I danni sull’economia UE causa Covid rivelati dagli indici PMI

Pierandrea Ferrari

23 Novembre 2020 - 17:36

condividi
Facebook
twitter whatsapp

I Governi europei hanno implementato nuove misure per contenere la diffusione del coronavirus: la curva epidemiologica inizia ora a risentire positivamente delle decisioni maturate, ma è allarme sull’economia dell’eurozona.

I danni sull'economia UE causa Covid rivelati dagli indici PMI

L’eurozona corre a grandi passi verso un’ulteriore contrazione dopo la decisione dei Governi di implementare nuovi lockdown per contenere l’innalzamento della curva epidemiologica nel vecchio continente.

L’allarme - scaturito dalle rilevazioni dell’indice Pmi Composite, che tocca i minimi degli ultimi sei mesi - spezza il clima di diffuso entusiasmo generato nelle ultime settimane dai progressi scientifici sul fronte dei vaccini anti-Covid: prima che i nuovi prodotti di Pfizer e Moderna producano i loro effetti, infatti, l’eurozona dovrà ancora affrontare un periodo di profonda instabilità economica.

L’eurozona soffre con i nuovi lockdown

Come riferito oggi sul calendario economico, il Pmi CompositePurchasing Managers Index di IHS Markit, che tasta il polso al settore dei servizi e a quello manifatturiero – è sceso a novembre a 45,1 punti nell’eurozona, in ribasso rispetto al dato registrato nel mese di ottobre, a quota 50. Il dato, inoltre, è inferiore alle aspettative che davano il Pmi composito a 45,8.

Quella rilevata dall’indice è dunque una chiara contrazione, determinata perlopiù dalle restrizioni implementate con l’avvento dell’autunno, con bar e ristoranti costretti a nuove chiusure forzate per frenare la seconda ondata del virus.

Il crollo sotto quota 50 – livello di riferimento che separa l’espansione dalla contrazione – è stato trainato infatti dal settore dei servizi, con un Pmi a 41,3 punti, in flessione rispetto ad ottobre (46,9). Anche in questo caso, il risultato è stato al di sotto delle aspettative, con gli analisti che si attendevano una contrazione più contenuta (42,5).

Regge, invece, il comparto manifatturiero. Il Pmi del settore raggiunge infatti quota 53,6, in ribasso rispetto al mese precedente di 1,2 punti ma oltre le previsioni (53,1).

A pesare, nell’eurozona, soprattutto le performance di un key player come la Francia, che si colloca al di sotto della media continentale in tutti i parametri. Per quanto riguarda il Pmi composito, infatti, la Francia supera di gran lunga le aspettative (39,9), ma il tonfo rispetto ad ottobre è di 7,6 punti. Crolla anche il Pmi servizi, che si ferma a quota 38, contro i 46,8 punti del mese precedente. In contrazione persino il Pmi manifatturiero (49,1, sotto le previsioni) che nell’eurozona è dato in espansione.

Ma aldilà dei numeri snocciolati da IHS Markit, la situazione economica generale potrebbe ulteriormente aggravarsi nell’eurozona se i Governi dovessero ritrovarsi nella condizione di estendere le restrizioni nei primi mesi del 2021. Lo spettro è quello di una seconda recessione, scenario che diverrebbe inevitabile con l’avvento di una terza ondata.

Per il momento, tuttavia, le congiunture economiche sfavorevoli non raggiungono le vette della scorsa primavera. Quelli implementati quasi uniformemente in Europa sono stati infatti dei lockdown light, che hanno permesso agli imprenditori europei di respirare più di quanto non gli fosse stato concesso all’inizio della pandemia.

Per questo le previsioni parlano di una contrazione dell’economia continentale del 1,7% nell’ultimo trimestre dell’anno, sebbene pesino gli allarmanti dati relativi al crollo dell’occupazione (in caduta libera ormai da nove mesi).

Resiste l’economia tedesca

Segnali incoraggianti, invece, dall’economia tedesca, un cigno nero che sorprende gli osservatori alla luce degli ultimi dati rilevati sullo stato di salute dell’eurozona. Dopo aver gestito efficacemente la prima ondata – ma maggiori sono state le difficoltà nel contenere il virus questo autunno – la cancelliera Angela Merkel può accogliere con soddisfazione gli ultimi numeri relativi al Paese.

L’indice flash Pmi della Germania è ora a quota 52, ben oltre la media continentale. Sebbene il dato rappresenti un picco negativo degli ultimi cinque mesi, il trend è confortante se comparato con le aspettative che vedevano il Pmi composito tedesco a 50,4 punti.

Ad emergere è soprattutto la buona salute del comparto manifatturiero tedesco (57,9), che cede 0,3 punti rispetto al mese di ottobre ma supera le previsioni (56,6). In territorio negativo invece il settore dei servizi che seguendo il trend continentale si ferma a 46,2 punti, in linea con le aspettative.

Sulle performance positive della Germania si è espresso Phil Smith, Associate Director di IHS Markit, che in un’intervista alla Cnbc ha rivelato:

“La resilienza mostrata dal settore manifatturiero, che sta beneficiando delle vendite crescenti in Asia, ci porta a sostenere che qualsiasi flessione nell’ultimo trimestre sarà più leggera rispetto a quelle viste nella prima parte dell’anno".

Iscriviti alla newsletter

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.

Money Stories