Dal 2026 i proprietari di casa potrebbero pagare meno tasse

Patrizia Del Pidio

19 Aprile 2026 - 11:27

Le novità nella disciplina dell’Imu possono comportare, per molti proprietari di immobili, minor pressione fiscale. Vediamo quali sono le novità e chi potrebbe pagare meno tasse.

Dal 2026 i proprietari di casa potrebbero pagare meno tasse

Dal 2026 cambia il panorama fiscale per i proprietari di immobili e il cambiamento porta con sé la possibilità di un concreto risparmio sulle seconde case.

Anche se inizialmente le novità di quest’anno erano state accolte con una certa apprensione, la determinazione delle aliquote Imu in vigore dal 2026 non va a gravare ulteriormente sui contribuenti e si rivela, in molti casi, anche vantaggiosa.

Il nuovo sistema, operativo da inizio anno, nasce con l’obiettivo di semplificare la gestione tributaria: i Comuni hanno, ora, a disposizione un quadro più ordinato per stabilire l’entità del prelievo fiscale e una attenzione particolare viene rivolta agli immobili che si trovano nelle località turistiche.

Il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze dello scorso 6 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 novembre, definisce con molta più chiarezza i margini entro i quali i Comuni possono avere spazio di manovra per determinare l’Imu. Come funzionano le nuove regole e chi potrà sperare in una riduzione dell’Imu dovuta?

Nuova Imu 2026, cosa cambia

A stabilire le novità è il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 6 settembre 2024 che ha portato a una drastica riduzione delle fattispecie (con relative aliquote) da cui attingere per la determinazione dell’imposta (prima ammontavano a circa 250.000). L’allegato A del decreto del 6 settembre 2024 è stato sostituito dall’allegato A del decreto 6 novembre 2025. Cosa cambia?

Il comma 2 dell’articolo 1 del decreto 6 novembre 2025 stabilisce che:

L’allegato A del presente decreto modifica e integra le condizioni in base alle quali i Comuni possono introdurre ulteriori differenziazioni all’interno di ciascuna delle fattispecie in materia d’imposta municipale propria (IMU) gia’ individuate dal decreto 7 luglio 2023, in virtu’ delle quali i comuni possono diversificare le aliquote di cui ai commi da 748 a 755 dell’art. 1 della legge 27 dicembre 2019, n. 160.

Allegato A
Decreto 6 novembre 2025

Nel documento il Ministero fissa i nuovi criteri da seguire a partire dal divieto di superare l’aliquota massima prevista a livello nazionale con lo scopo di uniformare la tassa su tutto il territorio italiano e non assistere più a scaloni che determinano costi molto più alti in una Regione rispetto a un’altra.

A un anno dall’entrata in vigore per le amministrazioni dell’obbligo di inviare al Mef le aliquote entro il 14 ottobre di ogni anno, sono arrivate, lo scorso novembre, le nuove casistiche previste dal Ministero.

Dal 2026, i 7.904 Comuni italiani si devono uniformare alle nuove disposizioni e per chi non si adegua l’applicazione è quella di una aliquota standard.

La determinazione e il versamento sono possibili grazie a tutti gli elementi che l’amministrazione tributaria e le altre amministrazioni già conoscono a cui si possono aggiungere anche altri elementi di informazione.

Il Comune, in ogni caso, può esercitare il suo diritto a regolamentare l’Imu entro un preciso perimetro (nel rispetto, in ogni caso, dei principi costituzionali) e allo stesso tempo i contribuenti avranno a disposizione un supporto per il pagamento dell’imposta.

Imu 2026, cosa cambia

Fino al 2025 l’Imu, in base a quello che prevedeva la legge nazionale, si pagava in base a delle aliquote standard per ogni fattispecie di immobile che il Comune poteva aumentare o diminuire entro determinati margini (stabiliti dalla stessa legge che fissava le aliquote standard). Ogni Comune poi fissava le proprie aliquote con la pubblicazione delle delibere del Consiglio Comunale.

Dal 2026, i Comuni non possono più inventare «categorie» di contribuenti a piacimento, ma dovranno selezionare le proprie aliquote da un elenco rigido fornito dal Ministero.

I Comuni possono scegliere tra le diverse voci previste nell’allegato A per adattare la tassazione degli immobili alle specifiche esigenze locali (sempre entro i limiti stabiliti a livello nazionale). A stabilire le categorie di immobili tra cui l’ente locale può scegliere è stato l’ultimo decreto del Mef: in questo modo si vuole rendere il quadro normativo maggiormente uniforme e, al tempo stesso, limitare le decisioni dei Comuni.

In base alla propria autonomia, il Comune ha la facoltà di introdurre altre differenziazioni per ciascuna delle fattispecie (in base alle condizioni elencate nell’Allegato A del decreto 6 novembre 2025).

Imposta più bassa sulle case a disposizione

Nelle indicazioni del Mef è previsto che i Comuni possano prevedere riduzioni dell’Imu per le seconde case tenute a disposizione dal proprietario. Ad anticipare la novità era già stato il decreto del 2024. Le abitazioni non locate e non concesse in comodato che il proprietario utilizza per una parte dell’anno, potrebbero trovarsi nella condizione di vedersi riconoscere un’aliquota agevolata in base a quanti mesi all’anno vengono utilizzate. La scelta viene lasciata alla discrezionalità dei Comuni. Non si tratta, quindi, di uno sconto sull’Imu dovuto, la decisione finale spetterà sempre alle delibere comunali e il risparmio dipenderà molto da dove è situato l’immobile.

L’opzione concessa ai sindaci non si deve basare solo sui mesi di permanenza nella casa di vacanza, ma anche su altri parametri, come ad esempio le utenze di energia elettrica, idriche e gas o l’arredamento presente nell’immobile (come avviene per la Tari).

Di fatto poter dimostrare, tramite le utenze domestiche che una casa non è utilizzata o è utilizzata per poche settimane l’anno, potrebbe determinare una drastica riduzione dell’Imu da versare (e se ci si pensa è anche una misura equa visto che i servizi indivisibili che l’Imu finanzia sono utilizzati solo per un periodo ristretto di tempo).

Gli immobili per le vacanze affittati o destinati alle locazioni brevi, invece, sono esclusi dal beneficio.

Imu più bassa per gli immobili inagibili?

Un’altra novità contenuta nell’allegato riguarda le case inagibili e la loro tassazione. I Comuni possono scontare o azzerare l’aliquota nel caso le unità immobiliari siano inutilizzabili a seguito di calamità naturali. L’esenzione potrebbe essere estesa dai sindaci anche per “cause diverse” dagli eventi naturali.

Nella seguente tabella riassumiamo le novità:

CONDIZIONE SECONDA CASACOSA SUCCEDE ALL’IMU?
sfitta possibile riduzione dell’aliquota
abitata saltuariamente possibile riduzione dell’aliquota
affittata aliquota mantenuta ai massimi
data in comodato d’uso gratuito se in possesso dei requisiti, riduzione Imu 50%
inagibile a causa di calamità naturali l’imposta potrebbe essere ridotta o azzerata

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