BTP, cosa sono, come funzionano e come investire

Claudia Cervi

12 Maggio 2026 - 13:03

Cosa sono i BTP e come funzionano: guida completa ai titoli di Stato italiani. Come investire, quanto rendono, quali rischi hanno e come funziona la tassazione agevolata al 12,5%.

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Nel 2026, i BTP restano tra i prodotti d’investimento più scelti dai risparmiatori italiani. Cedole periodiche e tassazione agevolata continuano a renderli una soluzione interessante, soprattutto in una fase in cui i mercati si muovono tra incertezza e nuovi rischi.

Le tensioni geopolitiche e il nuovo shock energetico hanno rimesso pressione sui prezzi, cambiando ancora una volta lo scenario. E quando i tassi possono tornare a salire, anche il ruolo dei titoli di Stato cambia, con rendimenti e prezzi molto diversi rispetto a pochi mesi fa.

In questa guida, vediamo cosa sono i BTP, come funzionano, come acquistarli e quali sono le opportunità e i rischi nel 2026.

Cosa sono i BTP

I BTP, acronimo di Buoni del Tesoro Poliennali, sono titoli di Stato emessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per raccogliere risorse sul mercato. Chi li acquista presta denaro allo Stato italiano ricevendo in cambio interessi periodici, chiamati cedole, e il rimborso del capitale alla scadenza.

Sono considerati strumenti a medio-lungo termine e possono avere durate diverse: dai 3 o 5 anni fino a scadenze superiori ai 20 o 30 anni. Proprio questa flessibilità li ha resi negli anni uno dei prodotti più presenti nei portafogli dei risparmiatori italiani.

Tra gli elementi che continuano ad attirare gli investitori ci sono la possibilità di conoscere in anticipo il flusso cedolare, l’accessibilità anche con importi relativamente contenuti e la tassazione agevolata al 12,5%, più bassa rispetto a quella prevista per molte altre rendite finanziarie.

I BTP vengono emessi attraverso aste periodiche organizzate dal Tesoro e successivamente possono essere acquistati o venduti sul mercato secondario, dove il loro prezzo cambia continuamente in base all’andamento dei tassi, dell’inflazione e della percezione del rischio Italia.

Come funzionano i BTP

Per capire come funzionano i BTP bisogna partire da tre elementi: prezzo di acquisto, cedole e rimborso alla scadenza. Quando un investitore acquista un BTP presta denaro allo Stato italiano e riceve in cambio interessi periodici, generalmente ogni sei mesi. Alla scadenza del titolo, lo Stato rimborsa il valore nominale del BTP, che normalmente è pari a 100.

Questo significa che un BTP acquistato a un prezzo inferiore a 100 può generare un guadagno aggiuntivo al momento del rimborso. Al contrario, chi compra sopra 100 potrebbe ricevere alla scadenza un importo inferiore rispetto a quanto pagato inizialmente, compensato però dalle cedole più elevate incassate nel tempo.

Per esempio, se un investitore acquista un BTP a 97 e lo porta fino alla scadenza, lo Stato rimborserà comunque 100. In questo caso il guadagno non deriva soltanto dalle cedole, ma anche dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il valore di rimborso finale.

Dopo l’emissione iniziale, i BTP vengono negoziati sul mercato secondario e il loro prezzo cambia continuamente in base all’andamento dei tassi, dell’inflazione e della domanda degli investitori: un titolo può quindi quotare sopra la pari (oltre 100) oppure sotto la pari (meno di 100).

I BTP sono quotati a corso secco, cioè senza includere gli interessi maturati dall’ultima cedola. Per calcolare quanto si paga realmente bisogna aggiungere il cosiddetto rateo cedola, vale a dire la quota di interessi già maturata fino alla data di acquisto.

Se, per esempio, un BTP quota 98 e nel frattempo ha maturato un rateo pari a 1 euro ogni 100 di valore nominale, l’investitore pagherà effettivamente 99 euro, a cui vanno poi aggiunte le eventuali commissioni dell’intermediario. Alla successiva data di pagamento riceverà però l’intera cedola prevista dal titolo.

Il rateo serve a compensare il venditore per la quota di interessi maturata durante il periodo in cui ha detenuto il BTP.

I BTP oggi non vengono più emessi in forma cartacea. Sono strumenti dematerializzati, registrati contabilmente presso intermediari autorizzati e visibili nel dossier titoli dell’investitore, che non riceve più alcun certificato fisico.

Esiste poi un meccanismo più tecnico, chiamato coupon stripping, introdotto in Italia nel 1998. Consente di separare le cedole dal rimborso finale del capitale, il cosiddetto mantello, trasformando un BTP in più strumenti negoziabili separatamente. In questo modo, una cedola futura può essere acquistata o venduta come titolo autonomo. Lo stesso vale per il mantello, cioè il valore che verrà restituito alla scadenza.

Il coupon stripping viene utilizzato soprattutto da fondi e operatori professionali che lavorano sulle scadenze e sui movimenti dei tassi. Per il risparmiatore comune resta invece più immediato il BTP tradizionale, con cedole periodiche e rimborso finale del capitale.

Come acquistare e investire in BTP

Per acquistare BTP è necessario avere un conto corrente con dossier titoli attivo presso una banca o una piattaforma di trading autorizzata. Una volta aperto il conto, l’investitore può scegliere se comprare i titoli durante le aste del Tesoro oppure direttamente sul mercato Mot (Mercato telematico delle Obbligazioni e dei Titoli di Stato, ossia il mercato secondario di Borsa Italiana).

Chi acquista in asta partecipa direttamente all’emissione di nuovi BTP. Le aste vengono organizzate periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e permettono di acquistare il titolo prima dell’inizio delle negoziazioni sul mercato secondario.

Molti investitori preferiscono tuttavia comprare BTP già in circolazione. In questo caso il prezzo non è fisso, ma varia continuamente durante la giornata in base alla domanda e all’offerta. Per questo motivo lo stesso titolo può essere acquistato a valori molto diversi nel tempo, superiori o inferiori al suo valore nominale.

Nella maggior parte dei casi, gli investitori possono comprare BTP con taglio minimo relativamente basso (in genere pari a 1.000 euro). Questa caratteristica rende i BTP accessibili anche ai piccoli risparmiatori.

Chi investe può anche decidere la scadenza , che resta uno degli elementi più importanti. I BTP con durata breve tendono ad avere oscillazioni di prezzo più contenute, mentre quelli decennali o trentennali risultano più sensibili ai movimenti dei tassi e dell’inflazione.

Per ridurre questo rischio molti distribuiscono l’investimento su più scadenze, invece di puntare tutto su un unico BTP.

La tassazione sui Btp

La tassazione sui Btp è del 12,5%, sia per gli interessi generati (che formano redditi di capitale) che per le plusvalenze realizzate al rimborso o alla cessione (che costituiscono redditi diversi di natura finanziaria).

L’aliquota sostitutiva per i titoli di stato è dunque privilegiata rispetto a quella del 26% applicata attualmente sulle obbligazioni societarie.

Il trattamento fiscale favorevole è uno dei motivi per cui i BTP continuano a essere molto presenti nei portafogli degli italiani.

L’agevolazione vale sia per chi detiene BTP direttamente nel proprio dossier titoli sia per gli investimenti effettuati tramite fondi e gestioni che includono titoli di Stato italiani.

Resta comunque da considerare l’imposta di bollo sul conto titoli, pari allo 0,20% annuo sul valore degli strumenti finanziari detenuti. Non si tratta di una tassa legata esclusivamente ai BTP, ma di un costo che si applica in generale agli investimenti finanziari custoditi presso banche o intermediari.

Rischi dei BTP

I BTP vengono spesso considerati tra gli investimenti più sicuri per un risparmiatore italiano, grazie alla garanzia dello Stato, e sono semplici da gestire, specie se portati a scadenza. Ma questo non li rende privi di rischi. Anche i titoli di Stato possono perdere valore o generare rendimenti reali inferiori alle aspettative, soprattutto quando cambiano rapidamente lo scenario economico e i tassi d’interesse.

Il fattore che incide di più sui prezzi è l’andamento dei tassi. Quando salgono, il prezzo dei BTP già in circolazione tende a scendere. Il fenomeno è particolarmente evidente sui titoli con scadenze molto lunghe, che risultano più sensibili alle oscillazioni del mercato. Chi decide di vendere prima della scadenza potrebbe quindi incassare meno rispetto a quanto investito inizialmente.

Un altro elemento è l’inflazione. Se il costo della vita cresce più velocemente del rendimento offerto dal BTP, il guadagno reale si riduce. In pratica, anche se le cedole continuano a essere pagate regolarmente, il potere d’acquisto del capitale può diminuire nel tempo.

Sul prezzo dei BTP incide anche la percezione del rischio Italia. Spread in aumento, tensioni sui conti pubblici o dubbi sulla traiettoria del debito possono rendere più volatili le quotazioni sul mercato secondario.

Più raro, ma comunque presente, è il rischio liquidità. Alcune emissioni meno scambiate possono diventare più difficili da vendere rapidamente, soprattutto nelle fasi di maggiore tensione sui mercati.

I vantaggi dei BTP

Uno dei principali punti di forza dei BTP è la prevedibilità dei flussi. Chi acquista il titolo conosce fin dall’inizio l’importo delle cedole e la data del rimborso finale. Chi riesce a distribuire l’investimento su più scadenze può anche costruire entrate cedolari regolari nel corso dell’anno.

A rendere i BTP particolarmente competitivi contribuisce anche la tassazione agevolata del 12,5%, più bassa rispetto a quella applicata a gran parte degli altri strumenti finanziari.

Un altro elemento apprezzato riguarda l’accessibilità. Nella maggior parte dei casi bastano 1.000 euro per acquistare un BTP, senza la necessità di grandi capitali iniziali. Inoltre il mercato dei titoli di Stato italiani è tra i più liquidi in Europa, caratteristica che permette generalmente di comprare e vendere con facilità.

I BTP vengono spesso utilizzati anche come strumento di stabilizzazione del portafoglio. In fasi di forte volatilità dei mercati azionari, molti investitori scelgono di aumentare l’esposizione verso titoli di Stato proprio per ridurre il livello complessivo di rischio.

BTP vs altri titoli di Stato

I BTP non sono gli unici strumenti emessi dal Tesoro italiano. Esistono infatti diverse tipologie di titoli di Stato, ciascuna con caratteristiche differenti per durata, rendimento e modalità di pagamento degli interessi.

Differenza tra BTP e BOT

La differenza principale tra BTP e BOT riguarda la durata e il modo in cui viene generato il rendimento. I BOT, cioè i Buoni Ordinari del Tesoro, sono titoli a breve termine con scadenze che vanno generalmente da 3 a 12 mesi.

I BOT, però, non pagano cedole periodiche. Il guadagno deriva dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il valore rimborsato alla scadenza. In pratica il titolo viene acquistato sotto la pari e rimborsato a 100.

Per esempio, un investitore può acquistare un BOT a 98 o 99 euro e ricevere 100 euro alla scadenza. Il rendimento nasce proprio da questo scarto.

Differenza tra BTP e Cct

I CCT, cioè i Certificati di Credito del Tesoro, funzionano in modo diverso rispetto ai BTP perché hanno cedole variabili e non fisse. Dal 2010 sono stati sostituiti dai CCTeu, titoli indicizzati all’Euribor a 6 mesi.

Le cedole vengono aggiornate ogni sei mesi prendendo come riferimento l’Euribor, a cui si aggiunge uno spread definito al momento dell’emissione. In questo modo il rendimento tende a seguire più da vicino l’andamento dei tassi di mercato.

Rispetto ai BTP a cedola fissa, i CCTeu tendono generalmente a risentire meno dei rialzi dei tassi. Tuttavia, i flussi cedolari sono meno prevedibili nel tempo proprio perché dipendono dall’evoluzione dell’Euribor.

Differenza tra BTP e CTZ

I CTZ, acronimo di Certificati del Tesoro Zero Coupon, hanno una durata di 24 mesi e non prevedono cedole periodiche.

Il funzionamento è simile a quello dei BOT: il rendimento deriva dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il valore rimborsato alla scadenza. Anche in questo caso il titolo viene generalmente acquistato sotto 100 e rimborsato al valore nominale.

Rispetto ai BOT, però, i CTZ hanno una durata più lunga e risultano più esposti ai movimenti dei tassi.

Differenza tra BTP e BTP Italia

I BTP Italia sono dei titoli di stato indicizzati all’inflazione italiana. Sia il capitale investito sia le cedole semestrali vengono rivalutati in base all’andamento del costo della vita. Quando l’inflazione sale, aumenta quindi anche il rendimento riconosciuto all’investitore.

Differenza tra BTP e BTP Valore

I BTP Valore sono titoli di Stato pensati soprattutto per i piccoli risparmiatori e vengono collocati esclusivamente presso il pubblico retail, attraverso periodi di collocamento dedicati. La struttura delle cedole non è lineare come per i BTP. In genere cresce nel tempo secondo un meccanismo “step up”, con rendimenti maggiori negli ultimi anni di vita del titolo.

Inoltre, per chi mantiene il BTP Valore fino alla scadenza finale, lo Stato riconosce generalmente un premio fedeltà aggiuntivo.

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