Gli europei dovrebbero riformulare una visione realistica e complessa del loro stare al mondo. Ne saranno in grado?
Europa è un concetto geo-storico, una articolata propaggine subcontinentale dell’Eurasia. La sua geografia è stata ragione principale della sua evoluzione storica.
Nel dopoguerra, anche per superare le spinte al conflitto interno tra popoli e entità statali che hanno prodotto impetuosi fiumi di sangue per secoli e secoli, superamento necessario visto quello che Europa aveva combinato per ben due volte (due guerre “mondiali” e visto che il mondo non ruotava, né avrebbe mai più ruotato intorno ad Europa), in Europa si creò un mercato comune. Si pensò che l’interdipendenza commerciale interna avrebbe creato una rete che legasse tra loro soggetti altrimenti abituati a confliggere l’un con l’altro.
Ancora prima di fare il mercato comune, Europa aveva prodotto qualche tentativo di limitata azione comune, ad esempio su “carbone e acciaio” o sull’energia atomica, più tardi creando il CERN o l’ESA. Europa avrebbe potuto e forse dovuto, continuare su questa strada di cooperazione. Frazionata in una pletora di staterelli dalla dimensione media che è la metà della dimensione media di uno Stato nel mondo, era chiaro che le componenti di Europa sarebbero state sistematicamente troppo piccole per competere con i nuovi giganti del mondo (USA, Cina, India, Russia etc.).
[...]
Accedi ai contenuti riservati
Navighi con pubblicità ridotta
Ottieni sconti su prodotti e servizi
Disdici quando vuoi
Sei già iscritto? Clicca qui
© RIPRODUZIONE RISERVATA