La transizione energetica non ha premiato le aziende, ma le materie prime. Il nuovo mondo post-globalizzazione ha già i suoi vincitori (e non sono le Big Tech).
Al Forum Economico Mondiale di Davos 2026, Howard Lutnick, Segretario al Commercio degli Stati Uniti, ha pronunciato una frase destinata a rimanere negli annali: «La globalizzazione è fallita.» Non si trattava di una provocazione retorica, ma della certificazione di un cambiamento epocale già in atto nei mercati finanziari.
E chi ha saputo leggere in anticipo questa trasformazione ha trovato nei metalli, non nelle azioni, la vera miniera d’oro del 2025.
Mentre gli indici azionari americani arranacavano tra incertezze geopolitiche e ridefinizioni delle catene di approvvigionamento, oro, argento e rame hanno registrato performance straordinarie, sovraperformando significativamente i mercati azionari tradizionali. Ma questo rally non è stato frutto del caso, né di una semplice rotazione settoriale. È stata la conseguenza logica di tre premi per il rischio distinti che si sono sovrapposti in un contesto di frammentazione globale accelerata. [...]
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