Crediti deteriorati, è boom per le banche europee causa COVID-19. Le novità dalla BCE

Crediti deteriorati in forte aumento nei bilanci delle banche europee come conseguenza della crisi COVID-19: rischi, scenari e le ultime novità dalla Banca Centrale Europea.

Crediti deteriorati, è boom per le banche europee causa COVID-19. Le novità dalla BCE

La BCE ha ammonito di nuovo le banche italiane in merito alle maxi-rettifiche sui crediti deteriorati NPL (non performing loans).

Il problema, già ripresentandosi in passato (in particolare nel 2018 per i bilanci 2017, primo banco di prova delle nuove regole contabili in materia di crediti, il cosi detto IRFS9), è di nuovo sotto la lente delle autorità di vigilanza della BCE alla luce delle conseguenze economiche dovute alla pandemia COVID-19.

Dopo la riduzione dei crediti in sofferenze nei bilanci delle banche europee avvenuta nel marzo scorso, la pandemia ha fatto crescere le sofferenze nei bilanci delle istituzioni creditizie europee.

Allo studio c’è l’ipotesi di una costituzione di una bad bank dove inserire i crediti deteriorati degli istituti di credito europei e nuove regole da seguire per calcolare gli accantonamenti dei crediti in sofferenza.

Boom di crediti deteriorati in Italia e in Europa causa COVID-19

Il peggioramento delle condizioni economiche in cui versano i paesi europei a causa del COVID-19 ha un impatto negativo sui bilanci delle banche, visto il ruolo che hanno le istituzioni creditizie nel finanziare l’economia reale in Europa, che ha un sistema finanziario bancocentrico.

Chi paga il prezzo più alto sono paesi come l’Italia, dove 4 imprese su 10 hanno dichiarato di avere perduto più del 50% del fatturato durante i mesi di marzo e aprile 2020.

In questo scenario, in Italia, l’ammontare medio dei recuperi lordi registrato dopo lo scoppio della pandemia si è ridotto per tutte le operazioni variando da un minimo del 15% ad un massimo del 70% rispetto ai sei mesi precedenti.


Crediti deteriorati delle imprese italiane prima e dopo la pandemia COVID-19

Nonostante ciò, come sostiene l’EBA (l’European Banking Authority), le banche italiane dispongono accantonamenti sufficienti per coprire gli asset deteriorati. Guardando i bilanci, le banche italiane hanno una copertura dei crediti deteriorati pari al 53% contro una media europee del 44%.

L’analisi

A prescindere dalle capacità del Sistema finanziario europeo nell’assorbire shock esogeni provenienti da dinamiche indipendenti da quelle economiche, la gestione dei crediti deteriorati rimane sempre un argomento rilevante.

I crediti deteriorati vengono venduti dalle banche a società finanziarie (SPV, o Special Purpose Vehicle) con l’obiettivo da una parte di fare pulizia nei bilanci, dall’altra di trasferire il rischio di insolvenza dei debitori a soggetti terzi.

In questa dinamica si inserisce la criminalità organizzata, la quale mediante la costituzione di società finanziarie acquista i crediti deteriorati dalle banche come attività di riciclaggio di denaro sporco.
Un eccesso di crediti deteriorati può perciò costituire un terreno fertile per le organizzazioni criminali.

Un altro effetto prodotto dai crediti deteriorati sta nell’eccesso di accantonamenti che possono compromettere la prociclicità degli utili bancari riducendo le resilienza del Sistema finanziario per far fronte a qualsiasi tipo di shock.

Come è ben noto, la stabilità del Sistema finanziario Europeo è una condizione sia necessaria che sufficiente per la stabilità della zona Euro. Come tale deve essere monitorata dalle istituzioni europee, quali la Banca Centrale Europea.

Le ultime novità sui crediti deteriorati dalla BCE

Per ridurre sia gli effetti della criminalità sull’attività bancaria e sull’attività di manipolazione degli utili, la BCE ha suggerito alle banche europee di utilizzare le stime del PIL di Francoforte per calcolare i dati di bilancio trimestrali.

Le autorità di vigilanza di Francoforte utilizzeranno le proiezioni della BCE di giugno per calcolare i valori fuori linea, ovvero valori troppo alti, delle rettifiche su crediti effettuate dalle banche europee al fine di armonizzare le politiche in merito agli accantonamenti sui crediti di tutto il settore bancario europeo.

Con le rettifiche su crediti in linee con quanto dettato da Francoforte, non ci potrà essere da parte della criminalità organizzata la possibilità di acquistare crediti deteriorati ad un prezzo inferiore a quello di mercato effettuando un arbitraggio regolamentare.

Un’altra misura suggerita dalla BCE consiste costituire una società bad bank, sulla linea del MES, in cui gestire crediti deteriorati delle istituzioni creditizie europee al fine di preservare la stabilità del Sistema finanziario europeo e cercare una via di uscita dalla contrazione economica.

In questa bad bank europea ci sarebbe anche la partecipazione del MES, lo stesso fondo di salvataggio che, in tempi recenti, ha dato vita a una linea di credito utile a sostenere i Paesi dell’UE interessati dall’emergenza COVID-19.

Con la garanzia del Fondo Salva Stati, infatti, le banche sottoscriverebbero obbligazioni emessi dalla bad bank, ripagandoli in portafogli di crediti e con quei titoli potrebbero rifinanziarsi alla BCE.

Cosa ci aspetta?

Le stime di Francoforte sul PIL dei paesi europei, non sono rosee. Si parla di PIL in calo per una media di -7% e -8% con picchi del 13% nei casi più gravi.
In uno scenario simile, le banche europee sono messe a dura prova nello svolgimento dell’attività di intermediazione creditizia per sostenere l’economia reale europea.

Sviluppi in merito al Recovery Fund e le nuove misure sulla gestione dei crediti deteriorati vanno nella direzione giusta per salvare il Sistema finanziario europeo dagli effetti della contrazione economica globale.

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