Settembre ha sempre avuto la fama di essere il mese nero delle Borse. Una sorta di maledizione che puntualmente torna a farsi sentire quando gli operatori rientrano dalle vacanze e i listini iniziano a tremare. E quest’anno la tradizione sembra essersi ripresentata con brutalità: il Dax di Francoforte ha aperto settembre con un tonfo, trascinato dal nervosismo che arriva da Wall Street. Ma davvero il mese peggiore per i mercati è già iniziato? E soprattutto, cosa significa per chi ha soldi investiti in fondi, ETF o piani pensionistici che guardano al lungo termine?
Il contesto non è semplice. Da un lato gli Stati Uniti mostrano un’economia sorprendentemente resiliente, capace di resistere al rallentamento globale. Dall’altro, i mercati obbligazionari lanciano segnali di tensione: i rendimenti obbligazionari sono risaliti ai massimi da mesi, minacciando di drenare liquidità dall’azionario. A complicare il quadro c’è l’attesa per il report sull’occupazione USA, vero termometro che potrebbe decidere la traiettoria dei tassi di interesse dopo il primo taglio deciso dalla Fed. In mezzo a tutto questo, l’Europa deve giocare le sue battaglie e il Dax lo ha dimostrato subito con un crollo che ha acceso tutte le spie. Ma un ribasso di settembre è un campanello d’allarme o un’occasione di acquisto?
Perché settembre fa paura ai mercati
I dati sulla stagionalità parlano chiaro: settembre è storicamente il mese peggiore per l’azionario. L’S&P 500 ha registrato in media un calo dell’1,5% negli ultimi vent’anni e meno della metà delle volte ha chiuso il mese in positivo. Non è un caso se gli operatori lo affrontano con cautela, preparandosi a volatilità e vendite tecniche. Il Dax, che riflette la forza (o la fragilità) dell’economia europea, non è immune a questa dinamica. L’avvio in rosso di questo mese ricorda molto da vicino altre partenze zoppicanti che hanno poi condizionato il trimestre autunnale.
La ragione non è solo psicologica. Settembre è il mese in cui i grandi investitori rientrano e ribilanciano i portafogli dopo l’estate, spesso incassando profitti accumulati nei mesi precedenti. In più, con l’oro su nuovi record oltre i 3.500 dollari l’oncia, il timore che si avvicini una nuova fase di risk off aumenta, a beneficio dei beni rifugio.
Cosa significa per chi investe davvero
Grafico giornaliero Dax
Fonte Tradingview
Una seduta in rosso, però, non basta per decidere di vendere tutto. La verità è che i mercati vanno letti con una prospettiva diversa, soprattutto da chi investe con orizzonti lunghi. Chi ha un piano pensionistico o costruisce un portafoglio con ETF globali sa bene che la volatilità di settembre è parte del gioco. Anzi, spesso i ribassi diventano opportunità per accumulare a prezzi più bassi, diluendo l’impatto dei momenti difficili.
Anche sotto il profilo grafico, il Dax offre spunti interessanti. Dopo aver raggiunto una resistenza in area 24.600, nell’ultimo trimestre i prezzi si stanno muovendo per vie laterali e si trovano ora a ridosso dei primi supporti a 23.500 circa. Sotto questo limite, aumenterebbe il rischio di una correzione più estesa in direzione di 22.300 punti e più in basso verso i 21.300 punti. Per chiudere i gap lasciati aperti durante il movimento partito ad aprile, tuttavia, l’indice potrebbe scivolare fino ai 20.000 punti.
Il punto, però, non è prevedere se settembre sarà l’ennesimo mese da incubo o un’eccezione positiva come nel 2024. È piuttosto capire come i dati macro – dal rapporto sull’occupazione USA alle prossime mosse della Fed – possano ridisegnare lo scenario. Restare investiti con disciplina, senza farsi travolgere dall’emotività, è la chiave per trasformare un crollo momentaneo in una finestra di crescita futura. Perché i mercati sono ciclici, ma alcuni segnali – come il ritorno della paura proprio quando sembrava svanita – non vanno ignorati.
Quando il Dax trema, non è mai solo un fatto di percentuali. È un promemoria che i mercati, come le stagioni, sanno sempre come sorprenderci.
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