ilena D’Errico

27 Giugno 2026 - 15:54

Divorziare in Comune è più facile, veloce ed economico, ma non tutti possono farlo. Ecco a chi è adatto, come funziona, quanto tempo richiede e soprattutto quanto costa.

Divorzio in Comune, come funziona, a chi è rivolto e quanto costa

Il divorzio viene sempre associato a lunghe pratiche, costi elevati, avvocati, tribunali, parcelle da pagare e attese interminabili. Questa è effettivamente la realtà di tante coppie, ma in alcuni casi può essere evitata in favore del divorzio Comune, la soluzione più breve ed economica in assoluto. Allora perché non lo scelgono tutti? Sarebbe bello poter dire che è solo perché si tratta di un’opzione poco conosciuta, ma la verità è che solo limitati casi di divorzio possono essere gestiti così facilmente dinanzi al sindaco (o suo rappresentante che sia).

Bisogna comunque sapere chi può divorziare in Comune e come fare, anche perché può fornire un enorme incentivo al raggiungimento di un accordo. Il risparmio economico è esorbitante, ma anche per tempi e stress non c’è paragone, sempre che ovviamente non ci sia necessità di particolari approfondimenti. In linea generale, è meglio che i coniugi in possesso dei requisiti scelgano il divorzio in Comune, limitando anche la pressione sui tribunali, ma non si può negare che in alcuni casi sia indispensabile trattare la questione a livello giudiziale. Per quest’ultima, però, si potrebbe almeno beneficiare del rito unico introdotto dalla riforma Cartabia. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Chi può divorziare in Comune

Il divorzio in Comune, così come l’analoga procedura di separazione, si basa sull’accordo raggiunto dai coniugi e pertanto è riservato alle modalità consensuali. Non è obbligatoria la presenza degli avvocati e in ogni caso gli interessi delle parti non possono essere stabiliti dal Sindaco, che si limita a recepire e ufficializzare l’accordo già stipulato.

Oltre al principale requisito della consensualità, è anche necessario che la coppia non abbia figli minorenni o maggiorenni che siano portatori di handicap o comunquenon autosufficienti. Mancano infatti i professionisti per tutelare gli interessi dei minori e in genere tutti gli aspetti patrimoniali, tant’è che nel divorzio in Comune non possono esserci patti di trasferimento patrimoniale di alcun genere.

Non è quindi possibile disporre della casa coniugale, dell’assegno di mantenimento in favore dei figli o dell’assegno divorzile in favore del coniuge. Se i coniugi possono rinunciarvi, però, il diritto dei figli resta incomprimibile; perciò, in presenza di prole con diritto al mantenimento non è possibile divorziare in Comune.

Come funziona il divorzio in Comune e come chiederlo

I coniugi che intendono divorziare con questa modalità devono quindi presentare una domanda congiunta presso il Comune di residenza di entrambi oppure all’Ufficio di stato civile dove è stato celebrato il matrimonio. Di norma nella sezione dedicata alla modulistica dei siti web ufficiali dei Comuni è presente anche quello da compilare per richiedere il divorzio, in alternativa sarà necessario chiederlo di persona in ufficio.

Alla domanda congiunta entrambi i coniugi dovranno allegare:

  • documento di identità in corso di validità;
  • autocertificazione di residenza;
  • autocertificazione della data e del luogo di nozze;
  • autocertificazione dell’assenza di criteri ostativi alla procedura in Comune;
  • sentenza di separazione, decreto di omologa della separazione o accordo di negoziazione assistita (a seconda della modalità).

Sarà quindi fissato un primo incontro in cui il Sindaco (più spesso l’Ufficiale di stato civile rappresentante) recepirà l’accordo delle parti. In alcuni Comuni c’è anche una fase precedente, volta alla verifica della domanda e dei requisiti e quindi comunque molto breve.

In seguito, ma non prima che siano trascorsi 30 giorni, si tiene un secondo incontro in cui viene ufficializzato il divorzio, a meno che uno o entrambi i coniugi abbiano dei ripensamenti. Ogni scelta è infatti riservata all’accordo comune tra i coniugi e può, sempre in caso di intesa, essere modificata in Comune anche in tempi successivi.

Quanto costa il divorzio in Comune e quanto tempo richiede

L’unico costo fisso legato al divorzio in Comune è rappresentato dalla marca da bollo da 16 euro per i diritti da versare all’Ufficio di stato civile. L’assistenza degli avvocati, infatti, non è obbligatoria. Quanto alle tempistiche, oltre ai tempi necessari per gli incontri (tenendo conto anche della disponibilità degli uffici comunali), bisogna ricordare che la pronuncia di divorzio può avvenire soltanto dopo 6 mesi dalla separazione consensuale e 12 mesi dalla separazione giudiziale.