Il Venezuela sta facendo sempre più affidamento sulle criptovalute, in particolare su USDT, per sostenere le entrate del settore petrolifero sotto il peso delle sanzioni internazionali.
Secondo l’economista Asdrúbal Oliveros, circa l’80% dei ricavi petroliferi viene oggi incassato in stablecoin, confermando come gli asset digitali siano diventati un pilastro della strategia finanziaria di Caracas.
Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro PDVSA e la banca centrale hanno di fatto escluso il Paese dai circuiti finanziari tradizionali. In risposta, dal 2024 il Venezuela ha iniziato a regolare una parte significativa delle vendite spot di greggio direttamente in USDT, soprattutto verso la Cina. Il settore petrolifero genera circa 12 miliardi di dollari l’anno, mentre la produzione è risalita a 1 milione di barili al giorno.
L’utilizzo delle stablecoin consente di effettuare transazioni internazionali senza passare dal sistema bancario, ma il modello resta fortemente centralizzato e controllato dallo Stato. I fondi devono transitare attraverso wallet approvati, creando colli di bottiglia, ritardi operativi e difficoltà di conversione. Questo limita la liquidità reale e aumenta le distorsioni sul mercato dei cambi.
A ciò si aggiungono i rischi legati all’enforcement: il congelamento di wallet USDT collegati a soggetti sanzionati e l’intensificazione dei controlli da parte di Washington dimostrano come l’infrastruttura crypto, pur alternativa, non sia immune da pressioni geopolitiche.
La cattura e rimozione di Nicolás Maduro ha segnato un punto di rottura nella storia recente del Paese. La fine improvvisa del precedente equilibrio di potere apre una fase di forte instabilità istituzionale, con effetti diretti sulla gestione delle entrate petrolifere e sull’uso delle stablecoin.
Nel breve periodo, il rischio principale è una discontinuità operativa: blocco dei flussi in USDT, riorganizzazione forzata dei wallet statali, revisione degli accordi con partner esteri e maggiore incertezza per gli intermediari crypto coinvolti. Il settore petrolifero resta operativo, ma più vulnerabile a shock politici e decisioni esterne.
Nonostante il caos politico, le criptovalute continuano a rappresentare una infrastruttura di sopravvivenza economica. Tuttavia, senza una governance stabile, il loro utilizzo rischia di diventare più fragile e meno prevedibile, soprattutto se dovessero cambiare le priorità del nuovo assetto di potere.
Nel lungo periodo, il Venezuela potrebbe diventare un caso di studio globale sull’uso delle stablecoin nel commercio delle materie prime. Nel breve periodo, però, il futuro resta sospeso tra transizione politica, pressione internazionale e resilienza digitale.