Cosa accadrà al prezzo del rame dopo la vittoria di Trump?

Redazione Money Premium

28 Novembre 2024 - 06:37

Gli investitori sperano in un cambio di approccio da parte dell’amministrazione statunitense, nella speranza che possa innescare una reazione espansiva da parte della Cina.

Cosa accadrà al prezzo del rame dopo la vittoria di Trump?

La vittoria di Donald Trump nelle recenti elezioni presidenziali statunitensi non ha scatenato la corsa al rialzo del rame che si era verificata nel 2016 dopo la sua prima elezione.

Allora, il rally del rame era stato innescato da un mercato fortemente esposto a posizioni corte, con i gestori di fondi costretti a riallineare rapidamente i propri investimenti. Tuttavia, quest’anno, il contesto economico e le posizioni sul mercato dei metalli si sono rivelati ben diversi.

Invece di essere trainata dall’esito elettorale statunitense, l’attenzione del mercato del rame si è concentrata sull’economia cinese. La Cina, infatti, continua a essere l’attore cruciale per il futuro della domanda di metalli, con la sua crescita economica e le misure di stimolo adottate dal governo per sostenere la propria economia. La recente riunione del Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo cinese (NPC) ha portato a un pacchetto da 1,4 trilioni di dollari per alleggerire i debiti dei governi locali. Tuttavia, questa misura è stata percepita come insufficiente dagli investitori, che speravano in un intervento più incisivo.

Il rame ha vissuto una settimana di oscillazioni. Le incertezze legate all’esito delle elezioni statunitensi e alla risposta cinese si sono riflesse sul prezzo del metallo: il rame ha infatti registrato una flessione del 4,1% sul London Metal Exchange (LME) a seguito del rafforzamento del dollaro, per poi recuperare gran parte delle perdite il giorno successivo. I trader hanno scommesso che la minaccia di Trump di nuovi dazi sulle esportazioni cinesi avrebbe spinto il governo cinese a incrementare gli stimoli economici.

L’annuncio della ristrutturazione del debito, tuttavia, ha deluso le aspettative del mercato, provocando una nuova ondata di vendite.

Diversamente dal 2016, i gestori di fondi si sono mostrati più cauti, mantenendo una posizione netta lunga di 20.714 contratti sul rame alla chiusura del 5 novembre, un calo significativo rispetto ai 41.127 contratti di inizio ottobre. La prudenza riflette l’incertezza sulle prospettive economiche globali e la crescente attenzione verso la Cina, che continua a rappresentare il principale motore della domanda di rame e metalli.

La minaccia di nuovi dazi sulle merci cinesi, promessa dal programma di Trump, potrebbe rivelarsi una lama a doppio taglio per il mercato. Da un lato, l’introduzione di dazi fino al 60% renderebbe più difficile l’export di metalli cinesi verso gli Stati Uniti, ma dall’altro potrebbe portare Pechino a intensificare i propri stimoli interni. Con la Cina già sotto pressione per una crescita rallentata, nuovi dazi potrebbero incentivare il governo cinese a rafforzare gli investimenti nelle infrastrutture.

L’incertezza sulle politiche commerciali tra Stati Uniti e Cina è aggravata da un quadro economico internazionale in cui la vulnerabilità della Cina si è accentuata rispetto a otto anni fa. La recente decisione della Cina di optare per una “pulizia del debito” piuttosto che per misure espansive ha evidenziato la cautela con cui Pechino sta gestendo i propri strumenti fiscali. Inoltre, ééla risposta degli Stati Uniti alle esportazioni di metalli cinesi si è già fatta sentire, con l’amministrazione Biden che ha triplicato i dazi su alluminio e acciaio cinesi e con il Canada che ha adottato una misura simile.

Questo scenario di incertezza influisce sulle prospettive di ripresa del mercato del rame. Gli investitori sperano in un cambio di approccio da parte dell’amministrazione statunitense, nella speranza che possa innescare una reazione espansiva da parte della Cina. Tuttavia, la scelta di Pechino di optare per la stabilità fiscale piuttosto che per misure aggressive potrebbe frenare le aspettative di rialzi significativi nel breve termine.

Nonostante le turbolenze politiche ed economiche, la domanda di rame continua a dipendere in modo cruciale dalla Cina, il principale consumatore mondiale di metalli. Il mercato del rame si trova quindi in una fase di attesa, in cui la direzione del metallo sarà probabilmente determinata da eventuali nuovi stimoli fiscali cinesi piuttosto che dall’esito delle elezioni statunitensi.

Nel frattempo, gli investitori e i gestori di fondi rimangono cauti, monitorando attentamente le mosse di Pechino e il possibile impatto delle politiche commerciali statunitensi sulla seconda economia mondiale.