Negli ultimi giorni, nuove informazioni stanno emergendo riguardo al cosiddetto «Russiagate», l’indagine che ha dominato il panorama politico statunitense durante e dopo le elezioni presidenziali del 2016.
Un allegato recentemente declassificato al rapporto del procuratore speciale del Dipartimento di Giustizia, John Durham, getta una luce inquietante su quello che sembra essere stato un tentativo deliberato da parte della campagna di Hillary Clinton, con il coinvolgimento di elementi dell’FBI e della CIA, di creare una narrativa falsa che collegasse Donald Trump alla Russia.
Queste rivelazioni, rese pubbliche dal senatore Chuck Grassley, stanno scuotendo le fondamenta di una storia che per anni è stata raccontata come un esempio di interferenza straniera, ma che ora appare sempre più come una sofisticata operazione politica interna.
L’allegato del rapporto Durham
L’allegato al rapporto Durham, pubblicato a maggio 2023 ma declassificato solo di recente, rivela dettagli esplosivi.Secondo il documento, la CIA aveva ricevuto informazioni credibili su un cosiddetto “Clinton Plan”, un piano orchestrato dalla campagna di Hillary Clinton per amplificare presunti legami tra Trump e la Russia. L’obiettivo? Distogliere l’attenzione dall’indagine dell’FBI sull’uso improprio da parte di Clinton di un server di posta elettronica privato per comunicazioni ufficiali durante il suo mandato come Segretaria di Stato. Queste informazioni, considerate affidabili dalla CIA, indicano che la narrativa del Russiagate non sarebbe stata il risultato di un’effettiva interferenza russa, ma piuttosto una strategia deliberata per screditare Trump e proteggere Clinton dalle conseguenze delle sue azioni.
Le prove suggeriscono che l’FBI, sotto la guida dell’allora direttore James Comey, non solo era a conoscenza di questo piano, ma potrebbe averlo attivamente coperto, permettendo che la narrazione prendesse piede nei media e nell’opinione pubblica.
Il ruolo (complice) dei media
Uno degli aspetti più controversi di questa vicenda è il ruolo dei media mainstream. Come sottolinea Glenn Greenwald, i principali organi di stampa, che si sono auto-assegnati premi Pulitzer per la loro copertura del Russiagate, potrebbero non dare spazio a queste nuove rivelazioni. Il motivo è semplice: molti di essi avrebbero contribuito attivamente a diffondere la narrativa originale, presentandola come un fatto assodato. Se queste nuove informazioni dovessero essere confermate, metterebbero in discussione non solo la credibilità dell’FBI e della CIA, ma anche quella dei media che hanno sostenuto la storia senza un’adeguata verifica.Qualora i media decidessero di affrontare l’argomento, è probabile che lo inquadreranno come un tentativo di Trump di perseguitare i suoi avversari politici, ignorando il peso delle prove emerse.
Il coinvolgimento di Soros e di altre figure chiave
Le rivelazioni nell’allegato Durham sollevano interrogativi anche su altre figure di spicco. Si suggerisce che il team del finanziere liberal George Soros fosse a conoscenza del piano di Clinton già quattro giorni prima che l’FBI avviasse ufficialmente l’indagine sul Russiagate. Inoltre, figure come l’ex presidente Barack Obama e l’ex direttore della CIA John Brennan potrebbero aver avuto un ruolo, o almeno una consapevolezza, di questa strategia. Se queste accuse fossero confermate da ulteriori indagini, le implicazioni sarebbero enormi.
Una narrazione in frantumi
Le accuse secondo cui il Russiagate sarebbe stato una “bufala” orchestrata per scopi politici non sono nuove, ma l’appendice al rapporto Durham fornisce prove concrete che rafforzano questa tesi. L’ex direttrice dell’Intelligence Nazionale, Tulsi Gabbard, ha definito queste azioni come un “colpo di stato” contro Trump, un’accusa che i sostenitori dell’amministrazione Obama hanno liquidato come “ridicola” o “fuorviante”. Tuttavia, i documenti declassificati sembrano smentire queste difese, suggerendo che la narrativa del Russiagate fosse, almeno in parte, un’operazione interna per manipolare l’opinione pubblica
Se le rivelazioni di Durham saranno confermate, il Russiagate potrebbe passare alla storia come uno dei più grandi scandali politici degli Stati Uniti, un esempio di come le istituzioni e i media possano essere utilizzati per influenzare il processo democratico.