Cosa succede se (o quando) arriva un nuovo lockdown in Italia?

Le conseguenze e i rischi per l’economia italiana nel caso in cui il Governo dovesse decidere per un secondo lockdown al fine di frenare l’ondata di contagi da COVID-19

Un secondo lockdown sarebbe un disastro per l’Italia e scongiurarlo è una priorità per tutti. Lo ripetono in continuazione Conte, ministri ed esperti economici.

Tuttavia, la situazione epidemiologica sta peggiorando e con l’ultimo DPCM sono state introdotte misure più severe, mentre le Regioni sono ormai allineate su coprifuoco e chiusure straordinarie di centri commerciali.

Il virologo Andrea Crisanti tempo fa ha addirittura lanciato l’ipotesi di un lockdown nel periodo natalizio, utile a resettare il sistema sfruttando le vacanze.

Ma con quale impatto sul Paese? Le conseguenze e i rischi per l’economia italiana nel caso di un nuovo lockdown nazionale.

I costi (alti) per l’Italia con un nuovo lockdown

Il PIL italiano è visto in calo del 9% nel 2020 nell’ultima NADEF, con una stima di rimbalzo per il 2021 del 6%.

Previsioni confermate da Gualtieri, che ha però sottolineato quanto tutto - la ripresa economica in primis - dipenda dall’andamento della curva dei contagi. Fermare la diffusione ampia del virus è un imperativo categorico. Se si riuscirà in questa impresa, le previsioni saranno anche più ottimistiche a detta del ministro.

Tuttavia, occorre considerare anche lo scenario peggiore. In caso di nuovo lockdown quale costo pagherebbe l’economia italiana? Già il coprifuoco imposto in alcune regioni ha fatto evidenziare bilanci in rosso per i commercianti.

Proprio nella nota di aggiornamento al DEF è stato indicata la situazione in cui, nel corso degli ultimi mesi del 2020, i casi dovessero aumentare in modo repentino e allarmante.

Le previsioni economiche cambierebbero: con restrizioni e chiusure più severe (non si parla di un vero lockdown), il PIL scenderebbe del 10,5% e il rimbalzo per il 2021 sarebbe di un timido 1,8%.

In caso di chiusura totale, quindi, si andrebbe incontro a una recessione e la ripresa dei livelli pre-COVID non sarebbe visibile prima del 2022/2023. I conti pubblici, ovviamente, ne risentirebbero.

Il livello di debito al 150% è già rischioso secondo la Banca d’Italia e richiama l’attenzione sull’urgenza di un riequilibro dei conti dello Stato nel medio termine. Obiettivo impossibile da raggiungere se si dovesse ricorrere a nuove chiusure generalizzate sul territorio nazionale.

Secondo Confindustria per rilanciare l’economia italiana “servirà un incremento medio della produttività del lavoro di quasi un punto percentuale all’anno. Non possiamo permetterci un nuovo lockdown generalizzato per questioni economiche ma anche per questioni di prospettiva sul futuro”.

Chiusura totale a Natale, con quale impatto?

Conte ha già dichiarato di non poter fare previsioni per il Natale. Ma in questo momento di confusione tra aumento di contagi e misure restrittive sui territori, l’ipotesi di un lockdown durante il Natale non è da escludere.

Quale impatto sull’economia? Un’analisi Coldiretti/Ixè ha dato indicazioni.

Innanzitutto, ci sarà una tegola da 4,1 miliardi per il turismo, con peggioramento delle prospettive di ripresa per un settore che ha già sofferto nei mesi passati un buco da 23 miliardi per il calo dei viaggiatori italiani e per la quasi assenza di quelli stranieri.

Coldiretti ha ricordato che il settore “si compone di 612mila imprese e rappresenta il 10,1% del sistema produttivo nazionale”. Secondo Unioncamere il turismo vale in Italia più del manifatturiero, con i suoi 2,7 milioni di lavoratori che rappresentano il 12,6% dell’occupazione nazionale.

E non solo, a rischio ovviamente sono le spese natalizie, che rappresentano un extra rispetto ai normali consumi pari a 30 miliardi di euro. La domanda è stata già parecchio indebolita dalla crisi. Con una chiusura totale durante il periodo natalizio rischiano di andare in fumo acquisti pari a 110 miliardi di euro, il valore dei consumi italiani solitamente registrato a dicembre.

Confcommercio ha avvertito: “Oggi il 10% delle realtà del commercio al dettaglio, 270mila imprese, rischia di chiudere definitivamente, ma in caso di lockdown natalizio il numero delle aziende in questa situazione è destinato a crescere, diventeranno almeno 330mila.

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