Dietrofront di Trump sullo Stretto di Hormuz. Cosa cambia per i mercati dell’energia?

Oliver Hearn

20 Luglio 2026 - 19:31

Trump fa marcia indietro sul pedaggio per le merci in transito nello Stretto di Hormuz dopo le pressioni degli alleati del Golfo. Sul piano militare la tensione resta elevata con il nuovo blocco navale.

Dietrofront di Trump sullo Stretto di Hormuz. Cosa cambia per i mercati dell’energia?

Donald Trump ha fatto marcia indietro sulla proposta di imporre un pedaggio del 20% alle navi mercantili in transito nello Stretto di Hormuz, dopo le forti pressioni esercitate dagli Stati del Golfo. La misura era stata criticata non solo dai governi della regione, ma anche da esponenti vicini al presidente americano, tra cui il vicepresidente J.D. Vance.

La decisione arriva mentre le tensioni militari restano elevate e i missili continuano a colpire l’Iran. Sia Teheran sia Washington cercano di rafforzare la propria influenza sullo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il transito di petrolio greggio e gas naturale.

La proposta e la marcia indietro

Nel giro di poche ore Trump è passato dalla minaccia di tassare tutte le merci in transito nello Stretto di Hormuz a un netto dietrofront.

Sul suo social network Truth Social, il presidente statunitense ha scritto: «A seguito di colloqui estremamente produttivi con i leader del Medio Oriente, ho deciso di sostituire il contributo di rimborso del 20% agli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo realizzeranno negli Stati Uniti».

La retromarcia mostra quanto rapidamente una minaccia economica di grande portata possa lasciare spazio alla diplomazia quando si scontra con forti pressioni politiche e commerciali. Allo stesso tempo, resta aperta la contraddizione di fondo: mentre Washington ammorbidisce la propria posizione economica, la situazione militare attorno a Hormuz continua a rimanere tesa, mantenendo mercati e governi in stato di allerta.

Perché gli Stati del Golfo si sono opposti

Gli Stati del Golfo Persico si sono opposti fin dall’inizio al progetto di pedaggio. Il timore principale era che la misura avrebbe aumentato i costi del commercio e dell’energia, rendendo gli scambi con la regione ancora più onerosi e complessi.

Durante un incontro nello Studio Ovale con la stampa, dopo un bilaterale con il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi, Trump ha spiegato di aver parlato con diversi leader mediorientali allarmati dall’annunciato pedaggio del 20%. Pur sostenendo che l’idea fosse tecnicamente realizzabile, il presidente ha aggiunto che non sarebbe giusto proteggere Hormuz affinché Paesi ostili come la Cina possano beneficiarne.

Al di là delle implicazioni politiche, compagnie di navigazione e assicuratori hanno giudicato la misura destabilizzante e difficilmente applicabile, oltre che potenzialmente incompatibile con il diritto marittimo internazionale, dal momento che lo Stretto di Hormuz è considerato un corridoio di acque internazionali.

Per questo motivo, il piano di Trump è stato ritenuto fin dall’inizio poco praticabile, sia sul piano giuridico sia per ragioni economiche, a causa dei costi potenzialmente molto elevati per operatori e consumatori.

Perché Hormuz è cruciale per i mercati

Lo Stretto di Hormuz è uno dei punti nevralgici del commercio mondiale e dell’approvvigionamento energetico globale. Anche un’interruzione di breve durata si riflette rapidamente su prezzi del petrolio, noli marittimi e premi assicurativi. Negli ultimi giorni, il riaccendersi delle tensioni tra Washington e Teheran ha già spinto il Brent a oltre 87 dollari al barile, confermando la forte sensibilità dei mercati a qualsiasi escalation nell’area.

L’ipotetico pedaggio del 20% avrebbe aggiunto ulteriore pressione ai costi di trasporto attraverso uno dei principali chokepoint del commercio mondiale. In pratica, ciò si sarebbe tradotto in maggiori costi per il trasporto del greggio, margini più ridotti per raffinatori e trader e premi assicurativi più elevati per le navi operative nel Golfo, con il rischio di ritardi e deviazioni delle rotte lungo le catene di approvvigionamento.

Per i mercati energetici, la questione centrale non è soltanto il costo diretto del pedaggio, ma il segnale che esso invia: se il passaggio attraverso Hormuz diventa più costoso o meno prevedibile, gli operatori tendono a incorporare un premio per il rischio geopolitico nei prezzi. Ciò può amplificare la volatilità del greggio, peggiorare le aspettative sui costi dei carburanti e riflettersi sui prezzi delle importazioni in Europa e in Asia, soprattutto per le economie più dipendenti dalle forniture provenienti dal Golfo.

Secondo le statistiche dell’UNCTAD, prima del blocco dello Stretto di Hormuz transitavano attraverso questa rotta il 38% del petrolio greggio mondiale e il 29% del gas di petrolio liquefatto (GPL), confermando il ruolo centrale del passaggio per il sistema energetico globale.

Il contesto della sicurezza e del diritto internazionale

La marcia indietro sul pedaggio non modifica la realtà sul terreno: lo Stretto di Hormuz resta uno dei principali punti di tensione geopolitica e la presenza navale statunitense continua a influenzare gli sviluppi nell’area.

L’introduzione di un pedaggio per il passaggio delle navi avrebbe inoltre sollevato serie questioni giuridiche, poiché Hormuz è una fondamentale rotta internazionale di transito e qualsiasi tentativo di limitarne l’accesso sarebbe stato fortemente contestato. Obiezioni avanzate anche da diversi esponenti dell’amministrazione Trump, tra cui il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio.

Anche senza il pedaggio, il conflitto continua a mantenere lo Stretto al centro dello scontro geopolitico, con conseguenze che vanno ben oltre il Medio Oriente.

Guardando ai prossimi mesi, se da un lato sono stati evitati gli aumenti di prezzo che la misura avrebbe probabilmente trasferito rapidamente ai consumatori, dall’altro resta da vedere quale sarà l’evoluzione della situazione nello Stretto di Hormuz. Dopo una fase di relativa calma successiva al cessate il fuoco, che Trump ha dichiarato concluso l’8 luglio, le operazioni militari sono riprese e le tensioni sono tornate a salire, mentre il prezzo del petrolio greggio continua a crescere come diretta conseguenza.

Articolo pubblicato su Money.it edizione internazionale. Titolo originale: From Toll to Retreat: What Trump’s Toll Reversal on the Strait of Hormuz Means for Global Energy