Crac di una banca italiana, monta la rabbia. “Azionisti ingannati, hanno pagato con il sangue”

Laura Naka Antonelli

27/02/2026

Una banca italiana in condizione di default da 10 anni. Azionisti che hanno perso le loro azioni con la loro carne e il loro sangue.

Crac di una banca italiana, monta la rabbia. “Azionisti ingannati, hanno pagato con il sangue”

Un crac, quello di questa banca italiana, che gli azionisti hanno pagato con il sangue. Lo ha detto senza mezzi termini nella giornata di oggi, venerdì 27 febbraio 2026, il Procuratore di Bari, Roberto Rossi, riferendosi al collasso della Banca Popolare di Bari.

Roberto Rossi ha parlato nel corso della requisitoria della Procura, nel processo per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza che vedono sedere sul banco degli imputati Marco e Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente ed ex vicedirettore generale dell’istituto che è saltato in aria, e dalle cui ceneri è nata l’attuale Banca del Mezzogiorno.

Popolare di Bari, il procuratore: 70.000 azionisti hanno pagato con la loro carne e il loro sangue

Nel presentare le cifre drammatiche che riassumono il disastro e lo scandalo della ex Popolare di Bari, Rossi si è così espresso:

L’intervento dei commissari della Banca d’Italia ha mostrato l’esistenza di un bilancio fasullo e di una situazione finanziaria ripagata per un miliardo e 144 milioni di euro dagli azionisti, da 70mila azionisti che hanno perso le azioni con la loro carne e il loro sangue, e dall’Erario”.

Rossi ha parlato di un bilancio che “è stato falsificato in maniera costante almeno dal 2014” a dispetto dell’ “apparenza di buona salute” che “ha ingannato tutti quanti”: prime vittime, quei “cittadini che hanno versato le somme alla Banca perdendole all’interno delle azioni”, ignari del fatto che la Popolare di Bari era in realtà “da dieci anni” in una condizione di “default.

“Un istituto gestito come se fosse stato una masseria, azionisti ingannati”

Se tra l’altro l’istituto “non riusciva a contenere i costi” era perché invece di essere governato “con l’idea di essere efficiente”, era gestito come se fosse stato “una masseria, ha continuato Rossi, ricordando che il paragone era stato fatto da uno stesso ispettore di Bankitalia.

Il risultato è stato quello che si è palesato sotto gli occhi di tutti. La perdita che ha travolto migliaia di cittadini, che avevano acquistato le azioni in quanto “ ingannati da un bilancio che veniva prospettato sempre come positivo”.

Se invece i risparmiatori avessero saputo come stavano davvero le cose, “ se avessero visto le slide che venivano proiettate nel consiglio di amministrazione, quelle azioni non sarebbero mai state acquistate”.

Le azioni non sarebbero state acquistate se risparmiatori avessero letto ’Tercas’ o ’Stercas’

Così come, ha rincarato la dose il procuratore, non le avrebbero acquistate “ se avessero letto ’Tercas’ o ’Stercas’ ”, come l’istituto abruzzese che venne acquistato dalla Popolare di Bari nel 2014 veniva definito in alcune email.

Tra l’altro, “ già nel 2010 Bankitalia parlava di inadeguato assetto di governo, di insufficiente funzionalità del consiglio, di debolezza delle funzioni di controllo”, al punto che le ispezioni lanciate da Palazzo Koch “sono sempre state parzialmente negative”, come ha dimostrato “una sanzione precedente con cui era stato imposto il divieto, per la gravità della situazione, dell’acquisizione di altri istituti bancari”.

Vero è che, ha ammonito Rossi, “se quella sanzione fosse stata portata fino in fondo, non ci saremmo trovati in questa situazione ” .

Il procuratore ha rimarcato le responsabilità dei vertici, accusandoli di avere falsificato “i piani industriali, con numeri dati a caso, “tanto che loro stessi se ne vergognavano”.

Così ancora Roberto Rossi, nel processo che vede Marco e Gianluca Jacobini imputati per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza in merito al crac della Banca popolare di Bari:

“Hanno dato numeri a caso mentre davano crediti a società per le quali c’era già stata la liquidazione perché erano amici loro, poiché dovevano conservare il potere all’interno di questa città”.

Non solo Popolare di Bari, il caso Banca Progetto macchia la reputazione delle banche italiane

Il crac della Popolare di Bari torna sotto i riflettori con il processo che vede imputati per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza Marco e Gianluca Jacobini.

Nel frattempo ci sono almeno altre due banche italiane di cui si sta parlando da diverse settimane e anche mesi, finite nei guai, il cui destino spaventa gli investitori.

Una rimane Banca Progetto, istituto appena salvato con uno schema che vede protagoniste le cinque banche italiane Monte dei Paschi di Siena S.p.A., Banco BPM, BPER Banca, Intesa Sanpaolo, UniCredit S.p.A e il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD).

Di Banca Progetto ha parlato ieri al Senato il magistrato della Procura di Milano, Roberto Pellicano, avvertendo che l’istituto è alle prese con un “ forte rischio penale ” e aggiungendo che, “se la condanna ci sarà, la confisca potrà essere per importi molto alti ”.

Piazza Affari spaventata dal caso BFF Bank

L’altra banca è BFF Bank, le cui azioni sono crollate più volte a Piazza Affarim scatenando diverse volte più di un
interrogativo sul suo futuro..

La paura è esplosa di nuovo con il profit warning lanciato dall’istituto, e con la notizia, anche, di un un restatement del bilancio 2024, notizie che hanno portato gli analisti a sforbiciare in misura significativa i target price sui titoli, in alcuni casi dimezzandoli.

Le azioni di BFF Bank erano già crollate all’inizio di quest’anno in una sola seduta fino a -45% circa.

L’attenzione su questa banca italiana rimane alta, come ha confermato nella sua audizione alla Commissione Banche del Senato, nella giornata di ieri, il Procuratore Capo di Milano Marcello Viola, che ha informato che la Procura sta attendendo gli esiti delle attività della Consob e della Banca d’Italia. Viola ha chiarito che l’indagine della Procura della Repubblica ha preso il via a seguito alla segnalazione di “gravi irregolarità contabili, amministrative e gestionali”.

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