Cosa succede adesso al governo Meloni

Simone Micocci

15 Luglio 2026 - 11:57

Giorgia Meloni e il suo governo incassano un’altra sonora sconfitta sul tema delle preferenze nella legge elettorale. Cosa farà adesso?

Cosa succede adesso al governo Meloni

È bastato un solo voto per far saltare alla Camera l’emendamento sul ritorno delle preferenze nella legge elettorale. Il testo, sostenuto dalla maggioranza e sul quale Giorgia Meloni aveva deciso di esporsi personalmente, è stato infatti bocciato con 188 voti contrari e 187 favorevoli.

Per la presidente del Consiglio si tratta di una sconfitta politica significativa, la seconda nel giro di pochi mesi dopo quella incassata con il referendum. Questa volta, però, il risultato assume un significato differente, in quanto mette in evidenza le divisioni interne al centrodestra e dimostra che la maggioranza parlamentare potrebbe essere meno compatta di quanto apparso finora.

La bocciatura dell’emendamento ha inevitabilmente alimentato interrogativi sul futuro dell’esecutivo. In molti si sono chiesti se una sconfitta così netta possa provocare la caduta del governo o persino aprire la strada alle elezioni anticipate.

Dal punto di vista istituzionale, tuttavia, non esiste alcun automatismo. Il governo Meloni non è stato formalmente sfiduciato, perché il voto non riguardava una mozione di fiducia né un provvedimento sul quale l’esecutivo avesse posto la questione di fiducia. Una maggioranza può quindi essere battuta su un emendamento senza che il presidente del Consiglio sia obbligato a dimettersi.

Ciò non significa, però, che quanto accaduto possa essere liquidato come un semplice incidente parlamentare. Il voto ha mostrato che, nonostante le indicazioni ufficiali dei partiti del centrodestra, all’appello sono mancati diverse decine di consensi. Dietro lo scrutinio segreto potrebbero essersi nascosti numerosi franchi tiratori, segnale di un malcontento che ora Giorgia Meloni sarà chiamata a valutare e gestire.

La caduta del governo, almeno per il momento, non è quindi lo scenario più probabile. Ma quali conseguenze può avere questa sconfitta? E cosa succede adesso a Giorgia Meloni?

Facciamo chiarezza, spiegando anche ai meno esperti di politica e diritto costituzionale perché il voto della Camera, pur non essendo vincolante per la sopravvivenza dell’esecutivo, rappresenta un passaggio particolarmente delicato per il governo Meloni.

Cosa farà adesso Giorgia Meloni

La presidente del Consiglio era consapevole che quello delle preferenze fosse un tema particolarmente delicato. Anche per questo motivo aveva chiesto che la votazione avvenisse a scrutinio palese, così da costringere ogni parlamentare ad assumersi pubblicamente la responsabilità della propria scelta ed evitare che il voto segreto offrisse copertura ai franchi tiratori.

Nonostante l’irritazione per quanto accaduto, Giorgia Meloni non sembra però avere alcuna intenzione di aprire una crisi di governo, con l’obiettivo di arrivare alla conclusione naturale della legislatura (anche perché, almeno per il momento, i numeri della maggioranza sui provvedimenti decisivi non sembrano essere in discussione).

È vero che il centrodestra è stato battuto sull’emendamento molto caro al governo, ma è altrettanto vero che si trattava di una questione capace di incidere direttamente sul futuro politico dei singoli parlamentari. Il ritorno alle preferenze, infatti, renderebbe la rielezione maggiormente dipendente dal consenso personale ottenuto sul territorio, facendo venire meno le garanzie offerte dalle liste bloccate. Non si può quindi escludere che alcuni deputati della maggioranza abbiano votato contro per tutelare la propria posizione più che per mandare un messaggio politico.

Ciò non toglie che il risultato abbia un peso politico rilevante, soprattutto perché arrivato su una proposta sulla quale la stessa presidente del Consiglio aveva deciso di esporsi in prima persona.

Adesso Meloni potrebbe quindi scegliere una linea più prudente, evitando di trasformare ogni passaggio parlamentare in una prova personale della propria leadership. Era già accaduto in occasione del referendum: dopo la sconfitta sulle preferenze, questa cautela potrebbe diventare ancora più necessaria.

Cosa succede adesso alla legge elettorale

La bocciatura dell’emendamento sulle preferenze non comporta automaticamente l’affossamento della legge elettorale.

A essere stata respinta dalla Camera, infatti, è solamente la modifica con cui Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc proponevano di introdurre un sistema misto, con capilista bloccati e possibilità per gli elettori di esprimere fino a tre preferenze. Il resto della riforma può quindi proseguire il proprio percorso parlamentare, come confermato dal capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami.

Il testo, tuttavia, potrebbe essere modificato una volta arrivato al Senato. Il presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa, ha ricordato che il bicameralismo consente di intervenire anche in maniera “chirurgica” su quanto approvato dalla Camera. La maggioranza potrebbe quindi ripresentare l’emendamento sulle preferenze, con il vantaggio che al Senato, su questa materia, non sarebbe possibile ricorrere al voto segreto: ogni senatore sarebbe pertanto chiamato ad assumersi pubblicamente la responsabilità della propria scelta.

Qualora il Senato dovesse reintrodurre le preferenze o apportare altre modifiche, il provvedimento dovrebbe comunque tornare alla Camera per una nuova approvazione.

La riforma, dunque, non è ancora naufragata, ma il voto del 14 luglio ne ha reso il percorso molto più incerto.

Quando si torna a votare?

Concludiamo con un’ultima domanda: quando si tornerà a votare? La scadenza naturale della legislatura è prevista per l’autunno del 2027, ma da settimane circola l’ipotesi che Giorgia Meloni possa scegliere di anticipare di qualche mese il ritorno alle urne.

Lo scenario maggiormente discusso è quello di un voto nella primavera del 2027, con aprile indicato da alcuni retroscena come il periodo più favorevole.

Quanto accaduto alla Camera sulla legge elettorale non sembra invece rendere più probabile un voto già nell’ottobre del 2026. La sconfitta della maggioranza è politicamente rilevante, ma non ha fatto venire meno i numeri che sostengono il governo e i partiti del centrodestra hanno confermato l’intenzione di proseguire sia con la legislatura sia con la riforma elettorale.

Un’accelerazione così brusca obbligherebbe inoltre la maggioranza ad affrontare una campagna elettorale quasi immediata, in buona parte durante l’estate, senza aver prima approvato la nuova legge elettorale.

Al momento, quindi, lo scenario più plausibile resta quello di elezioni nel 2027, da anticipare eventualmente alla primavera per evitare di arrivare alla scadenza naturale con il rischio di sovrapporre la formazione del nuovo governo alla delicata sessione di Bilancio.