Le previsioni su cosa accadrà al mercato dell’olio di oliva illustrate dall’AD di Deoleo, l’azienda spagnola a cui fa capo i marchi Bertolli, Carapelli, San Giorgio, Sasso.
Un messaggio positivo per i consumatori di olio di oliva e per l’intera industria è arrivato da Deoleo, azienda spagnola leader mondiale nel settore, a cui fanno capo, tra gli altri, i marchi Bertolli, Carapelli, San Giorgio, Sasso, Carbonell.
Interpellato dalla CNBC, il CEO di Deoleo ha infatti detto di ritenere che la fase di volatilità senza precedenti che ha caratterizzato il mercato è vicina al capolinea e pronta a passare il testimone a condizioni e prezzi molto più stabili:
“Il ciclo di mercato decisamente complesso sperimentato tra il 2022 e il 2024, che ha avuto un impatto grave seppur temporaneo sul comparto, ora è definitivamente alle nostre spalle”, ha scritto Valdés in una email inviata all’emittente americana.
Deoleo ha spiegato la propria fiducia con il ritorno delle piogge nelle principali nazioni produttrici di olio di oliva, tra cui la Spagna. L’effetto è che l’offerta globale si è fatta più robusta ed equilibrata.
Le dichiarazioni del manager hanno in qualche modo smorzato i timori degli analisti che, guardando al settore, si sono detti ancora preoccupati per le grandi variazioni che interessano l’offerta globale di olio di oliva, e che si manifestano tra una stagione e l’altra. Alla base dei timori, soprattutto i cambiamenti climatici, la scarsità di acqua e la pressione esercitata da parassiti e malattie.
Deoleo, produttrice di marchi noti come Bertolli e Carbonell, aveva già definito il triennio 2022-2024 come uno dei periodi più difficili nella storia del settore, sulla scia di gravi episodi di siccità e ondate estreme di calore che hanno colpito vaste aree dell’Europa meridionale, compromettendo gran parte della raccolta di olive.
Il risultato è stato una vertiginosa impennata dei prezzi, che ha sorpreso sia gli operatori del settore sia i consumatori.
Ora, tuttavia, le prospettive sembrano migliorate. “Questa stabilizzazione dell’offerta garantisce una maggiore prevedibilità lungo tutta la catena del valore e ci consente di prevedere un contesto di prezzi più stabile. Questo, a sua volta, sta favorendo una ripresa della domanda delle famiglie a livello globale”, ha aggiunto il CEO di Deoleo, facendo notare come a blindare la domanda sia stata anche la crescita delle vendite negli Stati Uniti.
Il calo dei prezzi dell’olio di oliva ha spinto infatti un numero crescente di consumatori americani a introdurre nella propria alimentazione quotidiana un prodotto che da tempo rappresenta un pilastro della salutare dieta mediterranea. Le richieste sono un altro elemento che ha portato il CEO di Deoleo a stimare una maggiore stabilizzazione per i prezzi.
Cifre alla mano, si può dire che i prezzi dell’olio extravergine di oliva (come dimostra la sigla EVOO Extra Virgin Olive Oil) sono scesi già in modo costante dall’inizio dell’anno.
Lo certificano i numeri settimanali della Commissione europea, da cui è emerso che, in Spagna, il prezzo si è attestato di recente a 3,9 euro al chilogrammo (4,47 dollari), a conferma del trend discendente. Un bel cambiamento se si considera che, nel gennaio del 2024, il prezzo all’ingrosso dell’EVOO aveva raggiunto il massimo storico di 9,3 euro al chilogrammo, quando la gravissima siccità che aveva colpito la Penisola iberica aveva dimezzato la produzione mondiale, facendo impennare i costi in tutta Europa.
Sul fattore USA, l’AD ha messo in evidenza la forte domanda che sta arrivando dalle famiglie americane, appartenenti a tutte le fasce di reddito, aggiungendo che, a far salire le richieste, è stato anche il restyling del packaging, che ha indicato quanto l’innovazione orientata al consumatore sia importante per espandere la propria quota di mercato nel Paese.
“Per quanto riguarda le nuove tendenze, ritengo che il principale motore del mercato sia l’innovazione adattata alle moderne abitudini culinarie, soprattutto per i consumatori più giovani e per coloro che scoprono per la prima volta i benefici dell’olio d’oliva”, ha spiegato il dirigente, aggiungendo che ““una chiara dimostrazione di questa tendenza è la crescita delle confezioni funzionali ad alto valore aggiunto”, al punto che “i formati squeeze (bottiglie comprimibili) stanno già generando il 40% della crescita complessiva della categoria negli Stati Uniti”. Valdés si è riferito in particolare al successo della bottiglia Bertolli «Dress and Drizz».
Tornando alla questione prezzi, anche in Italia si sia passati dai picchi record della crisi. Se tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, il prezzo dell’olio extravergine 100% italiano viaggiava stabilmente sopra i 9,00 - 9,50 euro al chilogrammo, dalle ultime rilevazioni della prima metà del 2026, emerge che il prezzo medio nazionale è sceso sensibilmente, attestandosi nella fascia tra i 5,70 e i 6,50 euro al chilogrammo , a seconda delle piazze.
La flessione è stata dunque del 30-40% su base annua. E tuttavia in Italia prezzi dell’olio extravergien di oliva continuano tuttora a viaggiare a un livello superiore di circa il 50% in più rispetto a quello spagnolo. La forbice si spiega con il fatto che, mentre in Spagna i prezzi sono scesi grazie al recupero significativo dei volumi prodotti, in Italia le quotazioni sono rimaste elevate sia per la disponibilità più contenuta di volumi interni, sia perché il Paese fa fronte a costi agricoli maggiori. Incide inoltre in modo determinante il marchio “Made in Italy”, che ha un valore commerciale elevato.