Dividendi o Btp? 10.000€ possono diventare 20.000€ ma attenzione ai rischi

Claudia Cervi

23 Marzo 2025 - 07:50

Nel lungo termine è meglio investire in Btp, con rendimento certo e rischio minimo, o in azioni ad alto dividendo, più redditizie ma con variabili e rischi? Ecco cosa può succedere in 10 anni.

Dividendi o Btp? 10.000€ possono diventare 20.000€ ma attenzione ai rischi

Dividendi o Btp? Una domanda che si ripresenta puntuale ogni anno, soprattutto in primavera, quando Piazza Affari si prepara a staccare le cedole e i risparmiatori iniziano a fare i conti su dove allocare il proprio capitale. Da un lato, i Btp continuano a rappresentare un investimento sicuro per gli italiani, con capitale garantito a scadenza, una tassazione agevolata e rendimenti certi, che fanno gola, soprattutto in tempi di incertezza. Dall’altro, il mercato azionario promette rendimenti più alti grazie ai dividendi e con la possibilità di guadagnare anche dall’aumento del valore dei titoli nel tempo. Ma quale dei due strumenti è davvero più conveniente?

Per rispondere a questa domanda mettiamo a confronto due scenari diversi: investire 10.000 euro in azioni ad alto dividendo oppure puntare sulle cedole predefinite dei Btp. Quanto si potrebbe guadagnare e, soprattutto, quali sono i rischi da considerare? In uno dei due casi, il rendimento potrebbe essere del 100%, trasformando i 10.000 euro iniziali in quasi 20.000. Ma non basta ragionare solo in termini di rendimento: il potenziale guadagno va sempre letto alla luce dei rischi, che possono fare la differenza nel lungo periodo.

Quanto rendono 10.000€ in azioni ad alto dividendo

Investire in azioni ad alto dividendo di Piazza Affari può essere molto redditizio, soprattutto se si guarda al medio-lungo termine. Secondo l’Allianz Global Investors Dividend Study, il dividend yield medio dei titoli di Borsa Italiana è tra i più alti in Europa, pari al 5,63% nel 2024, e potrebbe crescere ancora nel 2025. Considerando le prime dieci società del Ftse Mib più generose in termini di dividendi, il rendimento sale ulteriormente, con una media superiore al 7,80%.

TitoloUltimo prezzo (€)Dividendo per azione 2025 (€)Dividend yield attuale
Banca MPS 7,604 0,8600 11,3%
Banco BPM 10,145 1,0000 9,9%
BPER Banca 7,608 0,6000 7,9%
Saipem 2,18 0,1666 7,7%
Intesa Sanpaolo 4,82 0,3410 7,1%
Bca Pop Sondrio 11,49 0,8000 7,0%
Eni 14,37 1,0000 7,0%
Banca Mediolanum 14,62 1,0000 6,9%
Azimut 26,31 1,7500 6,7%
Poste Italiane 16,365 1,0800 6,6%

Se ipotizziamo di investire 10.000 euro in questo paniere di azioni ad alto dividendo, il rendimento annuo lordo si aggirerebbe intorno al 7,81%, permettendo di incassare 781 euro l’anno, pari a circa 578 euro netti dopo la tassazione al 26%. In dieci anni, mantenendo costante il livello dei dividendi, si incasserebbero quindi circa 7.800 euro. Ma oltre ai flussi cedolari, bisogna considerare anche come potrebbe muoversi il valore delle azioni nel tempo, perché è qui che entrano in gioco i veri rischi - e le vere opportunità - del mercato azionario.

  • Se il mercato dovesse crescere del 20% in dieci anni, i 10.000 euro iniziali diventerebbero 12.000 euro, a cui si aggiungono i 7.800 euro di dividendi, per un totale di 19.800 euro che permetterebbe di raddoppiare l’investimento iniziale. Al netto delle tasse (pari al 26%), l’investitore potrebbe guadagnare 7.252 euro, con un rendimento complessivo del 72%.
  • Se al termine dei dieci anni il mercato dovesse mantenersi sui livelli attuali, non ci sarebbe alcun guadagno in conto capitale, ma verrebbero comunque incassati 7.800 euro di dividendi, per un valore finale di 17.800 euro lordi e 5.780 euro netti (con un guadagno del 58%).
  • Infine, nello scenario più sfavorevole in cui ipotizziamo una flessione del 30%, il capitale si ridurrebbe a 7.000 euro, ma sommando i dividendi si arriverebbe comunque a 14.800 euro totali. Considerando le tasse sui dividendi, questo investimento permetterebbe comunque di guadagnare 2.780 euro (+28%), consentendo di recuperare la minusvalenza in conto capitale con lo zainetto fiscale.

Quanto rendono 10.000€ in Btp

Calcoliamo ora quanto rendono 10.000 euro investiti in un Btp a 10 anni. Prendiamo come riferimento il titolo decennale, con cedola fissa al 3,65% e scadenza marzo 2035 (Isin IT0005631590), che oggi si acquista al prezzo di 98,4 centesimi. Comprando il titolo sotto la pari, oltre alla cedola fissa che si incassa ogni anno, a scadenza di ottiene anche un piccolo guadagno in conto capitale dato dalla differenza tra il valore nominale (100) e il prezzo di acquisto. Questo si traduce in un rendimento netto annuo di circa il 3,5%, tenendo conto della tassazione agevolata al 12,5%.

Facendo i conti, su un investimento iniziale di 10.000 euro, il guadagno complessivo netto a scadenza (tra cedole e rimborso) sarebbe di 3.510 euro, portando il valore finale a 13.510 euro in dieci anni (+35%).

Comprare Btp permette di stabilire fin dall’inizio il potenziale rendimento a scadenza, senza imprevisti. A meno di rivendere il titolo prima di marzo 2035 - ipotesi in cui il valore potrebbe variare - il capitale è garantito e i flussi di cassa sono certi.

Certo, il rendimento è inferiore rispetto a quello potenziale delle azioni ad alto dividendo, ma non si subiscono oscillazioni di mercato, non ci sono sorprese legate agli utili delle aziende e la tassazione è più favorevole.

Quindi sì, le azioni possono rendere molto, ma con un rischio ben diverso dai Btp e la scelta deve essere fatta considerando il proprio profilo di rischio e con una visione di lungo termine.

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Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.